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Tutti i perché del digitale terrestre

28 Dicembre 2006

Tutti i perché del digitale terrestre

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Ha senso investire con tanta determinazione nel Dtt, mentre Internet potrebbe diventare presto un’alternativa alla fruizione di video in casa e in movimento? Secondo gli addetti ai lavori non restano molti dubbi: se l’obiettivo più urgente è allargare il mercato, questa resta l’alternativa più rapida ed economica.

La più importante innovazione tecnologica della storia della televisione: nel novembre del 2001, l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni sembrava non avere dubbi sul valore della televisione digitale terrestre. Con la legge 66/2001, che solo pochi mesi prima aveva fissato lo spegnimento nazionale (o switch-off) delle trasmissioni analogiche per la fine del 2006 (obiettivo raggiunto proprio in questi giorni nei Paesi Bassi), il digitale terrestre rappresentava infatti la soluzione, la strada da percorrere nel più breve tempo possibile per realizzare quel «pluralismo esterno» che la Corte costituzionale ha sempre ricordato nelle sue molteplici sentenze sul tema del sistema televisivo. La scarsità di frequenze di trasmissione disponibili era stata, fino a quel momento, uno dei principali l’elementi caratterizzanti del sistema: il limite fisico alla compresenza di un certo numero di operatori in contemporanea su un’unica area fu la giustificazione del monopolio statale prima, e rappresentò in seguito la barriera tecnica all’entrata di nuovi editori, quando 14 anni di liberalizzazione non regolamentata avevano consegnato il sistema televisivo italiano a un sostanziale oligopolio. Fondato ormai su basi tecniche ed economiche.

Fra i vantaggi che la digitalizzazione porta con sé, è la multicanalità a interessare maggiormente il legislatore del 2001: fra una migliore qualità d’immagine e la possibilità di ricevere trasmissioni televisive in movimento, fra i contenuti interattivi e il minore inquinamento elettromagnetico delle trasmissioni, la possibilità di trasportare – nei 24 milioni di bit al secondo (o Mb/s) resi disponibili dalla digitalizzazione di ogni frequenza analogica – almeno cinque servizi televisivi di buona qualità sembra dissolvere in un colpo solo il limite tecnico che aveva per quasi cinquant’anni minato il sistema televisivo italiano, lasciando intravedere un futuro completamente diverso. Nel 2001, quindi, televisione digitale terrestre in Italia significa soprattutto moltiplicare le reti nazionali da 11 a oltre 50; vuol dire abbattere un muro tecnico che fino a quel momento era stato uno dei due baluardi (insieme alle risorse economiche disponibili nel sistema) che avevano tolto la possibilità ad altri operatori di entrare sul mercato.

Ma nello stesso momento in cui venivano messe in atto strategie, nemmeno troppo incisive a dire la verità, che portassero i telespettatori italiani al traguardo dello switch-off, il provider inglese Be Unlimited lanciava nel settembre del 2005 la prima offerta di Adsl2+: per 24 sterline al mese era in grado di fornire una connessione che consentisse di ricevere per la prima volta dati dalla rete Internet alla velocità (teorica) di 24Mb/s sul normale cavo telefonico. Una banda mai raggiunta prima con mezzi simili, pari a quella ottenuta dalla digitalizzazione di una frequenza televisiva terrestre. Nel panorama dei media cambia qualcosa, si apre un canale prima inesplorato, irrealizzabile se non con costose opere di scavo per sotterrare fibre ottiche: è possibile pensare di fare la televisione attraverso la rete Internet. E si assiste alle prime, euforiche e rivoluzionarie dichiarazioni in questo senso: Wind-Libero esprime ad esempio l’interesse del gruppo nel fornire un servizio televisivo su rete IP (o IP-Tv). Con una connessione alla Rete garantita fra i 4 ed i 6 Mb/s, ed un decoder da collegare al modem Adsl ed al televisore, si renderebbero disponibili all’utente ben 150 canali divisi in tre aree. Analoghe dichiarazioni provengono dai provider Tiscali (con Tiscali Tv) e Telecom Italia (Alice Home Tv), mentre Fastweb, la società che ha cablato in fibra ottica la città di Milano e fornisce connettività ad altre città italiane, è già partita dal 2001 con un servizio di IP-Tv: canali tradizionali, tematici, internazionali, video on demand e servizi di videoregistrazione remota ai quali si può accedere collegando al proprio televisore una VideoStation, uno speciale decoder fornito a noleggio.

