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Turisti a Venezia: dal 2003 al 1271, passeggiare con Marco Polo

26 Novembre 2003

Turisti a Venezia: dal 2003 al 1271, passeggiare con Marco Polo

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Era l'anno 1271. Marco aveva compiuto 17 anni e aveva ascoltato i racconti del padre Nicola e dello zio Matteo, tornati dal Catai nel 1269. Il papa Gregorio X, appena salito al soglio pontificio, chiese ai Polo di tornare nel Catai per portare lettere e doni al Kublai Khan per iniziare una opera di evangelizzazione

Marco aveva l’opportunità, dopo aver ascoltato i racconti del padre e dello zio ed essersi innamorato dell’idea del viaggio, di iniziare un’avventura che sarebbe stata indimenticabile. Partì come un turista di oggi, con la voglia di conoscere nuovi luoghi e nuovi paesi. Imparò diverse lingue, comprò ricordini…e al ritorno raccontò, pur senza essere molto creduto quanto aveva visto. Venne imprigionato a Genova dopo uno scontro tra Venezia e Genova ed ebbe la fortuna di trovarsi nella stessa cella di un cantastorie pisano, Rustichello, scrittore di romanzi a cui iniziò a dettare il suo diario di viaggio…

“Signori imperadori, re e duci e tutte altre genti che volete sapere le diverse generazioni delle genti e le diversità delle regioni del mondo, leggete questo libro dove le troverrete tutte le grandissime maraviglie e gran diversitadi delle genti d’Erminia, di Persia e di Tarteria, d’India e di molte altre province. E questo vi conterà il libro ordinatamente siccome messere Marco Polo, savio e nobile cittadino di Vinegia, le conta in questo libro e egli medesimo le vide. Ma ancora v’à di quelle cose le quali elli non vide, ma udille da persone degne di fede, e però le cose vedute dirà di veduta e l’altre per udita, acciò che ‘l nostro libro sia veritieri e sanza niuna menzogna.”

In Marco Polo troviamo un antesignano di tutti noi. Come lui anche noi, a volte, sogniamo di fare viaggi in paesi lontani, quando sentiamo delle persone raccontarci cosa hanno visto; come lui pianifichiamo il viaggio e quando poi “ci siamo” scopriamo cose che non avremmo immaginato, abbiamo difficoltà a comunicare con i locali, vorremmo portare a casa molte cose a ricordo di quando abbiamo visto e fatto. Poi, una volta arrivati a casa, raccontiamo quello che abbiamo visto e sentito, aiutandoci con immagini e filmati, cercando comunque di trasferire le emozioni a chi ci sta intorno e spesso ripromettendoci di “tornare” in quei posti e con quelle persone che abbiamo conosciuto.

I mezzi di trasporto, i sistemi di comunicazione, consentono oggi di viaggiare con facilità. Eppure solo cento anni fa la maggior parte della popolazione non si era allontanata per più di 30 chilometri dal punto in cui era nata.

Proviamo allora a ripercorrere in parte il viaggio di Marco con le tecnologie di oggi.

Sognando il Catai…

Ne abbiamo sentito parlare da amici come “Cina” e lo ricordiamo come nome dai libri di scuola. La Grande Muraglia fa parte delle leggende viventi, compresa quella -falsa- che sia visibile dalla Luna. Se Marco aveva avuto alcune informazioni dai racconti del padre e dello zio nel nostro caso possiamo aggiungere facilmente, a quelle degli amici, moltissime informazioni sulla Cina andando a cercare su Internet. Chiedendo a Google, in italiano, fotografie della Cina ne troviamo 5600, 8700 facendo la domanda in francese, in inglese 539.000! Se cerchiamo testi relativi a viaggi in Cina abbiamo una valanga di risposte: 284.000 in italiano, 10.700.000 in inglese…

Non solo. È possibile andare a guardare album di fotografie di persone che sono state in Cina e che hanno preso appunti fotografici del loro viaggio pubblicandolo poi su Internet. Questi “album” sono in qualche misura ancora più interessanti delle informazioni fornite da agenzie viaggio, organizzazioni turistiche locali, alberghi… in quanto rappresentano le esperienze e sensazioni “vissute” dalla stessa parte in cui ci troveremo noi.

