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Sull’inopinato fallimento di Amazon Publishing

06 Dicembre 2013

Sull’inopinato fallimento di Amazon Publishing

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Neanche il dominatore dell'editoria digitale può trasformarsi in editore con uno schiocco di dita, senza una identità o una direzione.

Mentre Larry Kirshbaum – ormai ex direttore editoriale di Amazon Publishing – si appresta a lasciare il suo incarico la notizia che le attività editoriali di Amazon non stiano andando molto bene è tutto tranne che una sorpresa.

La decisione di Barnes & Noble e di molte librerie indipendenti di non vendere i titoli pubblicati da Amazon attraverso i suoi imprint ha di sicuro contribuito molto:

Il rifiuto da parte di Barnes & Noble di tendere i titoli pubblicati da Amazon ha avuto meno peso per i libri di nicchia – science fiction, romance e mystery – che Amazon può vendere online a un pubblico molto specifico. Ma i grossi titoli generalisti che Kirshbaum aveva intenzione di pubblicare avevano bisogno di una spinta da parte delle librerie, che invece non è arrivata.

Quando Amazon ha iniziato a pubblicare libri, molti hanno pensato che avrebbe ripetuto il successo ottenuto con la vendita online e con Kindle. Quello che pochi – io per primo – hanno tenuto in considerazione è che diventando editore Amazon avrebbe dovuto muoversi in un territorio non suo, che non ha contribuito a creare, di cui non ha definito le caratteristiche e su cui non esercita il controllo. Competere con i grossi gruppi editoriali significa venire a patti con le stesse regole e dinamiche che si vogliono far saltare: librerie, prenotazioni, reti di vendita.

C’è anche altro: indizi di un business condotto sulla base di presupposti sbagliati. Bill Carr, vice presidente dei contenuti digitali audio e video di Amazon, parlando di come sono stati scelti i pilot dei primi cinque spettacoli per la televisione di Amazon ha dichiarato:

Abbiamo scelto operato per lasciar decidere ai dati cosa mettere di fronte ai nostri utenti. Non abbiamo tastemaker che decidono cosa i nostri utenti dovrebbero leggere, guardare o ascoltare.

E ancora. Lo stesso Kirshbaum aveva dichiarato, iniziando il suo lavoro, che avrebbe guidato Amazon Publishing come una  grande casa editrice, e l’analista di Forrester Sicharita Mulpuru commenta:

Mi aspettavo di più. Mi aspettavo che avrebbero trovato il prossimo Hunger Games. Mi aspettavo che il prossimo Harry Potter sarebbe stato pubblicato da Amazon. Non hanno cambiato il mondo come molti pensavano.

Amazon Publishing non ha progettato una linea editoriale, non si è posta domande sulla sua identità e sulla cultura di cui avrebbe voluto farsi veicolo. Ha lasciato guidare le sue decisioni da una strategia strettamente generalista: dati puri per assecondare i gusti del pubblico, e la rincorsa a qualche grosso titolo sperando di trasformarlo in un bestseller.

Agendo in questo modo Amazon ha mancato completamente una delle funzioni editoriali più importanti – la cura e la selezione di prodotti coerenti – e non ha costruito un brand cui le persone potessero decidere di affezionarsi col tempo.

L'autore

  • Ivan Rachieli
    Ivan Rachieli, 30 anni, laurea in letteratura russa, master in editoria. Ha lavorato in GeMS con gli ebook, e in ZephirWorks con le applicazioni web. Un giorno mollerà tutto e se ne andrà sul lago Bajkal, per dedicarsi finalmente alle cose serie, come ad esempio la caccia col falcone. Se avete voglia di conoscerlo meglio, potete fare due chiacchiere con lui su Twitter @iscarlets o leggere il suo blog.

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