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Sugli alberi le case del futuro

15 Marzo 2006

Sugli alberi le case del futuro

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Da tempo si parla di architettura ecologica: ecco una sperimentazione che la prende alle lettera, sfruttando tutto ciò che la natura può offrire. Condizionamento compreso

A pensarci bene, il modo di costruire le nostre abitazioni si è evoluto relativamente poco. In confronto alle evoluzioni/ rivoluzioni del trasporto, della medicina, delle comunicazioni o del tessile, il modo di costruire le case in cui viviamo non è poiè cambiato molto nel corso dei secoli.

Ancora peggio: il tema del risparmio energetico è ancora relativamente poco sviluppato nel campo dell´edilizia – se anche le case di oggi sono energeticamente più efficienti, i materiali da costruzione spesso non lo sono per niente.I cementifici (spesso usati come inceneritori di rifiuti) e le fabbriche di mattoni consumano grandi quantità di energia, con tutte le conseguenze in termini di emissioni di inquinanti, polveri e di contributo al riscaldamento dell’atmosfera.

Un’abitazione ecosistemica

Una soluzione alternativa arriva da un ricercatore del Mit, che ha proposto di ottenere case dagli alberi. Non nel senso di abbattere, segare, piallare e inchiodare il legno risultante: ma di convincere un albero a crescere secondo forme adeguate a contenere una famiglia di esseri umani, con l´aiuto di alcuni elementi artificiali. Il principio di base proposto da Mitchell Joachim, membro del MIT Media Lab, è quello di forzare la crescita del tronco e dei rami dell´albero secondo schemi prestabiliti, intrecciandoli man mano che si sviluppano per creare l´ossatura delle pareti – sfruttando una tecnica già sperimentata per coltivare sedie o tavoli.

L’ossatura sarebbe poi riempita di fertile terra mischiata ad argilla e paglia, su cui impiantare fiori e pianticelle per consolidare la struttura e abbellire l´esterno. In quanto alle finestre del Fab Tree Hab (questo il nome del progetto), sarebbero realizzate con un materiale trasparente a base di soia, flessibile ed in grado di adattarsi alla crescita della casa.

Ovviamente la struttura naturale, l´ombra fornita dal fogliame e l’effetto camino generato da un tronco cavo provvederanno a un condizionamento naturale d´estate; e la qualità dell´aria dell’habitat sarebbe ottima. L’acqua raccolta dalle fronde del tetto potrà essere usata dagli abitanti e successivamente riprocessata grazie a un romantico laghetto; con tanto di ecosistema di batteri, insetti e pesci in grado di depurare gli effluenti biologici e di fertilizzare naturalmente l’albero casa.

Se siamo tra quelli che si irritano con l’impresa che ritarda nella consegna del nostro appartamento, questa soluzione non appare però adatta a noi: ai processi biologici (a differenza che ai geometri) non si può fare troppa fretta e occorre tener conto che la casa impiegherebbe alcuni decenni per giungere alla sua maturità. A parte questo, la casa albero appare un eccellente progetto dal punto di vista ecologico, con qualche problema di applicazione in aree di forte urbanizzazione (a meno di passare dal concetto di metropoli al quello di foresta di Sherwood) o in aree caratterizzate da scarsità d´acqua (a tendere, si direbbe tutta la fascia mediterranea, parti dell´Inghilterra e un sacco di altri posti).

Betulla monofamiliare o baobab condominio?

Rispetto ai costi di produzione e manutenzione, difficile a oggi pronunciarsi, ma di sicuro costa di più un giardiniere che lavora qualche decennio di un muratore che lavora qualche mese.

L’idea di tornare a vivere negli alberi, come i nostri progenitori arboricoli o gli elfi del Signore degli Anelli, presenta aspetti affascinanti ed ecologicamente corretti – ma non sembra la strada più efficiente per risolvere la necessità della nostra società difornire un abitazione a costi accettabili ad un elevato numero di persone fortemente inurbate.

A meno che non si stia già incominciando a pensare a scenari in cui correttivi malthusiani come un meteorite, l’influenza dei polli o un invasione di morti viventi possano sfoltire l’affollamento del pianeta.

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