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Spiare le mail personali dei dipendenti viola la privacy?

31 Maggio 2001

Spiare le mail personali dei dipendenti viola la privacy?

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In Spagna i giudici hanno confermato il licenziamento di un impiegato di una succursale spagnola della Deutsche Bank che utilizzava la posta elettronica per fini personali, ma hanno anche ritenuto fondata l'accusa contro i dirigenti della società - che controllavano le mail inviate dai loro dipendenti - di violazione della riservatezza.

Il direttore della succursale della Deutsche Bank a Barcellona, il direttore informatico e i loro più stetti collaboratori rischiano fino a 7 anni di prigione per violazione della privacy, per aver sistematicamente spiato le mail degli impiegati.

Gregorio Giménez, dipendente della banca sin dal 1971, infatti, ha intentato una causa penale contro i dirigenti spagnoli della società tedesca.

Giménez era stato licenziato nel 1999, per aver inviato, in 5 settimane, 140 messaggi personali via e-mail e il Tribunale superiore di giustizia di Barcellona aveva confermato, nel dicembre del 2000, il licenziamento per colpa grave.

Tuttavia, i giudici della sezione penale hanno ritenuto fondata l’accusa rivolta dall’ex dipendente, contro i responsabili della succursale spagnola della banca, che avevano deciso di stampare e conservare tutte le mail inviate dagli impiegati.

Convocati dal magistrato nei giorni scorsi, gli interessati hanno fornito versioni contrastanti.

I vertici dell’azienda hanno negato ogni coinvolgimento nella vicenda, mentre il direttore informatico ha dichiarato di aver ricevuto l’ordine di stampare i messaggi spediti da Giménez e dagli altri impiegati.

La direzione della banca, in seguito alle dichiarazioni dei dirigenti coinvolti, ha ammesso di sorvegliare i messaggi di posta elettronica dei dipendenti, ma ha anche affermato che quest’attività è un diritto della società, in quanto tutti gli impiegati hanno firmato una carta informatica che vieta di utilizzare la posta elettronica, che è uno strumento di lavoro, per scopi personali.

Il legale di Giménez sostiene, invece, che le macchine, cioè i computer, sono strumenti che appartengono alla società, non le mail, delle quali sono responsabili gli impiegati.

La vicenda giudiziaria, ancora in attesa di una conclusione, è seguita con interesse per le implicazioni che potrebbe avere in un contesto ancora non ben definito, qual è quello del rapporto tra le norme tradizionali per la tutela dei lavoratori e l’introduzione nelle aziende delle nuove tecnologie.

L'autore

  • Annarita Gili
    Annarita Gili è avvocato civilista. Dal 1995 si dedica allo studio e all’attività professionale relativamente a tutti i settori del Diritto Civile, tra cui il Diritto dell’Informatica, di Internet e delle Nuove tecnologie.

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