Possiamo anche vedere quello che sta succedendo in questo momento in moltissimi posti, sfruttando le centinaia di migliaia di webcam cui si può accedere da Internet. Alcune di queste webcam sono posizionate e gestite da aziende, enti turistici, alberghi. Molte, moltissime, sono state messe da privati. Il numero di queste webcam è destinato ad aumentare anche sotto la spinta di timori per la sicurezza. A Manchester, ad esempio, sono già state collegate moltissime telecamere che coprono gran parte della zona centrale della città ed il progetto è di estendere ulteriormente la copertura. Nel tempo le riprese fornite da queste telecamere potranno essere fruite da chiunque. Non solo. In prospettiva possiamo immaginare che alcune persone (migliaia e migliaia…) aprano l’accesso alle riprese che stanno facendo con la loro videocamera in un certo istante a chiunque voglia collegarsi. La telecamera è collegata via radio (in WiFi) ad internet e da questo punto la ripresa può diventare accessibile a chiunque. Ad Adelaide, in Australia, è disponibile una connettività WiFi che copre gran parte della città e che potrebbe essere utilizzata anche per questo scopo. Ma quanti sono quelli che fanno filmini amatoriali? È stato calcolato1 che nei soli Stati Uniti la quantità di film amatoriali fatti nell’anno 2000 è stata doppia rispetto ai programmi sviluppati per la televisione (300 PB, milioni di miliardi di byte, rispetto a 150 PB prodotti per i circuiti televisivi). La stima parla di un raddoppio di queste quantità di informazioni ogni 2 anni per i prossimi 15 anni.

Sono anche stati fatti dei tentativi di offrire servizi di ripresa su domanda. Un tassista di New York aveva aperto un servizio nel 2001 tramite cui via internet lo si poteva contattare chiedendogli di andare in un certo punto di NY a fare riprese trasmettendole su internet al richiedente. A Venezia sono state fatte sperimentazioni per trasmettere riprese a architetti a Boston che seguivano i lavori del nuovo aeroporto, ed anche per far vedere a studenti della facoltà di archeologia i lavori in corso in Siria permettendo loro di essere partecipi di quanto stava accadendo.

Tornando al nostro “Catai” potremmo collegare la nostra televisione ad una webcam (o magari su diverse facendole ruotare sullo schermo) in un posto che pensiamo possa interessarci e vedere ogni tanto che cosa succede. Sicuramente più efficace di quanto potesse fare il nostro Marco per immaginarsi i posti che forse avrebbe visto.

Pianifichiamo il viaggio…

Il quale Marco (in realtà suo padre e suo zio) avendo deciso di andare nel Catai iniziò la preparazione. Cosa non banale visto che esistevano due viaggi (all’anno) in partenza da Venezia per l’Asia minore, il punto di partenza vero e proprio verso il Catai. Non era neppure possibile sapere da quel punto in poi quale fosse la strada migliore (non tanto quella più rapida in quanto a quei tempi..il tempo non era un fattore di rilievo, quanto quella più sicura). Occorreva attendere di arrivare in Asia Minore per chiedere informazioni a vari mercanti arrivati con le carovane dall’oriente e decidere i prossimi passi.

Oggi la situazione è ben diversa. Ci si può rivolgere ad una agenzia viaggi, si può andare su internet su uno dei tanti siti tramite cui è possibile cercare le proposte di viaggio prenotando alberghi, voli, auto, escursioni…compreso il menù e per alcune linee aeree il film che vogliamo vedere.

In futuro potremmo delegare questo tipo di ricerche ad un nostro assistente, un agente software che conoscendo le nostre preferenze, le disponibilità di tempo, che cosa abbiamo già visto…può esaminare le diverse proposte e presentarci quelle che probabilmente possono soddisfarci di più.

