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Silenzio, please, il manager riflette

06 Aprile 2009

Silenzio, please, il manager riflette

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Come mobilitare l'azienda, attivare il talento, riscaldare la motivazione delle persone, senza formule scontate o slogan preconfezionati? Lo spiega un ebook (gratuito) appena pubblicato da Apogeo. Un dialogo fra gli autori, Beppe Carrella e Barbara Parmeggiani

Beppe Carrella è un manager allo stesso tempo tipico e insolito. Tipico perché è sempre indaffarato, dinamico e inarrestabile tra mille riunioni, progetti, appuntamenti, idee. Insolito perché non aderisce per nulla al classico stereotipo dell’uomo d’affari tutto ruolo, prestigio e frasi fatte.

«Beppe, da dove nasce Provocazioni Manageriali?», gli chiedo, in bilico tra un panino e una Coca, in un affollato bar della Capitale.

Viene da lontano, come tanti libri. Nel corso del tempo ho spesso preso la penna e buttato giù i pensieri. La cosa importante (e forse diversa) è che non erano pensieri per me, è che ce n’era bisogno. Sono riflessioni e concetti scaturiti dall’esperienza, che commentano la pratica lavorativa e che volevo utilizzare per promuovere motivazione e partecipazione. Esperienze e sensazioni da condividere e discutere con altri: le persone che operano in azienda. Volevo fornire uno sfondo di rappresentazioni a ciò che stavamo facendo. Volevo stimolare altri a fare le cose con consapevolezza e motivazione, a osare e fare, con entusiasmo. L’azione manageriale ha un versante eminentemente pragmatico, fattivo. Un manager fa andare avanti le cose: sei impegnato tutti i giorni nella battaglia del quotidiano, a far quadrare i conti, ad alimentare la soddisfazione dei clienti, a verificare che tutto (processi e persone) vada avanti come si deve. Sei focalizzato a rendere l’ambiente di lavoro responsivo, comunicativo, aperto. Per quanto mi riguarda, ho sempre pensato che è decisivo lavorare sulla motivazione e per far questo la comunicazione è l’elemento chiave.

«Se capisco bene, il libro nasce dal desiderio di fornire una sorta di background pensante all’azienda…», intrufolo un commento, mentre squilla l’ennesimo bip da Sms. Dopo un rapido sguardo Beppe riprende il filo.

Credo che come manager metti pienamente in gioco risorse fisiche, mentali, coinvolgi persone e enti, impegni i loro cervelli, condividi le emozioni, gli obiettivi. Ecco, ho cercato di fare del parlare e del raccontare uno stile. Non spieghi, non argomenti, racconti. Non cerchi consenso, ma cose da fare. Non deleghi la presenza, ma partecipi e stimoli partecipazione. Fai tutto questo spesso anche sull’onda delle emozioni, con il desiderio di mostrare che le cose possono accadere, che il successo è a portata di mano.  Magari mostri sicurezza e racconti anche qualche bugia («tranquilli», «non può succedere niente di negativo», «ci stiamo davvero divertendo», «non preoccupatevi»), ostentando una serenità che non è certezza ma fiducia nelle potenzialità delle persone e delle situazioni. Fai tutto questo e nel frattempo incroci le dita, ti rivolgi a pratiche manuali antisfiga… Poi però resti da solo con i tuoi pensieri, con le scelte e i dubbi (giusto/sbagliato), con le angosce di sapere che ci sono 1.000 persone che dipendono anche dalle tue scelte, dal tuo modo di condurre. Persone che devono pagare il mutuo, che hanno degli affetti, che vivono le loro emozioni, che vogliono credere nella possibilità di farcela anche in tempi difficili. Ecco, sei solo.

«Si può dire che hai cercato di scavare nell’esperienza manageriale? Che cosa ne può ricavare secondo te un lettore?», gli chiedo mentre l’avventore del tavolo accanto sbircia incuriosito le copie del libro che stiamo sfogliando, con le sue foto e immagini attraenti.

