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TripShake, la semantica in valigia

15 Dicembre 2008

TripShake, la semantica in valigia

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È appena uscito in fase alfa un concorrente italiano ai grandi siti internazionali pensati per chi desidera reperire informazioni e pianificare tutti gli aspetti legati a un viaggio. Antonio Bonanno, cofondatore della start-up con Giorgio Montersino, ci introduce alla visione tecnologica e alle mire commerciali

Antonio, che cos’è Tripshake e chi sono le persone che danno vita al progetto?

TripShake è un sito dedicato a chi sta pianificando il proprio viaggio e cerca informazioni precise, approfondite e affidabili. Si basa su un motore di domande e risposte per consentire di conoscere aspetti specifici del proprio viaggio con l’aiuto di altri utenti e professionisti, come agenti di viaggio o tour operator. Il team è composto da me e Giorgio Montersino, che siamo i co-fondatori, e da Alessio Re, che si occupa della parte tecnica. Lavoriamo in rete con eccellenze italiane come Sketchin, Ideato e Websushi.

Quali sono i principali scenari di utilizzo da parte degli utenti?

La nostra visione a riguardo è quella di un utente che arriva su TripShake con il desiderio di partire per una destinazione, ad esempio pensando a un viaggio avventuroso o romantico. Attraverso TripShake, utilizzando il motore di ricerca semantico che stiamo mettendo a punto e chiedendo direttamente a viaggiatori, locali e professionisti, l’utente può recuperare tutte le informazioni utili a compiere una scelta di acquisto consapevole e specialmente corrispondente alle proprie esigenze.

Da un punto di vista concettuale, che cosa differenzia Tripshake da strumenti di pianificazione dei viaggi più tradizionali come TripAdvisor?

La differenza fondamentale è che attraverso TripShake puoi pianificare l’intero viaggio. Rendiamo questo possibile anche utilizzando TripAdvisor e altri motori come fonte di informazioni utili al viaggiatore. Ad esempio, avendo stipulato accordi specifici con provider quali TripWolf e Outside.in, potremo utilizzarne i contenuti per formulare risposte più precise alle ricerche degli utenti. I viaggiatori possono però anche utilizzare le funzionalità di TripShake per ricevere consigli su tutti gli aspetti dell’esperienza, dal volo all’arrivo, fino alle attività sul posto. Un altro aspetto a cui guardiamo con molta attenzione è il coinvolgere i professionisti nel gioco: TripShake incoraggia agenti di viaggio e professionisti a prendere parte alla community, recuperando il loro ruolo di consulenti e fornitori di servizi personalizzati per venire incontro ai desideri del viaggiatore.

Quali spazi di interazione tra visitatori esistono in Tripshake?

In TripShake gli utenti possono interagire in modo diretto tramite un modello di community e in modo indiretto grazie alle soluzioni tecnologiche che stiamo studiando. In particolare saremo presto in grado di fare un matching tra viaggiatori in base ai loro gusti, passioni, stili di viaggio, destinazioni comuni, in modo da aumentare l’affidabilità delle informazioni e i vantaggi resi possibili tramite l’impiego di reti sociali.

Che cosa potrò trovare in Tripshake che non sia già disponibile magari in modo distribuito in rete?

Hai centrato esattamente il problema: distribuito. Quello che vogliamo riuscire a fare è inserire un passaggio nella pianificazione, grazie al quale l’utente sarà in grado di visualizzare e consultare in modo aggregato e centralizzato tutte le informazioni utili per pianificare il proprio viaggio, sfruttando appieno i benefici di una community di appassionati e specialisti di viaggi.

Proprio la community mi sembra un fattore centrale per il successo dell’iniziativa. In che modo vi state strutturando per crearla e coltivarla?

Punteremo essenzialmente su strategie virali per diffondere i contenuti della community su altre piattaforme (come Facebook), strategia che è già stata provata con successo da altri nostri competitor (TravelPod e lo stesso TripAdvisor). Cruciale in questo senso sono l’utilità dei contenuti e l’esperienza dell’utente nell’utilizzo dell’applicazione, puntando sull’aspetto ludico, o sull’arricchimento del suo profilo all’interno della rete sociale. A seconda del budget di marketing a disposizione nei prossimi round di finanziamento, pensiamo inoltre di studiare campagne di direct marketing o search engine marketing).

Focalizzandoci sul progetto imprenditoriale alle spalle del servizio online, quali sono le difficoltà che avete incontrato? Come avete reperito i fondi necessari per partire?

Le difficoltà principali sono state sicuramente dovute al reperimenti dei fondi necessari per la realizzazione non tanto del prodotto, su cui abbiamo strutturato una forte collaborazione con i nostri fornitori, quanto delle strategie di marketing che ci permettono di acquisire nuovi utenti. I primi fondi per costruire TripShake li abbiamo trovati presso un business angel con sede a Lugano, che ci ha guidato nella parte di fondazione della società e di business planning e che ora ci sta seguendo nel trovare il secondo round di finanziamento early stage.

In che modo e fra quanto tempo pensate di generare dei profitti dall’attività di Tripshake?