Esistono dei siti in cui è possibile indicare quanto siamo disposti a pagare per avere un passaggio (in aereo, in auto…), altri che propongono offerte dell’ultima ora personalizzate sulla base di interessi che abbiamo fornito…

Oltre a preparare…il viaggio occorre anche preparare la valigia. Alcune linee aeree stanno preparandosi ad offrire ai loro passeggeri la possibilità di portarsi a bordo i loro…bit. Un lungo viaggio aereo fino a Pechino? Approfittiamone per vedere sullo schermo del nostro posto alcuni filmati sui posti che visiteremo, sfogliare qualche guida, leggere degli appunti che abbiamo preso negli ultimi mesi. Il tutto automaticamente trasferito sul computer di bordo dell’aereo da un insieme di programmi che sono andati a raccogliere le informazioni dal nostro computer di casa, da quello di amici, da quello dell’ufficio, in base alle indicazioni che abbiamo fornito.

Occorre, però, anche pensare alla casa e alle cose che lasciamo…a casa. Una delle preoccupazioni che Marco non aveva perché a quei tempi non era possibile fare alcunché, quindi tanto valeva non preoccuparsi. Il suo viaggio sarebbe durato molto (anche se non immaginava certo che sarebbero passati 16 anni prima del suo ritorno a casa) e non ci sarebbe stato modo di tenersi in contatto con chi restava a casa.

Per noi che, invece, viviamo in un mondo in cui la comunicazione è istantanea, il lasciare la casa e quanto questo comporta costituisce una preoccupazione. Preoccupazione che la tecnologia in qualche modo permette di gestire. Il gatto, ad esempio, può essere munito di un collare con un segnalatore che gli consente di entrare in casa tramite una porticina che si apre solo per lui e di accedere alla dispensa. Se siamo veramente ansiosi possiamo, anche dalla Cina, andare su internet e vedere il nostro gatto mentre mangia tramite una webcam che abbiamo in casa. E possiamo anche utilizzare i servizi di Wherify2 che ci farà vedere una mappa in cui viene evidenziata la posizione del gatto e i suoi spostamenti nelle ultime ore.

Sostituiamo il collarino con un orologio speciale e possiamo avere le stesse informazioni relativamente ai bimbi o al nonno lasciati a casa. Il computer di casa potrà ricordare le medicine al nonno, anche quando non ci siamo; se ci sono problemi saremo immediatamente avvisati…Resta ovviamente da vedere se tutto questo diminuirà le nostre preoccupazioni o se al contrario non ci renderà ancora più apprensivi.

Ma anche il nonno potrà seguire i nostri spostamenti. Ad esempio, il portafotografie elettronico (ne esistono ormai diversi in commercio) può essere collegato ad internet e mostrare le foto che via via scattiamo.

Insomma, restare in collegamento con quanto si lascia a casa non è più un problema in molti casi e lo sarà sempre meno in futuro. Anche in posti all’apparenza poco sviluppati si riesce a trovare un Internet Cafè. In Cambogia, il paese che ha la più bassa densità di linee telefoniche al mondo, sono stati attivati vari internet cafè. Alcuni, visto che non esiste la corrente elettrica, funzionano a pedali. Ci si siede di fronte al computer e si pedala per far girare la dinamo con cui alimentare il computer e il sistema di invio dati tramite satellite…

Certo, ne sono passati di anni da quando Marco aveva visto meraviglie come la carta e il carbone…

Passeggiare per il Catai…

Bene, finalmente ci siamo. Atterrati, ritiriamo le valigie dal nastro trasportare incrociando le dita che non siano andate perdute. La tecnologia sta facendo progressi anche in questo settore. Nel giro di pochi anni ogni valigia avrà un’etichetta elettronica (tag) che sarà associata alla carta di imbarco e quando saliamo in aereo tramite il sistema di bordo sapremo che la nostra valigia è stata caricata e ci sta seguendo. Non solo la valigia sarà etichettata. Lo saranno pure tutti gli oggetti che questa contiene ed anche queste informazioni saranno associate alla carta di imbarco. Diventerà più improbabile subire furti e sicuramente più semplice rintracciare gli oggetti.

