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Tempi duri per la libertà di link

04 Giugno 1998

Tempi duri per la libertà di link

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"Nando.net", uno dei più importanti giornali online americani, chiede agli altri editori elettronici di pagare 100 dollari per ogni link alle notizie del proprio sito.

Proporre ai propri lettori link ad altri siti è da sempre una delle prerogative principali di Internet. Ogni buon Webmaster crea la sua pagina di links e i documenti presenti sul Web sono sempre corredati da collegamenti ipertestuali ad altre risorse della Rete. Da qualche tempo è in uso anche l’abitudine di linkare notizie, articoli e servizi di altri siti Web.
Lo fanno riviste online di un certo peso come ” News.com“, che al fondo dell’homepage, propone una serie di titoli “prelevati” dai siti di altri giornali online come “Washington Post”, “USA Today” o “The Economist”. In genere vengono proposti solo i titoli: il visitatore, per leggere il contenuto dell’articolo deve cliccare sul link per spostarsi nel sito di residenza della notizia.

Fino ad ora questa forma di collaborazione spontanea tra siti non ha suscitato particolari contenziosi ed è stata, anzi, considerata da operatori e analisti del settore come una delle caratteristiche più “democratiche” di Internet, una forma di collaborazione spontanea.
Qualcosa, però, sta cambiando. ” Nando.net“, uno dei siti giornalistici più importanti degli Stati Uniti, sostiene da qualche tempo che i link alle notizie del proprio sito devono essere pagati.
Secondo i manager della McClatchy (l’editore di “Nando.net”), i titoli sono parte integrante dei contenuti del sito e, quindi, coperti da copyright. Ne consegue che i gestori di altri siti non possono linkare gli articoli di “Nando.net” gratuitamente, ma pagando una tariffa che è stata quantificata in 100 dollari per ogni headline.

Con i link ai titoli di altri giornali online, secondo i manager di “Nando.net”, un sito si arricchisce, offre più motivi di interesse ai propri visitatori, ma grazie al lavoro altrui.
L’iniziativa ha sorpreso molti Webmaster che abitualmente linkavano i titoli di “Nando.net”. Bruce Simpson, editore di ” 7am.com“, una Webzine neozelandese, si è visto recapitare un’e-mail piuttosto risoluta e nonostante i numerosi tentativi di mediazione non è riuscito a raggiungere un accordo. Secondo Simpson la Copyright Act’s Fair Use Doctrine gli consente di linkare i titoli di altri siti Web.

Non sono dello stesso avviso i manager di “Nando.net”. Seth Effron, executive editor, è stato molto esplicito al proposito dichiarando: “Noi pensiamo che i nostri titoli e i nostri contenuti sono il prodotto del nostro lavoro. La gente sta utilizzando il nostro lavoro”.
La questione è particolarmente controversa. Generalmente i titoli delle canzoni e dei film non sono coperti da copyright. Secondo Pete Jakab, procuratore di New York, “un titolo non può essere coperto da copyright, a meno che non si tratti di un titolo particolarmente creativo. Ogni singolo caso, comunque, dovrebbe essere analizzato separatamente”.
Ma anche il mondo legale è diviso. Secondo Bruce Keller, infatti, anche lui procuratore newyorchese, “I titoli sono coperti da copyright”.

Dello stesso avviso James Calloway, general manager di “Nando.net”. “Far pagare per i link ai nostri titoli – ha dichiarato – è uno degli sforzi che la nostra azienda sta facendo per trovare nuovi modelli di business”. La battaglia legale, ormai, sembra inevitabile.
Anche se in Italia problemi simili non sono all’ordine del giorno, il caso “Nando.net” è di grande interesse. In questo momento il livello di competitività dei siti nazionali è molto basso e la collaborazione spontanea tra le diverse realtà piuttosto diffusa. C’è da credere, però, con il crescere dei lettori e del mercato pubblicitario online, anche in Italia lo scontro si farà più crudo. In poche parole, si preparano tempi duri per la “libertà di link”.

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