Gli operatori che fino a pochi anni prima garantivano il semplice collegamento alla rete telefonica o a Internet, possono puntare ora a diventare triple player, fornendo al tempo stesso telefono, Internet e Tv. Ma le innovazioni non si fermano qui: il 14 maggio del 2006, l’operatore di telefonia mobile 3 Italia comincia ufficialmente a sperimentare, in previsione dell’imminente campionato mondiale di calcio, un servizio di trasmissioni televisive dirette a terminali mobili: con l’acquisto di un apposito tvfonino – un telefono di ultima generazione che comprende, oltre a videocamera e fotocamera, anche uno schermo a colori orientabile ed un sintonizzatore per il segnale Dvb-H – è possibile ricevere le trasmissioni di RaiUno, Canale5, Sky TG24 e del canale La3Live. Con il tvfonino, il consumo di televisione si slega per la prima volta in Italia dall’apparecchio televisivo, consegnando all’utente un terminale che incorpora telefono, accesso a Internet e televisione. E, in ultima, l’operatore satellitare Sky Italia, che nel settembre 2006 ha raggiunto i 3.830.000 abbonati e stima la propria platea televisiva in 13 milioni di telespettatori, lancia il 20 aprile 2006 la nuova offerta Sky HD: quattro (per ora) canali di sport, cinema e documentari, trasmessi con una risoluzione quattro volte più grande del normale segnale televisivo e che promettono un’esperienza di visione completamente rivoluzionaria.

Tv su Internet, triple player, tvfonini, tv ad alta definizione: è ancora possibile parlare di televisione, del nostro buon vecchio apparecchio di vetro e compensato collegato all’antenna sul tetto? O dovremmo forse dire televisioni? La digitalizzazione delle immagini televisive ha aperto la possibilità di trasportare i canali televisivi su nuovi mezzi che prima sarebbero risultati incompatibili; i programmi possono ora arrivare a centinaia sul nostro televisore tramite il satellite od il cavo telefonico, promettendo di volta in volta immagini ad alta definizione, una scelta di canali estesa enormemente accresciuta, la ricezione di programmi a richiesta e un’interattività finalmente aperta. O possono addirittura saltare il percorso, prima obbligato, dello schermo domestico, per arrivare a essere visualizzati direttamente sul telefonino che portiamo sempre con noi, per un consumo che si promette personale e personalizzato.

Negli stessi anni in cui il legislatore pensava di aver individuato nella piattaforma digitale terrestre la soluzione all’annoso problema della scarsità di frequenze come barriera all’entrata di nuovi operatori nel sistema televisivo italiano, il mercato e l’innovazione tecnologica trovavano la strada della moltiplicazione delle piattaforme di distribuzione per proporre a loro volta una nuova offerta televisiva. Che avrebbe innovato il come il segnale arriva all’utente, il cosa quel segnale avrebbe contenuto, il quando fruire del programma, ed il dove. Quale futuro quindi per la televisione del futuro? Quale posto occuperà la tv digitale terrestre in un contesto caratterizzato dalla moltiplicazione delle piattaforme alternative disponibili ?

Gli elementi strutturali a favore della piattaforma digitale terrestre continuano a essere principalmente tre: la pressoché totale adozione dell’attuale sistema televisivo analogico, la quasi totale assenza di necessità di modifiche strutturali per la ricezione del segnale digitale, e la consolidata abitudine all’utilizzo del mezzo. Le percentuali di penetrazione delle piattaforme digitali televisive alternative, che solo nel numero degli abbonati alla pay-tv satellitare si avvicinano alla quantità di decoder attualmente distribuiti per il Dtt, lasciano al 96% di adozione dell’attuale televisione via etere (recentemente stimato da una ricerca Piepoli-Cnipa) il ruolo principe di strumento di intrattenimento audiovisivo di flusso per un periodo di tempo ancora ragionevolmente lungo. E la televisione digitale terrestre, in quanto evoluzione di quella analogica realizzabile con il solo acquisto di un decoder, si candida come strumento di naturale sostituzione.

