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Tutelare il futuro del software libero

17 Novembre 2003

Tutelare il futuro del software libero

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RMS interviene sulle confusioni generate dalla battaglia SCO-IBM e sul rapporto tra software libero e scuola

Sempre importanti le riflessioni di Richard Stallman (oltre che ben gradite). Nei giorni scorsi il fondatore della Free Software Foundation è intervenuto su due temi, tra loro diversi ma puntati a un unico obiettivo: il futuro del software libero. Un futuro che va certamente difeso e affermato in ogni possibile contesto. Sia per le pericolose confusioni a seguito della saga giudiziaria lanciata da SCO sia per certe ‘disattenzioni’ civico-didattiche in ambiti cruciali quali la scuola.

Nel primo caso, la notizia è della scorsa settimana: SCO ha formalizzato la richiesta di apparizione in aula sia per Linus Torvalds che per Richard Stallman. Entrambi target per così dire naturali della notoria denuncia contro IBM, e per estensione contro gli utenti di GNU/Linux. Nello specifico, non va dimenticato che SCO ha anche messo in discussione la validità legale della GNU General Public License creata nel 1989 da Stallman, licenza sotto la quale viene distribuito GNU/Linux al pari di molti altri programmi di software libero e/o open source.

Mentre Torvalds, ricevuta la notifica giudiziaria, è corso a preparare la propria difesa (con avvocati a spese dell’azienda, Open Source Development Lab), Stallman rimane in attesa dei dettagli formali. Ribadendo intanto con forza l’assoluta estraneità della Free Software Foundation con la diatriba giudiziaria in corso. Questa la sua spiegazione: “SCO ha denunciato IBM per violazione di contratto. Noi non conosciamo neppure i termini di tale contratto. Rispetto alle possibili risoluzioni della denuncia, la Free Software Foundation `e assolutamente non coinvolta.” Infatti non `e il sistema operativo GNU/Linux obiettivo della querela legale, quanto piuttosto il solo kernel Linux. Ma la questione va facendosi a dir poco contorta. Aggiunge ancora Stallman: “Sono preoccupato dalla confusione a lungo termine creata dai riferimenti alla nostra versione GNU come ‘Linux’ e dall’associazione del nostro lavoro sul software libero con l’open source. Queste confusioni non fanno altro che allontanare gli utenti dalla questione di base: la libertà. Al confronto gli eventi relativi a SCO appaiono transitori e quasi stupidi.”

Rispetto alle prospettive future, quindi, acquista maggior rilevanza un recente articolo dello stesso Stallman su una questione sempre calda, il rapporto tra software libero e l’istituzione scolastica. Il saggio, breve ma limpido, insiste particolarmente sui motivi etico-sociali che dovrebbero portare ogni scuola all’uso esclusivo del software libero. Eccone di seguito alcuni passaggi significativi:

“…il software libero consente alle scuole di risparmiare. Anche nei paesi più ricchi, le scuole sono a corto di denaro. Il software libero offre agli istituti scolastici, come ad ogni altro utente, la libertà di copiare e ridistribuire il software, di conseguenza il sistema didattico può farne copie per tutti i computer di tutte le scuole. Nei paesi poveri, ciò può contribuire a colmare il divario digitale.”

“La scuola dovrebbe insegnare a chi studia stili di vita in grado di portare beneficio all’intera società. Dovrebbe promuovere l’uso del software libero così come promuove il riciclaggio. Se la scuola insegna l’uso del software libero, gli studenti continueranno ad usarlo anche dopo aver conseguito il diploma. Ciò aiuterà la società nel suo insieme ad evitare di essere dominata (e imbrogliata) dalle megacorporation. Tali corporation offrono alle scuole dei campioni gratuiti per lo stesso motivo per cui le aziende produttrici di tabacco distribuiscono sigarette gratis: creare dipendenza nei giovani. Una volta cresciuti e diplomati, queste aziende non offriranno più alcuno sconto agli studenti.”

“Missione fondamentale della scuola `e quella di insegnare a essere cittadini coscienziosi e buoni vicini — a collaborare con altri che hanno bisogno di aiuto. In campo informatico ciò significa insegnare la condivisione del software. Soprattutto le scuole elementari dovrebbero dire ai ragazzi, ‘Se porti a scuola del software devi dividerlo con gli altri bambini.’ Naturalmente la scuola deve praticare quanto predica: agli studenti dovrebbe essere consentito copiare, portare a casa e ridistribuire ulteriormente tutto il software installato all’interno dell’istituto.”

“Insegnare a chi studia l’uso del software libero, e a far parte della comunità del software libero, è una lezione di educazione civica sul campo. Ciò insegna inoltre il modello del servizio pubblico anziché quello dei potentati industriali. Il software libero dovrebbe essere usato in scuole di ogni grado e livello.”

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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