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Tlc, Agcom fa luce sul fondo del barile

09 Luglio 2009

Tlc, Agcom fa luce sul fondo del barile

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Resiste la telefonia, crescono (meno) gli utenti in banda larga, ma crollano gli investimenti. Se non guardiamo al futuro rischiamo di rimanere indietro, dice Calabrò

È arrivata la relazione annuale 2009 dell’Autorità Garante delle Comunicazioni. Sommata al nuovo rapporto dell’Osservatorio banda larga, può suscitare alcune riflessioni su come stia andando il nostro mercato, sul fisso e sul mobile. Il succo è che le buone notizie – che pure ci sono – non bastano a cancellare la sovrastante sensazione di incertezza per il futuro. Gli operatori sembrano non avere un disegno di ampio respiro, per arrivare a una nuova fase del mercato tlc. Remi in barca, denti stretti e attesa che la burrasca passi. È un mercato che vive di rendita. Si giova della crescita del numero di utenti, soprattutto sulla banda larga mobile, ma ci stiamo avvicinando al fondo del barile.

La relazione quest’anno è particolarmente ricca di dati sul mercato – tanto che Aduc fa ironia e dice che Agcom lavora meglio come osservatorio che come autorità di regolazione del mercato. La buona notizia è che il settore telefonico resiste meglio alla crisi, rispetto al mercato complessivo, ma gli operatori sono comunque prudenti. Se la spesa degli utenti è calata del 2% circa, gli investimenti sono andati ancora di più a picco: -8,9% sul fisso e -6,8% sul mobile. Eccesso di prudenza? Forse, ma è uno degli indizi che il futuro della telefonia italiana ha per ora le gambe corte. E l’invito del presidente Agcom Corrado Calabrò, agli operatori, a investire in nuove infrastrutture in fibra ottica, ha adesso scarse possibilità di essere ascoltato dalle singole aziende.

Gli utenti banda larga, invece, continuano a crescere: a marzo erano 11,7 milioni su rete fissa, mentre l’Osservatorio ci dice che a giugno erano 12 milioni. Da luglio 2008 la crescita degli abbonamenti ha avuto un tracollo (+2% ogni tre mesi, contro il +6% trimestrale nel 2006 e il +4% dei primi mesi del 2008). Il secondo trimestre del 2009 ha portato però 300.000 utenti e secondo l’Osservatorio è segno che la crescita potrebbe essere tornata a buoni livelli, dopo lo shock dei primi mesi della crisi. Gli utenti flat Adsl sono circa l’82% a giugno, mentre erano il 63% nel 2008.

Resta un 18% di utenti a consumo che sono un punto interrogativo: alcuni di questi certo sono “silenti”, cioè non utilizzano la connessione (e forse nemmeno sanno di averla, con tante grazie al telemarketing selvaggio). La quota reale di popolazione con banda larga – ora al 40% – potrebbe essere quindi anche di qualche punto inferiore alle stime ufficiali. Sull’altro piatto della bilancia, c’è anche il fatto che la banda larga sempre meno s’identifica con l’Adsl. Secondo l’Osservatorio ci sono 2,5 milioni di utenti banda larga mobile, di cui un milione naviga solo così e il resto ha anche l’Adsl.

Questo milione, probabilmente, ha scelto la banda larga mobile come prima connessione a internet – per evitare il canone Telecom e perché il marketing degli operatori mobili, con il fascino delle chiavette, è più forte di quello dei provider. Può avere avuto un ruolo, nella crescita della banda larga, anche il successo di Facebook, non a caso citato nel nuovo rapporto dell’Osservatorio. Ne sono utenti il 68% degli abbonati banda larga in Italia.

La banda larga, per crescere, sta insomma pescando da una terra vergine di pubblico, che le offerte tradizionali non erano riuscite ad attrarre. Ma la pacchia durerà poco. L’Osservatorio nota che l’utenza potenziale, sfruttata finora – famiglie con pc ma senza internet – si è ridotta a 1,6 milioni. Restano 12 milioni di famiglie senza nemmeno pc, ma sarà dura convincerle, perché significa combattere resistenze di tipo culturale. Anziani senza un giovane nel nucleo familiare. Famiglie con basso livello d’istruzione.

Gli operatori principale cercano di rimediare offrendo, con la banda larga, computer low cost (netbook), che pure stanno avendo successo internazionale. L’efficacia di queste strategia sarà nota nei prossimi mesi, ma l’eventuale successo non potrà che essere parziale. A tenere lontani dall’informatica non è tanto il prezzo dei pc quanto motivi culturali. Calabrò confida che nei prossimi anni la digitalizzazione della pubblica amministrazione e gli sviluppi del sistema scolastico avvicineranno gli italiani all’informatica. Forse un ruolo avranno anche gli smartphone, che stanno riducendo le distanze con i pc, e diventano una migliore porta d’ingresso nel mondo di internet. Ma non bisogna attendere che il processo di istruzione informatica si compia, secondo Calabrò: bisogna investire subito nel futuro delle telecomunicazioni. Altrimenti rischiamo di diventare un Paese (ancora più) arretrato al confronto con il resto d’Europa.

Adesso è il momento delle scommesse sul futuro. Il piano Telecom Italia, che prevede investimenti in fibra soprattutto nel lungo periodo, può essere accelerato solo con interventi di sistema. Così afferma lo stesso presidente di Telecom, Gabriele Galateri. E quindi creare una società dove confluiscano investimenti di più soggetti e che si possa avvalere dei finanziamenti della Cassa depositi e prestiti – così suggerisce Calabrò, e Telecom Italia approva. Adesso nessun soggetto però vuole fare il primo passo. Nemmeno lo Stato, che al momento ha rinunciato a un piano per la rete di nuova generazione. Possono tanti indugi, messi insieme, trasformarsi in azione? È il grande enigma che ci accompagnerà nei prossimi mesi.

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