La macchina a noleggio sarà la nostra macchina: sopra saranno stati “caricati” i bit relativi alle escursioni che abbiamo prenotato, le indicazioni su come raggiungere l’albergo, anche la nostra musica preferita…

In albergo la televisione potremo comandarla con il telefonino e quindi premendo “1” potremo vedere Rai 1, così come sul televisore di casa. Non è magia. La SIM contenuta nel telefonino diventerà il nostro pass partout, ovunque siamo, contenendo le nostre informazioni personali e permettendo di dialogare con l’ambiente circostante adattandolo alle nostre abitudini. Sarà tramite la SIM, ad esempio, che potremo verificare se un certo medicinale che siamo stati costretti a chiedere in una farmacia locale è analogo a quello che avremmo acquistato in Italia. Il telefonino leggerà la etichetta elettronica associata al medicinale, aggiungerà le informazioni sulle medicine che prendiamo e invierà il tutto ad un centro servizi che provvederà a dare la conferma con un SMS. Il tutto senza doversi ricordare ne il nome delle medicine ne il numero di telefono da chiamare.

Siamo venuti in Catai e come ogni turista doc avremo con noi la macchina fotografica, digitale ovviamente. Nel prossimo futuro la nostra macchina fotografica3 sarà anche collegata alla rete di telecomunicazioni e sarà quindi possibile inviare, ma anche ricevere, fotografie ed altri tipi di informazioni. Il telefonino possiamo già averlo con una macchina fotografica integrata. Oggi queste sono a bassa risoluzione (max 1 Mpixel) ma nel giro di qualche anno potremo avere disponibili telefonini in grado di fare delle “belle foto”.

Oggi è possibile scattare una foto con un telefonino e mandarla ad un altro tramite MMS. È anche possibile scattare una foto e farla recapitare via posta. TIM ha attivato questo servizio trasformando (in prospettiva) il business delle cartoline. La fotografia viene stampata vicino a chi la dovrà ricevere consentendo alla cartolina, finalmente, di arrivare prima di noi.

La macchina fotografica digitale permette non solo di fare fotografie (o filmati) ma anche di annotarle con la nostra voce e di aggregare su di una foto varie altre foto e informazioni. Diventa in pratica possibile creare una vera e propria scenografia registrando e collegando tra loro moltissime immagini. Microsoft ha un progetto di ricerca (Photostory) che dovrebbe consentire di legare commenti (immagini, testi, voce) a punti specifici della foto. Non sarà più un problema ricordarsi i nomi delle varie persone in una bella foto ricordo di gruppo fatta in una certa escursione. Non solo: potremo appena scattata la foto legare gli indirizzi di e-mail di ciascuna persona che abbiamo fotografato catturandoli magari direttamente dal loro PDA e associandoli alla loro faccia nella foto.

Una carta di memoria di ultimo grido oggi contiene 6GB. Se vogliamo catturare immagini da rivedere poi sul televisore di casa questo tipo di carta consente di contenere oltre 45.000 fotografie. Ce n’è abbastanza per uccidere di noia qualunque amico quando lo intrappoleremo in casa per raccontargli del nostro viaggio.

Anche se fossimo interessati a scattare foto in alta definizione, per fare delle belle stampe di 30 per 40 cm, con 6 GB possiamo memorizzare oltre 2.500 fotografie.

Se vi trovaste ancora un po’ stretti entro due-tre anni queste schede di memoria arriveranno ad oltre 100 GB.

La macchina fotografica può anche essere anche utilizzata per portarsi dietro informazioni. Ad esempio arrivati a Pechino potremmo fotografare la mappa della metropolitana in modo da averla sempre con noi. Con la funzione di zoom possiamo vederla con i dettagli che ci servono dallo schermo della macchina fotografica. In prospettiva potremo anche fare la stessa cosa con lo schermo del telefonino (occorre che questo abbia una macchina fotografica ad alta definizione).

