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Tombolini: «In futuro niente arbitro in campo»

21 Marzo 2007

Tombolini: «In futuro niente arbitro in campo»

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Il direttore di gara è diventato, suo malgrado, uno dei protagonisti del gioco del calcio. A partire dall'introduzione degli auricolari, avvenuta in gran fretta, l'ex arbitro Daniele Tombolini immagina come la tecnologia cambierà questo ruolo nel tempo. Fino a renderlo del tutto inutile

Il calcio, lo sport più popolare del nostro paese, mostra da sempre una certa diffidenza nei confronti della tecnologia. Mentre altre discipline non esitano a introdurre innovazioni che facilitino la vitadegli arbitri e riducano gli inevitabili errori di valutazione, il gioco che più di ogni altro appassiona e accende gli animi degli italiani continua a mostrarsi cauto e poco propenso all’apporto di natura tecnologica. Mentre parte dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori si dichiara da anni favorevole a innovazioni che aiutino l’arbitro nell’esercizio della sua attività, i vertici del calcio, nel percorrere nuove strade tecnologiche, preferiscono muovere passi molto lenti.

Uno dei passi più recenti è senza dubbio rappresentato dall’introduzione dell’auricolare in dotazione agli arbitri. Grazie a questo semplice dispositivo, infatti, da qualche tempo l’arbitro può rimanere, durante la gara, in costante contatto coi suoi assistenti, così da potersi valere più pienamente del loro apporto. Quali aspettative alimenta questa innovazione? In che modo contribuirà a facilitare la vita dell’arbitro? Quali aspetti negativi porterà con sé? È l’inizio di una nuova era tecnologica? Ne abbiamo parlato con l’ex arbitro Daniele Tombolini, ora opinionista di RaiDue.

Daniele, come sta andando la sperimentazione?

Secondo me l’introduzione dell’auricolare è avvenuta troppo in fretta. Questa novità alimentava troppe aspettative. Si pensava che l’auricolare, come una bacchetta magica, potesse risolvere i problemi di svista o gli errori umani, che invece rimarranno sempre. Credo che l’auricolare sarà utile, certo, perché il collegamento arbitro-assistenti è fondamentale, ma ci vorrà del tempo, gli arbitri hanno bisogno di prendere confidenza con questa innovazione, di abituarcisi.

Quindi esperimento fallito?

No, non direi proprio. Come in ogni situazione, c’è bisogno di tempo. Credo che, insieme al fischietto e ai cartellini, l’auricolare diverrà parte indispensabile della dotazione di un arbitro. Tuttavia penso che ci vorrà un po’ di tempo affinché i direttori di gara possano conoscerne bene il funzionamento. Gli arbitri non sono ancora abituati a farsi raggiungere dalla voce dei loro assistenti, voce che, durante la gara, potrebbe arrivare all’improvviso e in momenti poco opportuni, magari proprio mentre si stanno prendendo decisioni importanti. Il problema dunque non è legato alla tecnologia di per sé ma alle aspettative che essa stessa alimenta e al fatto che, per prendervi confidenza, c’è inevitabilmente bisogno di tempo.

Quindi che cosa si può fare per rendere la tecnologia sempre più efficace anche nel mondo del calcio?

Gli auricolari, ripeto, diverranno indispensabili. Il calcio fa sempre un po’ fatica a seguire l’evolversi della tecnologia. Altri sport si adeguano con maggior velocità. Credo comunque che la sperimentazione andrà verso altre direzioni, di cui già peraltro si parla da tempo. Per esempio le telecamere in asse con la linea di porta, per evitare le consuete polemiche attorno ai gol fantasma. Credo che si tratti di una tecnologia utile. Però il problema del calcio è che si tratta di uno sport molto diffuso e le tecnologie applicate, per esempio, a Milano debbono poi essere applicate anche negli stadi minori, negli stadi meno adeguati a sostenere l’introduzione di attrezzature così specifiche e sofisticate. Forse è per questo che il calcio si innova sempre con una certa lentezza, sotto questo profilo.

Daniele, quali sono gli strumenti tecnologici di cui l’arbitro può attualmente avvalersi, oltre al nuovo auricolare?

Per la verità sono ben pochi. Oltre all’auricolare, gli arbitri e gli assistenti hanno al momento in dotazione solo la cosiddetta bandierina elettronica.

Di che cosa si tratta?

È un congegno semplice. La bandierina è dotata di un segnalatore che invia all’arbitro un impulso. L’arbitro, mediante un bracciale che vibra, capta questo impulso e in questo modo comprende che l’assistente ha bisogno di parlargli. Tuttavia ci sono dei problemi nell’utilizzo di questo dispositivo, perchè a volte le bandierine vanno in tilt per diversi motivi. A me stesso è capitato di avere più di una volta alcune anomalie. È molto probabile peraltro che con la novità dell’auricolare questa tecnologia si riveli superata.

A proposito di scenari futuri, che cosa si può ipotizzare?

La tecnologia corre molto più veloce di quanto faccia il calcio. Ci sarà, ad esempio, la possibilità di dotare l’arbitro del cosiddetto istant-replay, la moviola in tempo reale. Paradossalmente oggi l’arbitro è l’unica figura a rimanere all’oscuro di quel che succede in campo. I giornalisti hanno dei monitor, l’allenatore anche, quindi – anche se non subito – lo sviluppo più probabile è proprio quello dell’istant replay; sino ad arrivare, secondo me, a una sorta di anno-zero, in cui la figura dell’arbitro in campo sarà totalmente sostituita da tecnici in cabina di regia.

Quindi un futuro senza l’arbitro in campo?

Sì. L’arbitro ormai è diventato, suo malgrado, troppo protagonista. Gli interessi del calcio invece dovrebbero incentrarsi sui giocatori e non sugli arbitri. Quindi si potrebbe proprio arrivare a tanto, anche se poi i tifosi andranno in crisi.

Non avranno più con chi prendersela.

Esatto. Alcuni mesi fa uno studio di 70 psicologi ha certificato che l’errore dell’arbitro consente ai tifosi di avere una valvola di sfogo. Paradossalmente gli arbitri troppo bravi potrebbero rivelarsi addirittura una rovina.

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