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Tumulazioni ecologiche. E non

14 Novembre 2005

Tumulazioni ecologiche. E non

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Dovendo passare (il più tardi possibile) a miglior vita, preferireste trasformarvi in un rododendro o restare per sempre vicini alla squadra del cuore?

A pensarci su un minuto, è inevitabile giungere alla conclusione che le pratiche funerarie tradizionali sono poco ecologiche. Non possiamo negare che la natura, nel suo disegno originario, avesse altri piani per il reimpiego delle nostre spoglie.

Se anche noi forse non l’abbiamo mai fatto, c’è stato chi ci ha pensato. E ha trovato una soluzione armoniosamente alternativa.

Praticamente, una liofilizzazione…

Dopo ben sette anni di ricerca e sperimentazione, la biologa svedese Susanne Wiigh-Masak ha messo a punto un processo ad alta tecnologia che potrà dare un senso più cosmico alle esequie.

Il procedimento è simile alla cremazione, non fosse che ne è l’esatto opposto.

I cari resti vengono infatti surgelati attraverso l’immersione in un bagno d’azoto liquido, rendendo il corpo fragile come vetro. Sottoposto quindi a forti vibrazioni il corpo si polverizza; non resta che disidratarlo e separare le parti metalliche (otturazioni, protesi, pacemaker con relative batterie al plutonio…) per garantire una totale compatibilità ecologica. Terminato il processo (durata: 2 ore scarse) si confeziona il tutto in un’apposita urna biodegradabile prodotta con amido di mais.

A questo punto viene caldamente raccomandato di reintrodurre il tutto nel ciclo naturale, utilizzando i circa 20 kg di materiale nel proprio giardino, fertilizzando una pianta o un arbusto che in qualche modo reinserirà il caro estinto nella grande ruota della vita, fornendo inoltre un suggestivo argomento di conversazione con gli amici in visita (“…che belle rose che avete…” “Quella è la nonna, il gelsomino laggiù in fondo, invece, è lo zio Ernesto…”).

Un business promettente

L’idea, per la sua ecologicitá e per il positivo impatto sul problema della congestione cimiteriale, è stata presa molto sul serio dagli addetti ai lavori.

La dottoressa Wiigh-Masak ha quindi costituito Promessa AB – una società ad hoc per la commercializzazione del processo e la costruzione dei relativi impianti (attività che si affianca a quella della gestione di un suo fornito negozio di prodotti biologici).

Nel capitale sociale di Promessa è entrata, con una quota di controllo, Linde, multinazionale protagonista del mercato dei gas liquefatti. Partecipa inoltre, con una quota di minoranza, la Chiesa svedese, a dimostrazione del favore con cui é visto il processo da parte dell’ecclesia locale.

Sta per partire l’impianto pilota

Il favore è condiviso anche dalle autorità nazionali: lo stato svedese sta infatti modificando il proprio corpus giuridico per rendere perfettamente legale questo tipo di sepoltura.

La città di Jonkoping sarà la prima a costruire un impianto di polverizzazione, destinato a sostituire il suo obsoleto ed inquinante crematorio e ci si attende che la pratica si estenda in tempi relativamente brevi a molti altri centri urbani in Svezia e all’estero.

L’idea pur nelle sue fasi iniziali appare quindi promettente ed ha già stimolato la nascita di un indotto embrionale, ben simbolizzato dalla designer Linda Jaerned che ha già proposto alcuni modelli alternativi di contenitore; modelli che uniscono la praticità del compostaggio all’eleganza del design.

In alternativa, il tifo eterno

Se l’opzione ecologica non vi convince, potrete optare per una possibilità alternativa-sportiva, sempre che vada in porto il progetto dell’ufficio dei Servizi Funerari della Città di Barcellona.

Detto servizio è in trattative con il Football Club Barcelona per la realizzazione di 1000 cellette funerarie all’interno dello stadio del Camp Nou, tempio della fede blu-granata.

Tale iniziativa risponde a numerosissime richieste pervenute negli anni da parte dei tifosi del Barça, desiderosi di seguire da vicino la squadra del cuore anche dall’aldilà (questa volta sarebbe lo spettatore ad essere in trasferta. Cosmica).

Un’iniziativa popolare e che si annuncia tale anche nei prezzi: se il progetto va in porto, infatti, gli ambiti loculi saranno messi sul mercato allo stesso prezzo dei posti “standard” di un comune cimitero barcellonese.

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