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«Social shopping, la differenza tra trovare e scoprire»

07 Ottobre 2008

«Social shopping, la differenza tra trovare e scoprire»

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La ricchezza di informazioni e articoli in vendita su Internet rende impegnativo mettere a fuoco ciò che fa per noi. Ci aiutano sempre più i meccanismi di intelligenza collettiva e social filtering, come dimostra la startup italo-britannica Veedow. Ne parliamo con Fabio de Bernardi, uno dei fondatori

Fabio, che cos’è Veedow?

Veedow è una piattaforma di social shopping, ossia il connubio degli interessi individuali in tema di shopping online e di una comunità che funge da cuore pulsante del servizio. Il principale obiettivo di Veedow è quello di far scoprire prodotti in linea con i propri gusti e preferenze, permettendone l’acquisto presso partner selezionati.

Chi sono i suoi fondatori?

I fondatori siamo io e Matteo Canzi Blanc, che ho conosciuto sui banchi dell’università, studiando economia aziendale a Castellanza. Dopo un paio di anni di lavoro “normale” abbiamo capito che per il futuro volevamo qualcosa di diverso e così, quasi per gioco, abbiamo cominciato a lavorare a un business tutto nostro. Dopo qualche mese e alcune mutazioni, compresa l’idea di lanciare un servizio di pagamenti biometrici, da qui nasceva Veedow.

Che cosa rende più appetibile Veedoow rispetto ai comuni portali di e-commerce o alla ricerca del prodotto direttamente da un motore di ricerca?

Veedow si pone come obiettivo principale quello di far scoprire prodotti piuttosto che trovare prodotti. Mi spiego meglio: una persona con un’esigenza specifica trova la soluzione al suo problema in un motore di ricerca, in un portale di e-commerce di cui si fida o comunque in uno strumento basato sulla ricerca. Diverso è invece risolvere il problema di chi ha degli interessi e vuole scoprire prodotti in linea con i propri gusti personali all’interno delle tematiche che segue. Questo approccio rientra più in generale nel dibattito tra search vs.recommendation, molto caldo ultimamente negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Come co-fondatore di Veedow associo il concetto di recommendation a quello di discovery. Siti di successo come Digg, Last.fm e StumbleUpon hanno già affrontato il problema ottenendo risultati ottimi. Veedow sta cercando di declinare lo stesso approccio al mondo dello shopping online, fornendo ispirazione alla gente su ciò che può acquistare.

Veedow presenta una grandissima varietà di prodotti. In che modo è possibile sfruttare l’intelligenza collettiva per fornire indicazioni mirate e personalizzate in questo mondo così vario e sconfinato?

Nel nostro specifico caso l’interazione della collettività con i prodotti mostrati è proprio ciò che fa funzionare il servizio tramite algoritmi matematici che sfruttano i concetti di collaborative filtering e di inferenza bayesiana (ossia dell’applicazione di un particolare teorema – di Bayes appunto – alla teoria delle probabilità) per fornire suggerimenti basati sul gusto e sulle preferenze di ciascun utente. Banalmente si potrebbe dire che se uno dei tuoi interessi è costituito dai romanzi gialli e tutti gli altri utenti di Veedow che condividono con te tale interesse dicono che un certo libro è un bellissimo giallo, allora il sistema mostrerà il libro in questione anche a te, come prodotto che dovrebbe piacerti. Ovviamente questa è una banalizzazione di un algoritmo che ha richiesto diversi mesi di sviluppo e che viene costantemente aggiornato per offrire suggerimenti sempre più appropriati grazie alle azioni esplicite e implicite che la collettività compie in Veedow.

Oltre a scoprire prodotti, quali sono le azioni che un utente può compiere in Veedow?

Inizialmente ho definito Veedow come un sito di social shopping e infatti una componente molto importante è rappresentata dall’interazione tra gli utenti che possono essere amici oppure semplicemente persone con gusti ed interessi comuni. Ognuno di loro può innanzitutto salvare e condividere con la community i propri prodotti, prelevandoli da qualsiasi sito in Rete. È poi possibile scoprire altre persone interessanti(quantomeno dal punto di vista dello shopping) tramite la Wishlist, la lista dei desideri ossia ciò che vorresti gli amici ti regalassero o più in generale i prodottiche in qualche modo si addicono al tuo stile. Inoltre ogni prodotto può essere votato, commentato e taggato. Veedow non vende però direttamente i prodotti che mostra ai suoi utenti. Il ruolo del servizio è piuttosto quello di far scoprire tali prodotti e di linkare ai siti da cui è poi possibile effettuare l’acquisto.

Come si posiziona Veedow in relazione a siti concorrenti quali Kaboodle o ThisNext?

Rispetto alla concorrenza in cui includerei anche StyleFeeder e MyFaveShop, Veedow adotta un approccio decisamente più passivo in quanto suggerisce i prodotti ai suoi membri senza che essi debbano cercare nulla. L’unica informazione di cui il sistema ha bisogno all’inizio sono gli interessi della persona, a partire dai quali i nostri algoritmi sviluppano un profilo di interesse. I siti concorrenti, al contrario, sono molto più legati a un concetto di ricerca che può avvenire sfogliando i profili di altri utenti, oppure navigando per tag, oppure digitando una vera e propria chiave e poi muovendosi da lì attraverso tag, profili di utenti eccetera. In altri termini la competizione si comporta in modo molto più vicino alla soddisfazione di un bisogno specifico e presente nel momento in cui l’utente accede al sito piuttosto che di scoperta pura di prodotti e di soddisfazione dei propri bisogni latenti, ambito su cui Veedow sta invece puntando molto

Qual è il modello di business che avete scelto per Veedow?