Sarà ovviamente possibile anche ricevere informazioni ovunque ci si trovi. Queste informazioni possono essere non solo personalizzate (in italiano, mirate alle cose che ci interessano…) ma anche contestualizzate. Se ci troviamo nel cortile dell’armonia del palazzo celeste ci verranno fornite informazioni su quel posto, come se avessimo una guida personale al seguito. A questo scopo potrebbe essere utilizzato un telefonino usa e getta4 che magari ci hanno regalato (si fa per dire) in hotel insieme alle chiavi della stanza. L’idea qui è quella di disporre di un oggetto che ci accompagna nei nostri giri e che costituisce un cordone ombelicale con un fornitore di servizi locale. Anziché doversi ricordare un insieme di numeri di telefono, in caso di bisogno potremmo vederci consegnare un telefonino con alcuni tasti con vari simboli associati, ad esempio emergenze mediche, servizi turistici, trasporti…Inoltre un tasto potrebbe consentire di raggiungere un sito web personale che viene creato appositamente per il viaggio. Siamo sulla piazza Tien-An-Men e vorremmo ricordarci un po’ di storia per quando torniamo a casa. Basta premere il tasto e le informazioni vengono inserite nel nostro sito. Vogliamo memorizzare la ricetta dell’anatra laccata appena mangiata in un bel ristorante. Altra pressione del tasto seguita da un numero di codice del locale e del piatto ed ecco memorizzate le informazioni sul nostro sito. Abbiamo fatto una escursione in cui la guida ha raccontato cose interessanti e ci ha filmati? Il tutto può andare sul nostro sito.

A questo punto abbiamo a disposizione un interessante canale di comunicazione con chi è rimasto a casa. Basterà far loro sapere l’indirizzo del sito e questi potranno seguire quanto facciamo e vedere cosa abbiamo visto collegandosi ad internet.

Non solo. Il sito può essere utilizzato per comunicare con altre persone, che magari non conosciamo neppure, ma con cui ci farebbe piacere entrare in contatto, magari altri italiani che si trovano in qual momento a Kambalick5, per condividere esperienze o magari organizzare una escursione.

L’esperienza turistica diventa anche esperienza umana se si riesce ad entrare e capire la realtà locale. Questo richiede dei contatti anche intensi con le persone del posto, e qui ci troviamo di fronte alla barriera della lingua. Il parlare in inglese o francese non ci fa fare molta strada in Cina. In fondo perché i cinesi dovrebbero parlare una lingua diversa dal Mandrino, visto che è la più parlata al mondo?

Marco se ne rese conto subito e imparò il Mandarino. Impiegò quasi tre anni (imparò anche altre lingue), un tempo che noi non abbiamo.

Anche qui la tecnologia ci verrà sempre più in aiuto. I rozzi traduttori di oggi, poco più che dizionari portabili, lasceranno entro la fine di questa decade il posto a dei sistemi di traduzione in tempo reale che indosseremo. Saranno infatti i nostri vestiti ad inglobare microfoni, per catturare la voce del nostro interlocutore, e computer in grado di tradurla. IBM sta investendo in un progetto che dovrebbe consentire di avere un traduttore in simultanea di 28 linguaggi 6, italiano e mandarino inclusi.

Potremo sentire la voce con la traduzione generata dal computer tramite un auricolare radio nell’orecchio.

Potremo allo stesso tempo vedere immagini e testi tramite degli occhiali come quelli in figura che collegati anch’essi via radio permettono di sovrapporre a quanto vediamo altre immagini.

