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Sindrome Cinese: Shanghai – un Maglev fa levitare la Cina verso il terzo millennio

18 Febbraio 2005

Sindrome Cinese: Shanghai – un Maglev fa levitare la Cina verso il terzo millennio

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Il mio Quinto Giro del Mondo da Est verso Ovest è giunto alla sua ultima tappa, così come il mio Diario Telematico: parto da Hong Kong per Shanghai, l'American Acropolis del nuovo Far West

Ed è proprio questa città che unisce idealmente la lontana California alla Cina quale ultima frontiera di conquista delle nuove tecnologie e delle meraviglie create dal genio umano.

Giunto all’aeroporto di Shanghai, mi rendo subito conto che lo stereotipo della vecchia Cina per questa megalopoli di 15 milioni di abitanti non ha più ragione d’essere.

I controlli rapidissimi dell’immigrazione mi fanno capire subito di essere “il benvenuto”.
Qui la preoccupazione delle autorità si concentra maggiormente verso eventuali problematiche di tipo sanitario a causa della fortunatamente sventata epidemia di SARS che ha colpito il sud-est asiatico nel passato. Segno evidente di tale preoccupazione sono i sempre attivi scanner termografici presenti presso le gate dei controlli doganali per prevenire l’entrata di potenziali persone infette.

Un Maglev fa levitare la Cina verso il terzo millennio

A Shanghai è presente una meraviglia della tecnologia moderna che non ha eguali in tutto il resto del nostro pianeta: il Maglev. Questo è uno dei motivi che ha indirizzato la scelta di Shanghai quale ultima tappa nel mio tour: l’unico Treno a Levitazione Magnetica al Mondo regolarmente in servizio, collega l’aeroporto di Shanghai alla città giungendo presso il quartiere ipermoderno di Pudong. Sono 32 chilometri percorsi in soli 7 minuti e 30 secondi.

La Maglev Station, è all’interno del complesso aeroportuale: acquisto un biglietto VIP al prezzo di 9 Euro e salgo sul treno. Un display all’interno dello scompartimento indica in 0 Km/h la velocità. Il treno parte, dopo circa 20 secondi sono a 120 Km/h, le piccole ruote di sostegno si sollevano ed il treno rimane sospeso su un tappeto magnetico a 3-5 centimetri dalla sua sede sopralevata di scorrimento. Inizia la levitazione, nei due minuti successivi il supertreno raggiunge la velocità di 431 Km/h, nessuno scossone, nessun rumore, nulla di nulla. Le auto che percorrono le corsie di sorpasso dell’ampia autostrada adiacente vengono superate ad una velocità impressionante: questo è l’unico vero metro di misura per capire che “si sta volando”. La tratta, a velocità di crociera di 430 chilometri l’ora, viene percorsa in circa quattro minuti, inizia la decelerazione, sono già arrivato in città, dieci minuti di taxi e raggiungo il mio albergo in Pudong il quartiere più tecnologico e avveniristico di tutta la Cina. Su questo percorso qualche settimana fa un Maglev senza passeggeri ha toccato la velocità record di 520 chilometri l’ora. Siamo di fronte ad una di quelle innovazioni che si leggevano nei libri di fantascienza solamente 20 o 30 anni fa.

La scelta di investire 1.2 miliardi di dollari per realizzare 32 chilometri di ferrovia avveniristica non è pura follia: è la razionale volontà di dimostrare a tutto il mondo le immense potenzialità tecnologiche di questo popolo risvegliatosi da un “lungo sonno”. Il quartiere di Pudong è un esperimento all’interno di quel grande esperimento sociale che rappresenta Shanghai per la Cina: un’area di circa 20 chilometri quadrati che fino al 1991 era un acquitrino malsano, è stata trasformata in uno dei più moderni ed avveniristici centri tecnologici e commerciali del pianeta, abitato oggi da milioni di persone e sede delle più grandi Corporations mondiali. L’American Acropolis di William Gibson qui trova il suo compimento con città nuove nate dal nulla e destinate a condurre nel terzo millennio una Cina che ci stupirà sempre più nei prossimi anni.