Al momento il modello di business si basa semplicemente sugli accordi di partnership con i siti che vendono i prodotti in mostra in Veedow. Ogni volta che un utente effettua un acquisto presso un nostro partner, noi riceviamo una porzione dei ricavi, variabile a seconda della categoria merceologica, ma in media tra l’8% e il 12%. I contenuti inseriti dall’utente al momento non generano entrate per Veedow, ma abbiamo idee su come monetizzare anche questi che consideriamo la ciliegina sulla torta del servizio. Inoltre in futuro offriremo ai nostri partner campagne basate sul cost per click.

A che punto siete arrivati nel processo di sviluppo del servizio?

La società è nata ad inizio 2007, ma solo a dicembre 2007 il sito è andato online per un numero ristretto di tester. A metà giugno 2008, una volta sistemate le problematiche tecnologiche che sempre accompagnano un sistema complesso, abbiamo aperto il sito a chiunque e al momento abbiamo circa un migliaio di utenti registrati e 4.000 utenti unici al mese. L’idea è quella di spingere maggiormente sull’acceleratore del marketing (virale e low cost) per arrivare pronti con l’appuntamento importantissimo del Natale, per cui contiamo di arrivare a 10.000 utenti registrati.

Come siete riusciti ad accedere ai capitali necessari e a sviluppare il prodotto in Inghilterra?

L’idea per Veedow è nata quando ancora stavamo a Milano, da dove inizialmente volevamo far partire il business. Purtroppo abbiamo capito presto che questa non era la scelta migliore. Motivi principali sono stati la difficoltà di raccogliere equity e l’inferiore predisposizione degli utenti web italiani a effettuare acquisti online. Sul primo punto abbiamo vissuto veramente momenti bui, con risposte da parte di sedicenti investitori in early stage che ci hanno fatto capire come non ci fosse molto da fare (adesso per fortuna le cose stanno cambiando e gente come Gianluca Dettori e la sua Dpixel stanno facendo del gran bene al movimento imprenditoriale web in Italia). Siamo così stati spinti a guardare fuori dai confini nazionali per trovare il seed funding, muovendoci su Londra, posto fantastico per quanto riguarda il mondo Internet e sempre più vicino alla blasonata Silicon Valley.

Quali sono stati i maggiori ostacoli che avete dovuto affrontare? Che consiglio di sentiresti di dare ad altri potenziali imprenditori italiani?

Il primo punto, come già detto, è stato l’accesso ai finanziamenti. Il secondo è sicuramente il recruiting. Il mercato inglese è molto grande, molto maturo ed è un naturale polo di attrazione in Europa per programmatori di talento. Il background economico e non tecnico sia mio che di Matteo ci ha obbligati ad affidarci a programmatori adatti ad affrontare una sfida ambiziosa. Il processo di recruiting è stato lungo e faticoso, ma con la perseveranza siamo riusciti a creare un team di talento e motivato. A posteriori mi rendo conto che qualora io o Matteo avessimo avuto un solido background in programmazione, l’evoluzione della società sarebbe stata diversa e non avremmo avuto bisogno di raccogliere equity nella primissima fase, con dei comprensibili ed evidenti vantaggi in termini di valutazione della società. Il mio personale avviso a tutti i naviganti con predisposizione all’avventura imprenditoriale è di non iniziare da soli. L’esperienza imprenditoriale è un vero e proprio saliscendi di emozioni che mette seriamente alla prova nervi e determinazione. Molto meglio avere un sostegno durante il viaggio. Se possibile consiglio dunque di scegliere un socio che completi le proprie capacità, quindi un tecnico se il background è di business e viceversa.

Per chiudere, quanto secondo te diverrà importante il social shopping nei prossimi anni e quali sono gli obiettivi che vi ponete nel medio periodo per Veedow?

Il social shopping acquisterà sempre più importanza, tanto da diventare la vera chiave di volta nelle modalità di acquisto online. Oggi, da una parte il collegamento tra domanda e offerta di prodotti è spesso carente e affidato solamente alla capacità dei siti di ecommerce di farsi trovare tramite motori di ricerca o banner. Dall’altra, l’advertising è sempre più ignorato dalle persone perché ritenuto poco contestualizzato rispetto ai propri interessi. In questo scenario il social shopping può rappresentare la nuova frontiera sia per i consumer che per i merchant. Più in generale si tratta di passare da una visione di Internet come esclusivamente search-centric a una in cui il suggerimento avviene su base personale. Ovviamente ricerca e scoperta non sono antagonisti, né mutuamente esclusivi, ma semplicemente più o meno adatti a seconda dei contesti e delle esigenze degli utenti. Questo concetto si sta oggi affermando grazie ad applicazioni come Digg, Last.fm, StumbleUpon e – perchè no – Veedow. Il nostro obiettivo di medio termine è quello di crescere come numero di utenti e come organico, raccogliendo un nuovo round di finanziamento con cui pianificare i successivi 18 mesi di lavoro con le adeguate munizioni a disposizione. Nel 2009 è inoltre previsto il lancio in altri paesi, compresa una versione italiana.

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