Un sistema di questo tipo, ad esempio, è stato sviluppato da una italiana7 che ha lavorato al Media Lab. Questo consente di passeggiare per le strade di Parigi e vedere in sovrapposizione scene di film girate nella strada in cui ci si trova. È un po’ come rivedere il film dall’interno. Aziende come Disney specializzate nel raccontare avvenimenti in modo accattivante potranno essere nostre compagne di viaggio. E se abbiamo con noi i figli ciascun componente del nucleo familiare potrà ascoltare e “vedere” una storia che si adatta la meglio ai suoi interessi. Il parco del palazzo d’inverno si popolerà di animali per gli occhi dei bambini e verranno loro raccontate le storie di come gli imperatori Ming erano attratti da certi tipi di piumaggio e di come allevavano certi animali, la moglie con interessi artistici sarà guidata ad apprezzare le immagini in rilievo sulle piastrellature dei templi che saranno state ricostruite virtualmente nel loro splendore originario8 mentre a noi, che siamo interessati a aspetti tecnici, ci verrà raccontato come sia stato possibile canalizzare l’acqua per formare il lago del parco e come questa sia stata anche utilizzata per far funzionare un orologio ad acqua che solo l’imperatore poteva vedere.

La personalizzazione dell’esperienza e la possibilità di effettuarla anche da remoto caratterizzeranno il turismo nella prossima decade.

Andare a Pechino e non andare a vedere e passeggiare sulla Grande Muraglia è impossibile. Chi ha provato potrà confermare che la cosa è più faticosa di quanto non si immagini. La Grande Muraglia segue le pendenze delle montagne e quindi il camminamento è molto ripido. Per alcuni diventa una fatica eccessiva e si limitano a guardarla da sotto, tra le bancarelle dei souvenirs. Al MIT9 hanno sviluppato un sistema che moltiplica per 10 le capacità fisiche di una persona. Diventa più facile camminare (ci si stanca meno) che non andare sulla bicicletta. Il sistema è formato da degli “arti” aggiunti che si affiancano alle gambe diminuendo la fatica. In alcune versioni consente anche di spiccare balzi di diversi metri. Per ora viene utilizzato per aiutare persone con difficoltà motorie o persone che non possono affaticarsi (ad esempio portatori di patologie cardiache). In prospettiva potrebbero essere usati anche per attività turistiche come ad esempio passeggiare sulla Grande Muraglia. Sono anche stati sperimentati in settori come l’alpinismo per fornire maggiori capacità di presa sugli appigli e quindi maggiore sicurezza.

Una esperienza che capita a molti quando si diventa turisti è che le cose che capitano attorno a noi sono così tante e spesso imprevedibili che non riusciamo a catturarle con la macchina fotografica. Le migliori foto che avresti fatto sono quelle che non hai fatto in tempo a fare o quelle in cui ti era già finita la pellicola, recita il manuale del fotografo. Per quanto riguarda la pellicola abbiamo visto che il problema è stato risolto con l’avvento del digitale10 e per quanto riguarda le foto che non abbiamo fatto in tempo a fare una azienda americana ha messo sul mercato un sistema composto da una microscopica videocamera che si può appiccicare sull’ala del berretto e da un computer che cattura tutto quello che noi vediamo. Quando vediamo qualcosa che ci piace basta premere un pulsante e vengono memorizzati gli ultimi trenta secondi di filmato. In questo modo possiamo “andare indietro” nel tempo e conservare i frammenti di esperienza che ci sono piaciuti.

A questo punto la nostra esperienza del Catai dovrebbe essere completa e possiamo tornare a casa, preceduti in parte dalle immagini che abbiamo raccolto e che abbiamo già condiviso con alcuni.

Tornati a casa…

È tempo di re-immergersi nelle attività usuali ma di quando in quando, in occasione della visita di amici o anche solo per ricordare, prendiamo in mano l’album delle fotografie e riandiamo con la memoria alle esperienze vissute.

È il momento in cui Marco racconta a Rustichello le sue avventure cercando puntigliosamente di mettere ordine tra i ricordi “acciò che ‘l nostro libro sia veritieri e sanza niuna menzogna“.

La tecnologia oggi rende possibile cose che il buon Marco non poteva forse neppure immaginarsi. Lui aveva fatto fare diversi disegni da alcuni pittori per immortalare certi paesaggi e certe scene ma la loro quantità era necessariamente limitata, sicuramente un’inezia rispetto alle cose viste negli oltre dieci anni passati presso il Kublai Kan.

