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Tutti spiati gli inglesi

11 Dicembre 2000

Tutti spiati gli inglesi

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I servizi informativi britannici vogliono poter sorvegliare tutti i file e le email inviate o ricevute dai cittadini inglesi e conservare queste informazioni per sette anni.

È tutto in un documento di una ventina di pagine, redatto congiuntamente dalla polizia e dai servizi di spionaggio e contro-spionaggio britannici, indirizzato il 21 agosto scorso al ministro degli interni.

Venti pagine riccamente argomentate, per chiedere una legge che permetta di sorvegliare e registrare tutto il flusso di comunicazioni nel Regno Unito e di conservarle per sette anni.

La scoperta di questo dossier si deve al quotidiano The Observer che ne ha svelato l’esistenza pochi giorni fa.

Il testo assume un tono allarmistico per spiegare la necessità di tali misure che permetteranno di migliorare la sicurezza del paese e di facilitare il lavoro della giustizia e della polizia.

Infatti, fa l’esempio dell’attentato di Omagh, il più grave del conflitto nord-irlandese e spiega che “la sola prova disponibile per mettere in relazione i diversi sospetti è fornita dai dati d’uso dei loro portatili, che li localizzano in vicinanza dell’attentato”.

Spiega, di seguito, che sarebbe “disastroso per i servizi informativi” consultare questi dati per un breve periodo e chiede che siano disponibili immediatamente per 12 mesi e poi archiviati e conservati per i sei anni seguenti.

Gli autori di questo documento non ignorano le difficoltà che implicherebbe l’approvazione di una tale legge: perché chiedono che la legge sia coercitiva e obblighi con una “obbligazione statutaria” gli operatori telefonici a conservare i dati.

Ma sanno anche che conservare questi dati durante un periodo così lungo, potrebbe essere in contrasto con le normative europee. Ma decidono di soprassedere: “Il periodo di conservazione dovrà essere equilibrato tra il bisogno delle forze dell’ordine e gli obblighi europei”.

Il Consiglio europeo è già stato messo sull’avviso dell’esistenza di un simile documento e lamentele sarebbero già in cammino verso Strasburgo.
Ma preoccupa questa tendenza allo “spiare” proprio della Gran Bretagna, un paese “dove il diritto consuetudinario non protegge d’ufficio la vita privata, inserendo nella amministrazione britannica una cultura dell’investigazione”, come spiega The Observer.

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