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Ted Talks, idee che merita diffondere

01 Luglio 2008

Ted Talks, idee che merita diffondere

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Una delle più prestigiose conferenze sulle idee che stanno cambiando il mondo è completamente disponibile online. Qualche suggerimento per passare una serata in compagnia di menti brillanti, nuovi stimoli e connessioni intriganti

Che ne dite di passare una serata con un nutrito gruppetto di persone simpatiche, interessanti e soprattutto straordinariamente brillanti, in vena di condividere con voi le scoperte nei più svariati campi dell’ingegno umano? Mica gente qualunque. Veri e propri maestri internazionali che spaziano dal design all’architettura, dalla biologia all’antropologia, alla letteratura. Per una sera si possono lasciare a riposo programmi televisivi nei quali gente affannata cerca denaro in scatole vuote o chiede l’auto da casa per scoprire qual è la capitale del Belgio. Al posto della cara e ormai vecchia televisione, facciamo un salto a Long Beach, California ad assistere in prima fila alle meraviglie dei Ted Talks.

La conferenza Ted Talks (Ted sta per Technology, Entertainment, Design) è nata nel 1984 e da allora riunisce, una volta l’anno, le cinquanta menti più brillanti della stagione e le invita a condividere idee e ricerche davanti a un pubblico di mille persone. Diciotto minuti è il tempo a disposizione per ognuno dei conferenzieri. E in quei diciotto minuti se ne sono viste di tutti i colori: immaginate un columnist del New York Times che canta una canzone su Steve Jobs ispirata al tema del musical Evita (dont’ cry for me Cupertinooo…) oppure uno stimatissimo designer transalpino che in un inglese degno del miglior Depardieu confessa di ritenere il suo lavoro inutile (per poi smentirsi poco dopo). Diciotto minuti di volo libero su idee straordinarie che, come recita la tagline della conferenza, worth spreading. L’elenco di coloro che hanno partecipato a questo happening è di tutto rispetto: da Philippe Starck a Frank Gehry, da Jeff Bezos (Amazon) alla coppia Larry Page e Sergei Brin (Google), e poi ancora Al Gore, Daniel Goleman, Dave Eggers.

La buona notizia è che da qualche tempo le conferenze sono disponibili gratuitamente, con licenza Creative Commons, in video podcast su iTunes e direttamente sul sito della conferenza. Le conferenze alle quali si può assistere sono circa duecento e coprono l’intero spettro del pensiero umano. Ecco qui un menu per una serata divertente ed istruttiva.

David Pogues. Immaginate che uno dei più autorevoli quotidiani del mondo vi proponga un lavoro. Da domani riceverete i più interessanti e innovativi gadget tecnologici appena usciti. Il vostro gravoso compito sarà quello di provarli e divertirvici (e all’occorrenza farvici divertire anche i familiari, soprattutto quelli più giovani). Questa è la dura vita di David Pogues columnist del New York Times che nei diciotto minuti di talk racconta la sua idea di semplificazione a partire dalle interfacce di quei gadget tecnologici (software compresi) che assediano la sua vita. Uno show esilarante dove non mancano esempi sorprendenti, esperienze personali e canzoni. Si, proprio canzoni come quella già citata su Steve Jobs. Un modello di divulgazione che sarebbe un buon esempio per molti nostri paludati conferenzieri che a volte dietro la serietà della prolusione, cercano di nascondere la banalità delle tesi.

Dave Eggers. Per il suo primo romanzo, lo scrittore americano Dave Eggers ha scelto il titolo Opera struggente di un formidabile genio rivelandosi tra gli irriverenti e divertenti scrittori della nuova generazione di narratori come David Sedaris e David Foster Wallace. Eggers è anche l’editore della rivista letteraria McSweeney’s, che sede a San Francisco. L’idea che Eggers ha portato al Ted è abbastanza semplice e nello stesso tempo sorprendente: per aiutare i bambini che non hanno un buon rapporto con la lettura e la scrittura si può trasformare una redazione in un luogo aperto e divertente da frequentare. Ed ecco che Eggers ha chiesto ai redattori della sua rivista di dedicare qualche minuto della giornata lavorativa ai bambini del quartiere che hanno problemi con l’inglese (soprattutto ispanici). Il pianoterra della redazione è dunque diventato un luogo di accoglienza e di scambio. Il contratto di affitto della palazzina all’826 di Valencia Street, dove si trova la redazione, prevede che al pianoterra si possano installare soltanto attività strettamente commerciali: ed ecco che l’entrata di questo parco giochi letterario si è trasformato in un negozio di forniture per pirati. Un tocco di estro e di ironia che ha contagiato diverse altre iniziative simili a quelle di Dave Eggers e così sono nati il Brooklyn Superhero Supply, un negozio per supereroi (dove c’è un camerino dove si può provare come veste il mantello che stiamo per acquistare), o l’Echo Park Time Travel Mart, un utilissimo supermaket per viaggiatori del tempo (la macchina del caffè è rotta siete pregati di tornare “ieri”). Posti sorprendenti, a tratti spiazzanti, luoghi che nel retrobottega nascondono un segreto prezioso: l’amore per la lettura e la scrittura.