Le fotografie sono un ricordo usuale, così come lo diverranno le fotografie multimediali, cioè con associato sonoro, voci, altre immagini e filmati. Inoltre ogni foto avrà la data e il posto in cui è stata scattata 11.

Le fotografie, però, sono in genere efficaci per far rivivere le emozioni a chi le ha già vissute mentre dicono molto meno a chi le guarda da osservatore estraneo.

Nuovi sistemi allo studio presso l’università Carnegie Mellon permettono di creare degli ambienti immersivi in cui diventa possibile rivivere emozioni in modo molto più spontaneo, soprattutto per chi non le ha già precedentemente sperimentate.

Il salotto nel futuro potrà essere trasformato, grazie a grandi schermi a parete, a emettitori di suoni e odori, in un posto all’altro capo del mondo. La temperatura diventa calda e umida se siamo a Hong Kong, fredda e secca se ci troviamo nelle steppe della Mongolia…Il coinvolgimento sensoriale è tale da trasportare la persona in un altro posto.

Alcune foto possono essere ancora da scattare. Il turista del futuro, secondo Negroponte, anziché scattare fotografie lascerà in giro centinaia di microscopiche macchine fotografiche e si collegherà poi da casa per vedere in quell’istante quanto si presenta all’obiettivo. Forse la visione è un po’ troppo futuribile e magari anche irrealizzabile per i problemi connessi (non il costo della macchina fotografica che tenderà a zero a fine prossima decade e neppure la possibilità di comunicare che sarà effettivamente presente ovunque; piuttosto per il problema del riciclaggio, della sovrapposizione di migliaia di questi aggeggi lasciati da milioni di turisti…). Tuttavia non è difficile immaginare dei servizi che una persona può acquistare durante una escursione, ad esempio un safari in cui non si è riusciti a vedere un certo animale, che permettano di lasciare una propria telecamera virtuale in un certo posto e poi accedere da casa qualche giorno dopo per provare a vedere quello che non si era visto o che si vuole rivedere.

Lo stesso vale per una rappresentazione teatrale o per una serie di incontri culturali. Si lascerà il proprio indirizzo di internet e pagando un certo “biglietto” si potrà continuare ad assistere da casa agli incontri e spettacoli che saranno organizzati dopo che saremo partiti. Nel futuro questo modo di mantenere i contatti si diffonderà notevolmente generando nuove opportunità di business e un nuovo modo di fruire della esperienza turistica. Questa infatti non si esaurisce nel viaggio ma anzi trova nel viaggio importanti stimoli per continuare ad essere turista, a tempo perso, anche negli anni successivi.

Si noti come queste possibilità controbilanciano quelle che avevo precedentemente esposte, cioè la possibilità di fruire di un certo posto e delle sue attrazione tramite una azienda non del posto (la Disney ad esempio) togliendo quindi uno spazio di business ai locali. In questa seconda prospettiva, invece, viene aperto ai locali un notevole spazio di business in quanto non solo si mantengono relazioni con chi è venuto nel proprio paese ma si ha la possibilità di veicolare tramite questo la propria offerta ad altre persone.

Una parte integrante di questa estensione della attività turistica è costituita dal mantenimento dei rapporti con persone locali o altri turisti incontrati per caso durante il viaggio.

Il sito web creato per il viaggio e popolato durante il viaggio può avere una funzione di aggregatore nel tempo di una vera e propria comunità che si riconosce in certe esperienze.

L’insieme delle relazioni stabilite durante il viaggio, le informazioni raccolte e quelle che si possono continuare a raccogliere12 possono essere utilizzate nei modi più diversi. Ad esempio per educare i figli, per stabilire relazioni commerciali…

Passeggiare a Venezia con Marco Polo

Fare i turisti in una città o in un paese o anche solo immaginare di andarci o ripercorrere le emozioni del viaggio insieme ad un personaggio che ci “ispira” può aggiungere molto al valore del viaggio stesso, sia quello reale sia quello immaginario.