Giunto in albergo mi “sincronizzo” con il Cyberspace grazie alla connessione Lan a 100 Megabit/Sec offertami per pochi Euro direttamente nella mia stanza: dopo un breve riposo mi reco presso il Jin Mao il grattacielo che troneggia su Pudong e che con i suoi 421 metri rappresenta il quarto palazzo più alto al mondo. La vista di Shanghai by night dalla cima della costruzione è semplicemente inebriante, luci e colori sfavillanti allietano la notte della città. Una buona cena a base di sushi e rientro in albergo.

Queste meraviglie non possono essere ignorate: all’una e trenta di notte mi collego con l’Italia per raccontare in diretta questa mia stupenda avventura. Sono ospite quale “inviato speciale 0050” degli amici di Caterpillar, la simpaticissima trasmissione di Radio Due che ogni sera allieta il rientro casalingo di milioni di pendolari italiani. Bisogna riflettere molto su quello che sta accadendo: mentre in Italia i pendolari bloccano i treni lumaconi per la disperazione ed i ferrovieri scioperano per avere maggiore sicurezza sulle tratte, in Cina si pensa di estendere il servizio del Maglev da Shanghai ad altre città della grande nazione…

Un esperimento high-tech socio-genetico

Nelle giornate successive, visitando la città, ho la conferma della iperattività di questo popolo dalle mille risorse, dove interi quartieri vengono spianati -sicuramente con costi sociali non indifferenti- per fare spazio a nuovi grattacieli, nuove infrastrutture, nuovi business: è un rullo compressore che distrugge e rigenera in continuazione. Ogni settimana viene inaugurato un nuovo palazzo dalle sfidanti architetture avveniristiche: non siamo di fronte al grigiore architetturale del passato, interi grattacieli a Pudong la sera divengono il display video della nuova ricchezza occidentale.

Nell’ultimo giorno della mia permanenza mi reco presso il nuovissimo Science and Technology Museum di Pudong, il più moderno e futuristico museo dedicato all’innovazione scientifica presente in Cina. All’interno del complesso inaugurato quattro anni fa per ospitare l’APEC 2001 (Asia and Pacific Economic Cooperation summit, la conferenza economica di tutti gli stati che si affacciano sul Pacifico – Ospitata nel 1998 a CyberJaya in Malesia), sono presenti ben 3 teatri Imax di cui uno sferico, uno big flat ed uno 4D. Il museo è un mix evoluto tra l’Exploratorium di San Francisco ed il Museo di Scienza Naturale di New York, sull’Ottantunesima Strada di fronte a Central Park.

Dopo aver per l’ennesima volta assaporato alcuni documentari presso i tre IMAX, mi sorprendo nuovamente nel settore dedicato alla ricerca genetica dove troneggia all’interno di una teca in vetro un topolino con un orecchio umano impiantato sul dorso. Mi rendo conto come la scena non sia delle più edificanti, ma questa è in un certo senso la sintesi finale di questo mio viaggio. Shanghai è uno dei luoghi di ricerca più avanzati al mondo nel campo delle biotecnologie e delle sperimentazioni genetiche, anche per le estremamente permissive leggi che hanno reso appetibile ai Ricercatori ed alle Corporation tale area del mondo. Mi rendo conto di come i confini etici siano ampiamente superati in questo nuovo Far West del mondo e del potenziale pericolo di queste innovazioni.

Ma tutta la megaolopoli è un grande esperimento, infatti il Governo Cinese non ha scelto di aprire al mondo capitalista l’intera nazione – è il famoso modello “uno Stato, due Sistemi” adottato anche per Hong Kong dal 1997: sono state scelte alcune grandi città alle quali sono state conferite ampie libertà di “sperimentazione”.

Se l’esperimento socio-economico avrà successo, il modello potrà essere nel tempo “esportato” nelle province interne rendendo la Sindrome Cinese una realtà ineluttabile con la quale dovremo confrontarci nei decenni a venire.

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