Daniel Goleman. Tutta la conferenza di Daniel Goleman, uno dei più conosciuti psicologi sociali, autore di best seller quali Intelligenza Sociale e Lo Spirito Creativo, vale la definizione di un neologismo davvero affilato. Il neologismo è pised (va letto con la esse di pisello) una crasi tra due espressioni anglosassoni. La prima è pissed off, che potremmo tradurre con irritato, la seconda è puzzled che invece traduciamo con stupito, confuso. Il termine definisce la sensazione che si prova quando, tentando di comunicare con qualcuno, il nostro interlocutore si ostina a scaricare la posta elettronica o a mandare e ricevere Sms con il suo cellulare. Una conferenza sull’attenzione, sul valore della relazione sociale e sulla necessità di rimanere in contatto.

Malcolm Gladwell. Esiste una particolare razza di giornalisti nel mondo anglosassone che nel nostro paese è merce piuttosto rara. Sono giornalisti-scrittori, giornalisti-ricercatori che fanno della divulgazione la loro arma vincente. Tra loro citiamo Mary Roach, autrice di Stecchiti, le vite curiose dei cadaveri, Steven Johnson editor di Salon e autore di Interface Culture e Tutto quello che fa male ti fa bene. Di questo gruppo fa parte Malcolm Gladwell autore di best seller come Il punto critico (un testo sulla viralità delle idee) e di Blink (In batter di ciglia. Il potere segreto del pensiero intuitivo) e soprattutto giornalista del New Yorker. Ai Ted ha portato l’epica e istruttiva storia della ricerca dell’imbattibile salsa per gli spaghetti (sono americani dopo tutto…). Attraverso le ricerca di Howard Moskowitz per perfetto equilibrio tra ingredienti, consistenza e aspetto della salsa industriale per gli spaghetti, Gladwell propone una riflessione sull’idea del prodotto di massa. La grande scoperta di Moskowitz è che non esiste la salsa perfetta, ma le salse perfette. Il mistero si infittisce.

Philippe Starck. Aneddotico, esuberante, a tratti confuso ma certamente energetico, il designer francese che ha inventato lo spremiagrumi più improbabile della storia delle stoviglie, ci offre una visione filosofica di grande respiro sul semplice far parte di un grande flusso storico, nel quale è coinvolta l’umanità. Un flusso nel quale ciascuno di noi ha un propio compito, che va portato a termine con qualità e perseveranza. Anche se questo compito è quello di progettare uno spazzolino per la toilette.

Al Gore. Riciclatosi come ambientalista d’assalto, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti (dell’era Clinton) Al Gore apre il suo Ted Talk con una parodia su se stesso e, ragazzi!, è davvero divertente. Certo per noi italiani è spiazzante. Noi che viviamo in un paese per cui se non hai un titolo – sia esso onorevole, cavaliere, avvocato, o professore – non conti nulla, per noi che abbiamo coniato la formula magica “lei non sa chi sono io”, per noi che una volta diventati presidente di qualcosa lo si è per sempre, per noi per i quali il privilegio è un diritto, è davvero singolare vedere un papavero di quella stazza che ironizza sul fatto che da quando ha lasciato la vicepresidenza degli Stati Uniti d’America sente la mancanza della scorta. La conferenza prosegue in maniera molto seria sui temi sviluppati nel suo An inconvenient truth, ma ben più dei temi ambientalisti – in virtù dei quali è già stato ampiamente acclamato – Al Gore da dimostrazione di una allegra autoironia, qualità preziosa per un uomo, che con tutti i diritti (e anche qualcosa in più) potrebbe far parte della casta degli intoccabili.

Insomma la serata può essere molto lunga e gli ospiti non mancheranno. Un consiglio per tutti. Provate a guardare le conferenze di coloro che fanno un mestiere lontano dal vostro. Insomma i designer provino addentrarsi nell’organizzazione spontanea degli slums delle grandi città del mondo raccontata da Robert Neuwirth, gli ingegneri passino una serata con Isabel Allende ad ascoltare di libertà. Del resto sono solo venti minuti. Venti minuti nei quali aprire una finestra inestimabile sulle idee che meritano un po’ di divertita attenzione.

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