Se siamo a Venezia perché non affidarci alla guida di Marco Polo?

Alcune delle tecnologie che ho presentato, come quella che consente di sovrapporre immagini create al computer con immagini reali o sistemi di comunicazione radio, possono in qualche modo ricreare la sensazione di avere come guida Marco Polo nella sua Vinegia, quella del 1271.

I palazzi di oggi potrebbero essere mascherati dal computer per ricreare per i nostri occhi le immagini dei palazzi come si suppone fossero all’epoca di Marco, persino le voci delle persone attorno a noi potrebbero essere tradotte dal computer nel vernacolo di allora.

Quello che manca ancora è la possibilità di interagire veramente con Marco, di parlargli del più e del meno. Tecnologie come quelle degli avatar sono sulla buona strada per consentire, tra la fine di questa decade e la prossima, di creare un personaggio virtuale che sia sufficientemente sofisticato da sembrare reale. A questo punto potremo veramente andare a passeggio per Vinegia con Marco Polo e stupirci nel sentire le nostre parole tradotte nel veneziano di allora, il che, per inciso, è anche un ottimo sistema per imparare le lingue.

Come sarà il futuro turista? Un uomo bionico con la possibilità di esplorare in lungo e in largo il posto in cui vuole andare prima ancora di esserci al punto di perdere l’interesse stesso del viaggio che è certamente anche imprevisto, novità, difficoltà di cui ridere (dopo)? Tutti elementi che suscitano emozioni e noi viviamo di emozioni.

Oppure sarà il turista di oggi che con un sospiro di sollievo butta via PDA, computer, telefonino e per almeno una settimana all’anno si permette di prendere le distanze dalla tecnologia?

Note

1 La stima è il risultato di una ricerca della Università di Berkely pubblicata nel 2001.

2 www.wherify.com una azienda che per ora fornisce questo tipo di servizi in USA.

3 Già oggi esistono alcuni modelli che offrono una connettività WiFi. Le carte di memoria compact flash possono includere anche la parte di comunicazione.

4 Telefonini di questo genere sono già disponibili. Costano intorno ai 20 euro e consentono di effettuare un’ora di comunicazione vocale. La loro autonomia se utilizzati per inviare o ricevere dati è di circa una settimana.

5 Pechino ai tempi di Marco Polo

6 Al mondo oggi esistono oltre 6.000 lingue. Tuttavia le 28 obiettivo del progetto IBM consentono di interagire in quasi tutto il mondo.

7 Flavia Sparacino. Attualmente è professoressa alla università di Palermo.

8 Purtroppo le maioliche sono state tutte mutilate durante la Rivoluzione Culturale

9 MIT: Massachusetts Institute of Technology

10 Ora il problema è che si sono esaurite le batterie…

11 Alcune machine fotografiche professionali utilizzano il GPS per imprimere le coordinate geografiche del luogo in cui viene scattata la foto.

12 Questo aspetto costituirà un forte vantaggio competitivo nella offerta turistica nella prossima decade. Il viaggio non si chiude con il ritorno ma rimane una esperienza aperta continuamente fruibile.

L'autore

  • Roberto Saracco
    Roberto Saracco inizia ad appassionarsi di tecnologia molto tempo fa. Formatosi come matematico e informatico è attualmente a capo della Industrial Doctoral School dell’Istituto Europeo dell’Innovazione e la Tecnologia, è presidente della Symbiotic Autonomous Systems Initiative promossa da IEEE-FDC. Ha diretto fino all’aprile del 2017 lo snodo italiano dell’EIT. In precedenza è stato, fino a dicembre 2010, direttore del Future Centre di Telecom Italia a Venezia, cercando di comprendere le interrelazioni tra evoluzione tecnologica, economia e società. È attualmente Senior Member dell’IEEE, dove dirige l’Industry Advisory Board all’interno del Future Directions Committee. Insegna all’Università di Trento. Roberto Saracco ha pubblicato oltre 100 articoli accademici in giornali e riviste specializzate.

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