Avevo bisogno di provocare gli altri e me stesso, a fondo, senza preconcetti. Ho provato a raccontarmi e raccontare quello che accade mentre accade. Ho provato a motivare quello che facevo, cercando sostegno nel mio personale patrimonio culturale e di esperienze, rendendo espliciti i legami, le connessioni, gli antefatti culturali. L’ho fatto scrivendo, un’attività che richiede di fermarsi e mettere sulla carta i sogni, i dubbi, le incertezze. Nel silenzio spesso ti trovi a riversare sulla tastiera il tuo disagio di non sapere cosa accade veramente. Vuoi rassicurarti, nella solitudine dei tuoi pensieri, nel silenzio del tuo argomentare interiore che quello stai facendo è nella direzione giusta. Ho poi sentito la necessità di condividere, con tutte le sue contraddizioni, con coloro con i quali quelle cose le stavo facendo.  E l’ho raccontato (attraverso eventi, newsletter e giornale aziendale) sperando di dare corpo a una migliore comprensione, dando evidenza ai nessi tra il fare e il pensare. Ecco perché Provocazioni manageriali nasce dal silenzio, dopo la concitazione del fare. Un po’ un discorso all’incontrario, una rivisitazione a ritroso. Un po’ come suonare gli accordi dalla fine dello spartito, come avviarsi a leggere un giallo conoscendo il colpevole. Chi legge può probabilmente trovare dei modelli e delle idee per meglio comprendere quello che accade. Se sono servite a me e all’azienda probabilmente potranno essere utili anche per altri manager e imprenditori, o comunque professionisti che vogliono meglio capire le pressioni e i problemi relativi alla gestione delle persone e del talento aziendale con cui un manager si trova a confrontarsi.  E anche un modo di affrontarli e risolverli attraverso un linguaggio insolito e popolare.

«In che rapporto è il libro con le scienze sociali e manageriali contemporanee?». Beppe tossisce, qualcosa è andato di traverso?

Mi ricordo che, di fronte ai miei interventi, molti mi chiedevano a chi mi rifacessi, a quale modello mi ispiravo, quali erano i riferimenti di casi di successo a cui mi rifacevo. Non sapevo (e per la verità non lo so ancora) che cosa rispondere. A volte mi sono inventato nomi di professori inesistenti, di casi visti all’opera e funzionanti in posti strani (ma sempre molto lontani). Non lo sapevo. E poi che credibilità avrei mai avuto se avessi confessato che i miei modelli erano e sono l’indagatore dell’occulto Dylan Dog, i mitici Beatles, la rabbia di Bruce Springsteen, la tenacia di Don Chisciotte e Ronzinante, il cambiamento di Pinocchio, la trasversalità di Vasco Rossi, il trasformismo di Arturo Brachetti, i film di Sergio Leone, Woody Allen, la saga Star Wars e così via? Come giustificare che poi leggere i testi e sentire la musica di Fabrizio De André ti provoca una scarica di adrenalina di emozioni e, quasi come in un insight, capisci che cosa significa stare dalla parte dei più deboli, degli eterni secondi e forse anche cosa provare a fare? Non puoi giustificarlo, non puoi dirlo. In Italia queste cose le puoi leggere sui grandi libri di management americano e in tal caso vanno bene. In Italia devi avere il modello, devi avere i riferimenti.

«Ah, ecco perché allora hai fatto questo double-face italiano e inglese…» dico, rovesciando il libro e facendo comparire titolo e testo in inglese, «hai voluto sfidare i guru anglosassoni nella loro stessa lingua!».

Certamente questa idea di ponte, di transito, di diffusione internazionale mi ha intrigato. D’altronde la globalizzazione ci fa vivere in un mondo del business che è sempre almeno bilingue: lingua locale più inglese (se non viceversa), spesso con importanti contaminazioni anglofone in qualsiasi frase e discorso.  Ecco, ho voluto riversare in maniera ironica questa situazione anche nel volume.

«E poi è diventato un e-book…»

In fondo mi occupo da anni di informatica, non ce lo dimentichiamo. La dimensione pervasiva della comunicazione internet è così poco sfruttata, restano ancora tante opportunità legate alla possibilità di diffondere idee, aprire canali nuovi, di far circolare pensiero. Mi sembra naturale portare la provocazione in rete, accessibile a tutti.

«Un caffè, Beppe?» La nostra conversazione volge alla fine e, rigirando lo zucchero, mentre lui è indaffarato con l’ennesima telefonata (ma di che cosa sta parlando, dei biglietti per il concerto del grande Bruce?) mi astraggo un momento dal rumore circostante e con immediatezza mi si forma davanti la risposta: Provocazioni Manageriali nasce dal silenzio, semplice!

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Il libro Provocazioni Manageriali può essere consultato gratuitamente in formato ebook oppure acquistato in formato cartaceo al prezzo di 10 euro.

L'autore

  • Barbara Parmeggiani
    Barbara Parmeggiani, Executive Coach e Consulente di Direzione in Watson Wyatt, è stata CEO della società Icus France e Direttore Menagement Development RSO. Antropologa e psicologa, da anni opera nel settore HR per numerose imprese italiane e multinazionali.

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