Il business model è basato sulla fornitura di servizi professionali alle aziende del settore turistico (agenzie di viaggio in primis) e sull’acquisto da parte degli utenti dei viaggi consigliati dal nostro motore di ricerca semantico. Un ruolo è giocato anche dall’advertising, legato in modo stretto a un sistema sofisticato di profilazione che consente di aumentare desiderabilità ed efficacia degli annunci. Ci aspettiamo di cominciare a generare metriche rilevanti già dalla fine del primo quarto del 2009.

In quali lingue sarà lanciato il servizio? Che impatti provoca sul motore semantico e sulla crescita della community la scelta delle nazioni da cui partire?

Cominceremo subito con l’inglese e l’italiano (inaugurato a gennaio). A seguire a fine 2009 lanceremo il servizio per il mercato in lingua spagnola. Per le tecnologie semantiche ci stiamo affidando all’esperienza di un ambiente internazionale come quello del Politecnico di Milano, che sta progettando il motore per essere localizzato nelle sensibilità linguistiche dei diversi paesi in cui lanceremo. Per l’efficacia del nostro servizio, sarà infatti certamente necessario calibrare il sistema in modo specifico per ogni mercato. L’evoluzione delle community dei diversi paesi sarà invece influenzata in primis dal modo di viaggiare di ogni paese: per fare un esempio veloce, in Italia, Spagna e Germania il ruolo dell’agenzia è ancora molto importante, con punte che superano il 60% in alcuni paesi. In mercati come il Regno Unito e Stati Uniti invece le agenzie e i servizi legati ai viaggi hanno compiuto uno spostamento più forte verso il canale internet e, grazie a questo, la familiarità con gli strumenti che offriamo sarà sicuramente maggiore.

Mi sembra di capire che la vostra attività sarà un po’ l’aggregatore tra servizi e attori diversi. C’è anche qualche servizio online o offline a cui Tripshake potrebbe dare fastidio?

Sì, vorremmo essere un aggregatore senza dimenticare il fattore community, che sarà sempre la colonna portante del servizio. L’aggregazione è utile soprattutto in fase di ricerca e servirà per raffinare le informazioni contenute nella community. Il bisogno a cui vogliamo rispondere è quello di un servizio personalizzato attraverso internet che invece oggi, per come sono strutturate le agenzie di viaggio online, tende a standardizzarsi esclusivamente sul fattore prezzo. Esistono ovviamente diversi servizi concorrenti che tuttavia tendono a focalizzarsi in modo più verticale su singoli aspetti della pianificazione del viaggio.

Dal punto di vista di realizzazione del servizio, su che tipo di tecnologie vi siete orientati e come avete deciso di supportare l’utente nell’esplorazione di un dominio così ampio e vivo come il mondo dei viaggi?

TripShake è sviluppato in Php su Symfony, grazie all’esperienza dei ragazzi di Ideato. Per il motore di ricerca e le sue derivazioni semantiche abbiamo scelto di utilizzare Lucene, uno dei principali motori open source, a cui verrà aggiunto il layer semantico. Per quanto riguarda la navigazione è invece cruciale l’utilizzo dei tag. Oltre al contributo dell’utente, ci avvaliamo di un sistema di autotagging che permette di estrarre dalle domande e dalle risposte i temi a cui si riferiscono, partendo da un ampio dizionario specifico. Tra le meta informazioni utili tra l’altro c’è lo stile di viaggio, oggi identificato dall’utente, ma per il quale stiamo portando avanti studi specifici di identificazione automatica da parte del sistema. L’ultima dimensione che abbiamo pensato di inserire è quella del tempo: il viaggiatore potrà specificare il periodo dell’anno al quale si riferisce la sua ricerca, in modo da ricevere informazioni sempre più puntuali.

Per concludere, puoi condividere qualche indicazione sui risultati (anche numerici) che vi siete proposti di raggiungere con Tripshake e un suggerimento a tutti gli altri giovani alle prese con la loro startup web 2.0?

Il risultato che speriamo di ottenere è quello di costruire un ecosistema intorno a TripShake, dove viaggiatori, locali e professionisti potranno confrontarsi e utilizzare le nostre tecnologie per scegliere il viaggio che veramente desiderano. Se riusciremo in questo intento, saremo in grado di assicurare la traction necessaria a raggiungere la massa critica e di conseguenza gli obiettivi di business fissati. In questo momento posso solo dire che nell’arco di quattro anni speriamo di raggiungere e superare il milione di utenti totali nei mercati in cui lanceremo il servizio.

Dalla nostra esperienza, credo invece di aver colto due suggerimenti principali. Il primo è molto pratico: piuttosto che partire subito alla ricerca di fondi, spendete del tempo nella progettazione con processi agili che vi permettano di individuare in modo veloce eventuali errori. Per quanto riguarda invece la ricerca dei fondi vera e propria, è importante identificare non solo quali tra i business angel e i VC potete raggiungere, ma soprattutto quali di questi hanno il focus di cui veramente avete bisogno. Non sono solo i fondi quello che un investitore può offrire, ma anche la sua esperienza, i suoi contatti e specialmente la sua guida nell’avventura imprenditoriale in cui vi state lanciando.

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