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Siti razzisti: la censura non basta

23 Ottobre 2001

Siti razzisti: la censura non basta

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Il Centro Simon Wiesenthal di New York ha fornito alcuni dati sulla crescente diffusione di siti a contenuto neonazista su Internet. Gli utenti ai quali sono diretti i contenuti razzisti sono sempre di più i giovani. I sistemi di filtraggio devono essere affiancati dall'educazione a un approccio critico.

Nel corso di una recente conferenza organizzata dall’Unesco per la Scuola europea dei diritti dell’uomo, tenuta da alcuni esperti europei e intitolata “La gioventù e la minaccia razzista su Internet”, il direttore del Centro Simon Wiesenthal di New York, Marc Weitzman, ha dichiarato che l’applicazione di sistemi di filtraggio non rappresenta una soluzione sufficiente contro il moltiplicarsi dei siti Web a contenuto razzista e neonazista, sia per ragioni di censura sia per ragioni di efficacia.

È necessario, infatti, secondo Weitzman, insegnare ai più giovani a rapportarsi in maniera critica con i contenuti di questi siti, in modo che siano in grado di reagire nel caso dovessero trovarsi a utilizzare computer senza sistemi di filtro.

I siti gestiti da organizzazioni neonaziste, infatti, in base a una ricerca svolta dal Centro Wiesenthal, sono circa 3000, utilizzati non più soltanto per la propaganda, ma anche come sistema di reclutamento, praticamente privo di rischi, quasi a costo zero e anonimo.

Gli utenti ai quali si rivolgono sempre più spesso i gruppi razzisti che operano sulla Rete, sono i giovani e i giovanissimi, ai quali vengono offerti giochi, immagini e gadget – acquistabili mediante le attività di commercio elettronico – legati ai personaggi da loro più conosciuti (attraverso ad esempio i cartoni animati), accompagnati da messaggi che inneggiano alla superiorità della razza bianca e alla xenofobia.

I ricercatori del Centro Wiesenthal hanno spiegato che i neonazisti online, utilizzando le risorse messe a disposizione dallo sviluppo delle nuove tecnologie, si sentono parte di un movimento internazionale e, dal momento che non trovano spazio sui media tradizionali, si servono di Internet – che è lo strumento di comunicazione che i giovani ormai prediligono e attraverso il quale è più facile comunicare – per tentare di rendere più efficace la loro opera di proselitismo.

Il terreno sul quale combattere la diffusione di questi “siti dell’odio”, sostiene Weitzman, è non tanto quello della censura, quanto piuttosto quello dell’educazione dei più giovani alla fruizione critica dei contenuti nei quali si imbattono navigando in Internet.

L'autore

  • Annarita Gili
    Annarita Gili è avvocato civilista. Dal 1995 si dedica allo studio e all’attività professionale relativamente a tutti i settori del Diritto Civile, tra cui il Diritto dell’Informatica, di Internet e delle Nuove tecnologie.

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