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Smart tags, il tatuaggio elettronico

15 Febbraio 2002

Smart tags, il tatuaggio elettronico

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Il progetto di chiama Auto-ID e si propone di realizzare un’etichetta (smart tag) digitale d’identificazione wireless per tutti gli oggetti della vita quotidiana, dai rasoi alle lattine di bibite, dai cellulari agli elettrodomestici. Tutti gli oggetti avrebbero una distinta etichetta digitale, come una sorta di tatuaggio elettronico che sia in grado di identificarli univocamente. Questa tecnologia, da un lato, promette molta efficienza e molti benefici ai produttori e ai rivenditori, ma dall’altro suscita molte preoccupazioni per chi si preoccupa dei problemi che pone per la privacy degli individui. E come se non bastasse, queste etichette elettroniche sono capaci di collegarsi ad Internet in modalità wireless e di inviare informazioni attraverso la Rete. Per descrivere meglio l’idea, basta immaginare che usciamo da un supermercato con un carrello pieno di oggetti etichettati in questo modo. Non c’è alcuna necessità di fermarsi alle casse, perché basta passare attraverso un dispositivo rilevatore che istantaneamente legge tutte le informazioni inviate dagli oggetti ammassati nel carrello. Il rilevatore immediatamente fa il conto, addebita il totale sulla carta di credito del cliente e informa dell’avvenuta vendita i produttori, via Internet, per rimpiazzare gli oggetti venduti. Originariamente il progetto è stato messo in piedi per risolvere il problema dell’ottimizzazione dei rifornimenti nei punti vendita. Infatti, è stato fondato, presso il prestigioso Massachusetts Institute of Technology, da imprese come Procter & Gamble, Gillette, Wal-Mart, Unilever e altre. Di recente si è aggiunta anche Sun Microsystems che spera di fornire i giganteschi server necessari per gestire quest’immensa massa di dati. Dal punto di vista della catena produttiva e commerciale il progetto è molto promettente, ma desta molte perplessità e preoccupazioni dal punto di vista della difesa della privacy dei consumatori. Certamente la gente non si sentirà comoda portandosi dietro oggetti come ad esempio medicine per particolari malattie, profilattici o materiale pornografico, sapendo che sono in grado di autoidentificarsi come tali. Inoltre, si può tenere traccia dei prodotti (e dei loro possessori) anche dopo che sono stati venduti. Risulterebbe molto difficile nascondere gli oggetti se questi ultimi vengono marchiati con etichette elettroniche. In qualche caso, come ad esempio le armi, il tatuaggio elettronico potrebbe essere benvenuto, ma in generale porrebbe seri problemi per il diritto di ciascuno alla riservatezza. Il sistema Auto-ID usa un chip come etichetta elettronica che risponde a specifici segnali radio. Un piccolissimo condensatore fornisce l’energia necessaria per rispondere al segnale che lo attiva. La memoria è a 96 bit e quindi in grado di fornire un’immensa quantità di combinazioni numeriche diverse. La tecnologia, infatti, è in grado di identificare più di 268 milioni di produttori con più di un milione di prodotti diversi per ognuno di loro. La memoria conserva un codice del prodotto denominato ePC (electronic Product Code) che è collegato ad un servizio Internet denominato Object Naming Service (ONS), che tiene traccia di ogni oggetto etichettato con un codice ePC. Per adesso il sistema è limitato dagli alti costi delle etichette elettroniche e delle infrastrutture per gestirle. I ricercatori ritengono, tuttavia, che i costi potrebbero scendere in un prossimo futuro, il che potrebbe rendere fattibile, anche economicamente, l’etichettatura elettronica. Ma ovviamente, occorrerà tener conto anche dei problemi che suscita rispetto alla difesa del diritto alla riservatezza dei consumatori.

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  • Redazione Apogeonline
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