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Sistemi anticopia, siamo alla farsa

15 Ottobre 2003

Sistemi anticopia, siamo alla farsa

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Il nuovo, mirabolante sistema di protezione della casa discografica BMG si scavalca semplicemente premendo il tasto Maiusc. Non ridete, perché nonostante tutto c'è poco da ridere

La BMG ha pubblicato da poco un album, Comin’ From Where I’m From di Anthony Hamilton, dotandolo del nuovo sistema anticopia MediaMax CD3, che secondo i test commissionati dalla SunnComm, società che lo produce, fornisce “ un livello incredibile di sicurezza“.

Avete capito? Non un livello “alto”, “buono” o “così così”. Un livello “incredibile”. Detto così, sembra che se solo pensate di copiarlo, o magari soltanto di ascoltarlo di straforo in negozio, verrete arrestati immediatamente dalla psicopolizia, in stile Minority Report. O forse il disco si autodistruggerà in modo esplosivo come la Lotus Esprit Turbo di James Bond in Solo per i tuoi occhi, fracassandovi i timpani. Vi sta bene, così non potrete mai più tentare di ascoltare musica a scrocco.

Sia ben chiaro che questi test che certificano il suddetto livello “incredibile” non sono stati svolti dal primo cialtrone trovato per strada. Nossignore: è stata scomodata la crème de la crème dei collaudatori antipirateria, pagata dai pezzi da novanta dell’industria del disco, gente che non bada a spese e usa il top della tecnologia pur di schiacciare i pidocchiosi copioni di CD.

Infatti come dice il comunicato SunnComm, “i CD MediaMax sono stati testati allo scopo di determinarne la conformità alle procedure e linee-guida ufficiali di test per i contenuti protetti, delineate di recente dalla Record Industry Association of America (RIAA) e dalla International Federation of the Phonographic Industry (IFPI)”, e la rigorosa verifica è stata condotta dal Professional Multimedia Test Centre (PMTC), società di “fama mondiale” (dicono loro) sita in quel di Diepenbeek, in Belgio. E manco a dirlo, “i prodotti MediaMax CD3 hanno superato tutti i test e dimostrato la conformità agli standard più severi”.

I test sono stati condotti “usando un vasto insieme di computer Microsoft Windows e Apple Macintosh insieme a molti dei ben noti programmi ripper attualmente disponibili in commercio”. I superscienziati del PMTC hanno rilevato che “nessuno dei programmi ripper usati nel test è stato in grado di creare una copia non autorizzata utilizzabile del CD protetto, offrendo pertanto un livello verificabile e lodevole di sicurezza per il prodotto SunnComm”. Traduzione: schifosi pirati, tremate, non avete scampo! Stavolta siete fregati, perché questa è la Madre di Tutte le Protezioni Anticopia.

Ma che cosa succede quando le menti più sublimi dell’industria del disco si riuniscono per concepire un po’ incestuosamente un sistema anticopia che offre un livello “incredibile” di sicurezza? Succede che arriva uno studente americano di nome John Halderman, inserisce in un comune computer il CD superprotetto partorito dai cervelloni del vinile, pigia il tasto Maiusc e se lo copia senza alcun problema.

Forse era questo che intendevano per “incredibile”.

Analisi di una farsa

Probabilmente non troverete troppo “incredibile” che dopo la pubblicazione del rapporto di Halderman presso l’università di Princeton, dove il giovanotto studia informatica, le azioni della SunnComm abbiano perso un quarto del proprio valore, per un totale di circa dieci milioni di dollari andati in fumo. Del resto, con una figura da cioccolatai di queste dimensioni non ci si poteva aspettare di meno.

Per capire quanto sia patetica la figura fatta dai magnati del disco e dai loro strapagati servi in camice bianco occorre esaminare in dettaglio come funziona (o forse dovrei dire non funziona) il sistema MediaMax CD3, come ha fatto Halderman. Allo studente di Princeton non interessava piratare il CD di Anthony Hamilton, anche perché se l’è comperato regolarmente: interessava soltanto valutare quanto è realmente efficace questo sistema antipirateria. Se è così strombazzato, sarà il non plus ultra, quindi particolarmente meritevole di studio.

E Halderman è appunto uno studente di informatica; dunque la sua è una ricerca più che legittima, che gli vale punti per la laurea (oltre che una bambolina con le sue fattezze, trafitta di spilli, in ogni ufficio della SunnComm e della BMG). Oltretutto, se salta fuori che SunnComm mente quando dice che il proprio sistema anticopia è invulnerabile, ci sono gli estremi per una denuncia per truffa perpetrata ai danni dei discografici. La sua è dunque un’opera meritoria a difesa dei consumatori e delle case discografiche.

Il disco protetto studiato da Halderman contiene dodici canzoni, per un totale di 52 minuti. Per ogni brano sono presenti una traccia CD audio regolare e una corrispondente traccia cifrata in formato Windows Media Audio. Le tracce WMA sono suonabili soltanto scaricando da Internet l’apposito certificato digitale, mentre per impedire il ripping delle tracce CD audio, quando si infila il CD in un computer il sistema MediaMax CD3 carica automaticamente del software che disturba l’acquisizione del segnale audio digitale.

