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Solaris 10 (anche) in versione free. Per rubare terreno a Red Hat?

26 Novembre 2004

Solaris 10 (anche) in versione free. Per rubare terreno a Red Hat?

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La Sun cerca più spazio nella comunità open source, giurando sulla convivenza tra Linux e Solaris

La Sun Microsystems si prepara al grande tuffo nell’open source. Almeno questo pare il senso dell’operazione avviata pochi giorni fa con un importante annuncio: Solaris 10 sarà diffuso a fine gennaio 2005 anche in versione libera. Secondo il nuovo piano di prezzi, ha precisato un dirigente, “in ogni categoria Solaris finirà per costare meno delle distribuzioni Linux”. In altri termini, la manovra è diretta a rubare spazio soprattutto a Red Hat & company, riprendendone le recenti strategie commerciali: scelta tra la release “free” così com’è oppure quella a pagamento (appena diffusa) inclusiva di supporto e licenza. L’assistenza per Solaris 10 costerà tra 120 e 360 dollari l’anno per macchina, mentre il pacchetto corporate viaggia a 100 dollari per licenza e la versione che combina Linux e Open Office, chiamata Java Desktop, costa 50 dollari l’anno per utente.

Le potenzialità del mercato open source fanno gola un po’ a tutti, e in questo caso Sun spera di conquistarne nuove fette anche per la propria capacità di offrire un pacchetto completo chiavi in mano: hardware, software e assistenza tecnica. E se la versione libera attirerà certamente l’attenzione di utenti del mondo corporate e accademico, non va dimenticata la forte penetrazione su cui può contare oggi l’azienda californiana: le stime di IDC danno Solaris su circa un milione di computer nel mondo. Sembra insomma che la Sun voglia fare finalmente il gran salto nel giro open source, cosa finora rimasta ambigua con Solaris e Java. E pur se, a dire della stessa azienda, sarebbe il secondo maggior fornitore della comunità del software aperto (BSD è la primo posto).

In attesa di capire meglio il senso complessivo dell’operazione Solaris 10, in occasione dell’annuncio ufficiale al Technology Museum of Innovation di San Josè, cuore della Silicon Valley, giornalisti ed esperti hanno posto alcune domande calde al boss Scott McNealy. Inclusa quella su come poter costruire una nuova comunità di programmatori, imprenditori ed utenti intorno al proprio sistema operativo per l’enterprise. Risposta obbligata ma comunque significativa, quella di McNealy: “Dobbiamo guadagnarne la fiducia. È ora di darci da fare. Dobbiamo mostrare loro tramite azioni e prodotti che vogliamo fare bene le cose”.

Il riferimento (non certo velato) è alla bella somma di 92 milioni che un mese fa la Sun ha sborsato alla Kodak onde farle ritirare la denuncia per infrazione su un brevetto sviluppato da quest’ultima anni addietro e finito, inspiegabilmente, nella tecnologia Java. Per superare la botta, e con i forzieri ancora pieni di oltre 7 miliardi di dollari in contante, la Sun punta ora a capitalizzare tra gli addetti ai lavori proprio su Solaris, il sistema basato su BSD che negli ultimi vent’anni è stato uno dei suoi punti di forza. “Non vogliamo manovrare o imporre le modalità della comunità di sviluppatori Solaris – ha aggiunto il presidente Jon Schwartz -. Forniremo tutto il supporto necessario, ma alla fine la Sun non avrà più controllo su Solaris, che finirà piuttosto per appartenere alla comunità stessa”.

Eppure, sospettano alcune fonti, non si tratta forse di un attacco contro Linux e la sua comunità? Una manovra per rubare spazio (e mercato) alla continua ascesa del pinguino? Nient’affatto, ribadisce John Loiacono, uno dei vicepresidenti del gruppo: “Dobbiamo avvicinare sempre più tra loro Linux e Solaris”. Alludendo alla concreta possibilità di uno scenario futuro in cui i due sistemi convivano tranquillamente fianco a fianco. Oppure, come riporta un editoriale di Linux World, “Solaris e Linux sono un’unica famiglia felice”. La decisione di rendere open source Solaris sarebbe il modo migliore per assicurarne il successo come sistema operativo alternativo a Windows, al pari e/o al seguito del pinguino. Anche se rimane evidente la contraddizione tra il “Java desktop system” basato su Linux e lo stesso Solaris, punto che Schwartz ha cercato di chiarire così: “La nuova release 10 è l’ottimo complemento a Java, e mentre la retorica di Red Hat continua ad alienare la clientela e la comunità open source, per cui il mercato sembra pronto per l’apertura del Solaris 10. La competizione fa bene al movimento open source. Quanti credono davvero in quest’ultimo danno il benvenuto alla concorrenza. Quelli che si nascondono dietro strategie di marketing e classifiche tra rivenditori la odiano”.

Se il target della manovra sembra dunque essere proprio Red Hat, almeno parzialmente, oltre che ovviamente i soliti giganti Microsoft e IBM. Ma John Loiacono ci tiene a spazzar via ogni dubbio: “La nostra posizione è che sia necessario tenere insieme Linux e Solaris assai più che affossare o cestinare l’uno o l’altro”.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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