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Super-ingolfato il wireless in USA

16 Dicembre 1999

Super-ingolfato il wireless in USA

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Il cambio di abitudini nell’uso del wireless (da bene di lusso a strumento quotidiano) sta saturando i network di varie aree metropolitane statunitensi. Questa la posizione degli esperti del settore a fronte di un gran numero di utenti che, avendo recentemente sottoscritto a uno dei molteplici abbonamenti a tariffe agevolate, si ritrova spesso con segnali di occupato o impossibilità di chiamare con i cellulari. Al contrario di quanto accaduto in Europa, e particolarmente in Italia, negli Stati Uniti l’uso dei telefonini è rimasto sempre a livelli medio-bassi, per crescere nettamente soltanto negli ultimi due anni. Oggi il wireless viene usato da circa 76 milioni di persone, il 28 per cento della popolazione. Ciò grazie anche alla possibilità di usarlo per collegarsi a Internet, come è il caso di specifici abbonamenti lanciati da AOL. Mentre, al pari degli altri grandi carrier, Sprint PCS ha raddoppiato la base di utenza, passando solo lo scorso anno da 2.9 milioni di utenti a 4.7 sul territorio nazionale.

Il tutto sta però portando ad una domanda e a un utilizzo “out of control”. “Impossibile fermare il flusso quotidiano di migliaia di nuovi utenti,” dicono i portavoce di CellularOne, maggiore azienda della Bay Area di San Francisco. Anziché ricorrervi solo in caso d’emergenza, i cellulari vanno prendendo il posto del comune telefono e vengono impiegati in ogni circostanza. A ciò va aggiunta l’ampia possibilità di tariffe ridotte e piani facilitati per il long distance offerti da una miriade di società grandi e piccole. Insieme ai lunghi chat online e alle altre meraviglie del Web cui la gente preferisce accedere tramite wireless. Soluzioni possibili? C’è poco da fare, spiegano gli analisti. Il “bottleneck” sarà presente ancora per parecchio tempo, nella speranza che i grandi carrier mettano a punto quanto prima i propri network operativi e che la “tecnologia si evolva.”

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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