Il guaio è che se appunto non viene caricato questo software “disturbatore”, le tracce sono perfettamente rippabili, come si dice in gergo. E quale tecnologia altamente sofisticata viene utilizzata da SunnComm per obbligare l’utente a caricare questo software? Semplicemente l’AutoRun di Windows (Autostart per MacOS).

Traduco subito. Avete notato che quando infilate un CD di un gioco o di un’enciclopedia oppure un CD musicale in un PC, Windows lo apre o lo suona automaticamente? Ecco, quello è l’Autorun. Una gran comodità, ma anche un ottimo sistema per intrufolare virus e ogni sorta di immondizia informatica, nonché una sublime scocciatura quando decide da solo di suonarvi per la ventesima volta il disco che avete lasciato nel lettore. Non per nulla molti utenti disattivano l’Autorun permanentemente.

L’Autorun di Windows è disattivabile anche temporaneamente in un modo assai semplice: basta tenere premuto il tasto Maiusc (Shift per gli esterofili) mentre si infila il disco. Non è un segreto: è scritto nella documentazione online di Microsoft. Ma se non funziona l’Autorun, non funziona neppure il sistema anticopia di SunnComm. Basta quindi disabilitare permanentemente l’Autorun, oppure semplicemente premere il tasto delle maiuscole, e l’ultimo grido in fatto di protezioni viene completamente aggirato.

Non è finita. Siccome l’Autorun viene appunto disabilitato permanentemente da molti utenti per tutt’altre ragioni, può capitare di infilare un CD protetto dall’“incredibile” sistema MediaMax CD3 e copiarlo senza accorgersi affatto che ha una protezione. A un utente Linux, poi, una protezione che funziona solo se si esegue un software per Windows non fa un baffo: non la vede neppure.

Altro che “livello verificabile e lodevole di sicurezza”: questo sistema anticopia è un colabrodo, una patacca, un bidone. Se mi è permesso, a questo punto approfitto del mio piccolo pulpito per chiedere ai signori della BMG quanta è costata questa presa per i fondelli perpetrata da SunComm e certificata dai Puffi del PMTC, e soprattutto quanto inciderà sul prezzo di vendita dei dischi.

DMCA, la verità è un delitto

Questa storia potrebbe essere seppellita da una risata, facendo il paio con la débâcle analoga che colpì qualche tempo fa la Sony quando si scoprì che il suo sistema anticopia Key2audio era scavalcabile scrivendo sul disco con un semplice pennarello, se non fosse che esiste negli Stati Uniti una legge, la DMCA (Digital Millennium Copyright Act), che punisce chi scavalca un sistema di controllo dell’accesso a opere protette da copyright o facilita altri nel farlo fornendo istruzioni o apparecchi utilizzabili allo scopo.

In teoria, la DMCA contiene eccezioni che tutelano i legittimi ricercatori del settore come Halderman, ma questo non impedisce ai produttori dei sistemi anticopia e alle case discocinematografiche di minacciare cause miliardarie, come è successo a un altro illustre rappresentante di Princeton, il professor Felten, consulente del Dipartimento di Giustizia USA durante il processo antitrust contro Microsoft. La RIAA lo diffidò dal pubblicare i risultati della propria ricerca sull’inaffidabilità di un altro strombazzatissimo sistema anticopia, l’SDMI. Felten dovette ricorrere in tribunale, con tutti i disagi e le spese del caso, per far dichiarare legittima la propria attività di ricerca.

Questa costante minaccia sta mettendo in crisi i ricercatori statunitensi del settore, che non riescono a lavorare sotto la spada di Damocle delle diffide del potente di turno. Una causa, anche se solo minacciata, significa fermare il lavoro per mesi e sostenere spese enormi per la propria difesa.

Anche Halderman è stato minacciato dalla SunnComm, ma la società ha fatto un precipitoso dietrofront quando si è accorta degli ulteriori sberleffi che si sarebbe tirata addosso. Una causa avrebbe comportato accuse surreali, come quella che il tasto Maiusc è un circumvention device, ossia un dispositivo per aggirare i sistemi anticopia, e che quindi i produttori di tastiere agevolano i pirati: ergo l’esigenza improrogabile di abolire il tasto delle maiuscole. Un’altra perla che sarebbe emersa al processo sarebbe stata l’idea che Microsoft, avendo pubblicato le istruzioni che consentono di aggirare il sistema anticopia, è anch’essa colpevole di favoreggiamento della pirateria.

Roba da cowboy capitalisti che non potrebbe succedere nella civilissima Europa? Dicevano così anche dei blackout, e guardate cos’è successo. In realtà siamo messi anche peggio: leggi analoghe sono in vigore, o lo saranno presto, anche in buona parte dei paesi europei, e spesso non contengono neppure le eccezioni per la ricerca scientifica nel campo della sicurezza previste invece dalla DMCA statunitense. Significa che se non facciamo niente, rischiamo di trovarci in un regime in cui dimostrare che una protezione anticopia non funziona è reato. Gridate che il re è nudo, e vi sbatteranno in galera. Come dicevo, c’è poco da ridere.

L'autore

  • Paolo Attivissimo
    Paolo Attivissimo (non è uno pseudonimo) è nato nel 1963 a York, Inghilterra. Ha vissuto a lungo in Italia e ora oscilla per lavoro fra Italia, Lussemburgo e Inghilterra. E' autore di numerosi bestseller Apogeo e editor del sito www.attivissimo.net.

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