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The RemoteHome: la casa per la mobile society

09 Maggio 2003

The RemoteHome: la casa per la mobile society

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Remote shared flat, la condivisione a distanza di un appartamento tra Londra e Berlino è l'obiettivo di un progetto artistico che vuole riflettere sul futuro della domotica e della life automation

L’arte usa spesso la tecnologia per interpretare le nuove tendenze della società contemporanea che, in questo caso, viene definita mobile, scollegata da spazi fisici determinati ma collegata alla Rete.

The RemoteHome: a new home for the mobile society” è un progetto espositivo ideato da Tobi Schneidler dello Smart Studio / Interactive Institute di Stoccolma, specializzato in arte, design e tangible computing.

In due luoghi distanti, il Raumlabor di Berlino e lo Science Museum di Londra, sono stati allestiti due appartamenti completamente connessi.
L’arredamento e l’architettura dei rispettivi spazi, sono stati concepiti per rivelare modalità di comunicazione tattili e visibili, gli spazi sono connessi via Internet e trasformano i mobili e gli oggetti in sensori-terminali di rete.

I visitatori si trovano a condividere lo stesso spazio reale-virtuale, ma a distanza con possibilità di interagire tra di loro.

“Sopratutto negli ultimi anni, un crescente numero di persone tende a vivere lontano dai propri amici e dalla propria famiglia perché la mobilità lavorativa delle persone è aumentata esponenzialmente. Queste nuove condizioni culturali ci hanno stimolati a un nuovo approccio alla progettazione che potesse coniugare la materialità con la comunicazione e le reti digitali”. Con queste parole Tobi Schneidler spiega la sua idea.

A livello tecnologico l’installazione non promuove nulla di innovativo, ma invita a vedere le future applicazioni della tecnologia wireless non solo come una modificazione ulteriore del rapporto spazio-tempo, ma anche come una radicale trasformazione del concetto di luogo chiuso. Come afferma l’autore questo lavoro cerca di mettere in discussione il concetto stesso di casa.

La tecnologia non più solo come supporto per la comunicazione a distanza, in ogni luogo e in ogni momento, ma anche come supporto per la condivisione di spazi a distanza e per la compresenza virtuale. Non per applicazioni lavorative, ma per la vita privata. Non per una casa intelligente, ma per una casa “sensibile”.

Questi sono i messaggi che l’installazione intende trasmettere al visitatore indicandogli un diverso punto di vista per valutare l’evoluzione tecnologica. “Spesso gli usi della tecnologia si rivelano diversi da come i progettisti avevano immaginato”.

Ovviamente entrambe le mostre sono aperte negli stessi giorni e nelle stesse ore.
A Londra l’installazione sarà aperta dal 3 al 18 maggio alla Digitopolis gallery del Science Museum e anche alla user_mode conference prevista alla Tate Modern dal 9 all’11 maggio. The RemoteHome a Berlino è invece parte del DesignMai festival (3-18 maggio) ed è esposta al Raumlabor, una galleria-spazio di ricerca d’arte contemporanea nel quartiere Mitte.

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