Di fronte al moltiplicarsi delle possibilità, talvolta tanto allettanti quanto ancora futuristiche e strutturalmente lontane da una reale adozione di massa (o dalle effettive possibilità infrastrutturali, come dimostrano i recenti problemi sulle connessioni Adsl), il Dtt ha il vantaggio di rappresentare, per copertura di segnale, standardizzazione degli apparati domestici e stabilità di sistema, una realtà, già disponibile oggi. E di poter portare, nella totalità delle abitazioni italiane, tutti i vantaggi garantiti dalla digitalizzazione del mezzo televisivo. Seppur con una serie di obiezioni.

La televisione digitale terrestre è caratterizzata da una multicanalità ancora limitata? Vero, com’è vero anche che fino ad ora l’assenza di un sistema di regole certe non ha certamente attirato gli investitori che, come in un qualsiasi altro mercato guidato da ragionevolezza e ricerca del profitto, necessitano di situazioni il più possibile determinabili per poter sviluppare piani di crescita e strategie di ritorno dell’investimento a medio termine.

La tv digitale terrestre consente un’interattività che non può essere propriamente definita tale? Vero, ma ad oggi l’interattività sul Dtt è realizzata con uno standard (l’Mhp) aperto ed in evoluzione. E i decoder stessi, partendo da una serie di funzionalità base garantite e standardizzate, sono costruiti e distribuiti da realtà che, operando in un mercato orizzontale e concorrenziale, puntano a realizzare differenziazioni ed a generare nicchie di mercato. I primi prototipi di set-top box che incorporano al loro interno un’interfaccia di rete per potersi collegare al modem Adsl domestico lasciano prefigurare la possibilità di realizzare, anche sulla tv digitale terrestre, applicazioni caratterizzate da un elevato grado di interattività.

Un’accresciuta qualità dell’immagine non è ancora realtà? Se l’alta definizione sul digitale terrestre in Italia è ancora una realtà sperimentale e non commerciale, è vero che la Francia insegna che ancora una volta un mercato ha bisogno di regole certe per evolvere verso nuove forme di offerta che richiedono ingenti investimenti da parte di tutta la filiera, dai produttori di contenuti ai broadcaster, dai costruttori di decoder agli utenti finali.

La rottura della sequenzialità dei palinsesti non è ancora realizzabile sul DTT? Se ad oggi le trasmissioni digitali terrestri sono lontane quanto quelle analogiche dal consentire agli utenti di poter realizzare un proprio palinsesto e dalla possibilità di scegliere liberamente i propri contenuti fra la massa di quelli disponibili in Rete, è vero che la ricezione di un segnale digitale consente la realizzazione di apparecchi Pvr (Personal Video Recorder) che conservino i programmi nella memoria del proprio hard disk e li presentino all’utente sotto forma di una libreria personalizzata. Ed i Pvr per il Dtt sugli scaffali dall’inizio del mese di dicembre 2006 testimoniano quanto questa possibilità tecnica stia diventando una realtà già adesso.

La tv digitale terrestre può con questi presupposti diventare lo strumento che abiliterà la totalità della popolazione televisiva a fruire almeno di un livello base della multicanalità, dell’interattività, della migliore qualità dell’immagine e della rottura della sequenzialità permessa dalla digitalizzazione del mezzo televisivo. La distribuzione di decoder e, ancora più efficacemente, l’adozione di sintonizzatori digitali in tutti i televisori di nuova costruzione, può dar vita ad una piattaforma televisiva multicanale digitale di base, universale e di semplice utilizzo, caratterizzata soprattutto da una ragionevole possibilità di completa adozione entro una data prefissata se accompagnata al traguardo da una strategia strutturata e consapevole.

Senza che, per questo motivo, non sia lasciata libera all’utente l’adozione di altre piattaforme digitali, caratterizzate da evoluzioni più flessibili e da specificità dettate dalle rispettive caratteristiche tecniche su cui si fondano: la multicanalità spinta e internazionale per il satellite, l’interattività aperta, la rottura della sequenzialità e la potenziale apertura ai contenuti generati dagli utenti per la televisione via internet, la portabilità e l’utilizzo strettamente personale alla tv sui telefoni mobili. Possibilità disponibili sul mercato per chi ne abbia necessità, capacità di utilizzo o sufficiente disponibilità economica.

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