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Sindrome Cinese – IMAX 4D, la vendetta su Imax Cube

13 Gennaio 2005

Sindrome Cinese – IMAX 4D, la vendetta su Imax Cube

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Il terzo capitolo del mio viaggio intorno al mondo si svolge ancora nella Florida Centrale, nei pressi di Orlando, la patria dei Parchi a Tema che fanno sognare grandi e piccini

Dopo aver visitato nel mese di settembre 2004 il Futuroscope di Poitiers, il più grande Parco a Tema al mondo dedicato alla multimedialità ed al fenomeno IMAX, ecco una breve riflessione su come in qualche modo dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, gli americani si stiano prendendo una piccola rivincita con il fenomeno dell’Imax 4D.

Negli Universal Studios Florida, sono presenti alcune attrazioni estremamente interessanti dal punto di vista della multimedialità. Tra le varie simulazioni di effetti speciali utilizzati nel corso degli anni nei vari film, sono particolarmente interessato a constatare l’evoluzione del fenomeno Imax 3D ai massimi vertici.

In ben due aree del parco degli Studios, sono in proiezione spettacoli tridimensionali a carattere specifico. In particolare da alcuni anni è in proiezione nella apposita sala il film Terminator 3D che vede interagire attori reali con il film tridimensionale (fruibile con gli appositi occhiali a polarizzazione magnetica), unico del suo genere, girato a suo tempo appositamente per tale spettacolo da Arnold Swarzenegger, oggi governatore dello Stato della California.

Simile a Terminator 3D in termini di tecnologia utilizzata è “Honey I Shrunked the Audience” (Cara, ho ristretto gli spettatori – dalla famosa serie dell’inventore pazzo interpretato da Rick Moranis) in proiezione presso i Disney/MGM Studios. I due spettacoli hanno in comune un particolare non presente presso gli Imax del Futuroscope di Poitiers ed in generale presso gli IMAX di mezzo mondo: la sala è stata creata ad hoc per la singola proiezione. Infatti, accanto agli effetti visivi e sonori generati dalla proiezione tridimensionale, sono aggiunti effetti speciali creati all’interno della sala stessa, dove le poltrone (ogni sala può contenere alcune centinaia di persone) pilotate da martinetti idraulici si “agitano” in funzione della proiezione e sono predisposte per emettere suoni aggiuntivi, nonché spruzzi d’acqua, di vapore o di fumo unitamente a particolari fenomeni tattili in funzione dei momenti della proiezione.

Ma il top si raggiunge proprio presso gli Universal Studios, dove è in proiezione da qualche mese la terza avventura – questa volta in “quattro dimensioni” – della saga del famoso “orco verde digitale” Shrek. Mentre in questi giorni in Italia esce sugli schermi cinematografici per la gioia di grandi e piccini Shrek II, l’avventura “ideata” ad hoc per gli Studios raggiunge i vertici della perfezione della Computer Graphics di tutti i tempi. Graditissimo dal pubblico che si accoda con attese anche superiori all’ora, lo spettacolo non delude assolutamente l’attesa. La combinazione di un IMAX 3D e di effetti scenografici di notevole portata all’interno della sala, fanno a malapena da cornice alla perfezione grazie alla quale l’avventura in formato digitale restituisce allo spettatore una sensazione di realismo impressionante.

Come in altre “puntate” precedenti della serie mi viene voglia di ripetere “a quando tutto ciò anche in Italia”? Ma in questo caso siamo veramente di fronte ad una sequenza di “offerte mediatiche” difficilmente replicabili se non nell’ambito di un contesto di investimenti mastodontici che pochi colossi al mondo sono in gradi di fronteggiare.

Alla ricerca del perfetto comunicatore universale

Ancora estasiato dalle meraviglie di Shrek 4D rientro presso il mio albergo che si trova nei pressi del Florida Mall, uno dei più grandi centri commerciali degli Stati Uniti e decido, dopo lunghe consultazioni in Rete effettuate in queste settimane, che il mio antico e ormai obsoleto Nokia Communicator 9100i ha bisogno di un rimpiazzo: decido di acquistare quello che ritengo oggi il Top nell’ambito del campo dei Palmari o Smart Phone che dir si voglia (la linea di confine si assottiglia sempre più).
La scelta cade sul Treo 600 della Palm.

Il Treo 600 è un oggetto che combina ad una leggerezza e compattezza notevoli, una serie di funzioni che crossano agilmente tra il classico palmare multimediale di fascia alta ed il telefono intelligente, facendo comprendere veramente all’utilizzatore quanti passi avanti abbia fatto la tecnologia in questi anni.

Il PalmOne 600 può essere usato come telefono praticamente in tutto il mondo grazie alle quattro bande di trasmissione supportate, utilizza il GPRS per una buona navigazione su Internet e gestione delle mail, ha una piccola camera 640×400 ed è un palmare multimediale espandibile con carte SD a piacere (avete provato con quella da un Giga?), inoltre la quantità di accessori disponibili, a partire dal navigatore GPS, lo rendono uno strumento modulare ed espandibile.

Presso il punto vendita di una importante catena informatica americana all’interno del Florida Mall, vedo l’oggetto del desiderio. Mi scontro subito con il fatto che sono presenti diverse versioni “brandizzate” dalle differenti case di telefonia mobile americana. Chiedo un modello che possa supportare la mia scheda SIM italiana e mi viene fornita una versione della T-Mobile che prevede la possibilità di inserire una SIM differente. Il poco esperto e direi sprovveduto commesso mi dice di non sapere però se la scheda italiana possa essere riconosciuta dal telefono.

Non mi viene dato modo di provare l’oggetto: devo comunque acquistarlo.
Mi sembra una pessima politica di vendita. Acquisto il Treo, apro la confezione e mi accerto della possibilità di utilizzare la SIM: purtroppo come intuito la brandizzazione del telefono impedisce l’utilizzo di schede di altri carrier telefonici. Riconsegno il palmare con disappunto presso il negozio ma rischio per la loro politica di “return” di dover addirittura pagare una “piccola cifra” (10%) per il mancato acquisto. Dopo aver parlato con il responsabile delle vendite e aver dimostrato “manuale alla mano” che sarebbe bastato poter anche solo consultare il manuale personalizzato dalla casa telefonica (semplicemente estraendolo dalla confezione prima dell’acquisto) per non procedere alla transazione, riesco a riavere indietro i miei soldi.

Lezione: in America, e in generale nella maggior parte dei paesi al di fuori dell’Italia, i telefoni hanno uno strettissimo legame con i carrier. Il problema è che oggi telefoni e palmari si stanno fondendo in un unico oggetto.
La parolina magica è UNLOCKED: i modelli legati a piani telefonici (spesso vincolanti per almeno due anni) vengono quasi regalati ed è al contempo difficile trovare un telefono che non sia stato in qualche modo personalizzato. I telefoni non legati ad un piano tariffario vengono denominati appunto UNLOCKED perché non fisicamente o logicamente vincolati ad una casa telefonica.

Cerco quindi, al mio rientro in Hotel, su Internet, un venditore di Treo unlocked, ma per avere la certezza assoluta che il modello sia pienamente utilizzabile, contatto direttamente via mail la Palm che nell’arco di 12 ore mi fornisce l’elenco delle rivendite autorizzate per tale modello in Florida. Purtroppo devo però partire per Los Angeles e non riesco a effettuare l’acquisto. Proverò in California nei prossimi giorni.

Sempre su Internet scopro un nuovo business: quello dei siti che garantiscono di rendere unlocked qualsiasi telefono che sia stato vincolato a piani tariffari, ma dai newsgroup dedicati all’argomento scopro anche che solitamente dopo qualsiasi upgrade software, lo smartphone torna a essere bloccato come in origine….

Sul sito americano della Palm è in vendita da qualche giorno il nuovissimo e potentissimo TREO 650 che non è ancora ovviamente uscito Italia…. e probabilmente difficilmente vi arriverà: per ora è fornito dalla casa telefonica SPRINT, è in vendita solo negli USA e l’attuale versione non prevede nemmeno l’esistenza di una SIM card!

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