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Signora mia, il calcio è malato

08 Maggio 2006

Signora mia, il calcio è malato

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Astrazioni fatali, ovvero analogie che partono da libri: inauguriamo questo spazio periodico con "The Wisdom of Crowds" di James Surowiecki. Il calcio, i giochi a somma non zero, i problemi cooperativi e, a margine, alcune logiche che è bene tenere presente quando si ha a che fare con la Rete

Eh, signora mia, non ci sono più le mezze stagioni. Una volta i treni arrivavano in orario. Che tempi, che tempi, ha visto il prezzo delle zucchine al mercato? E il calcio. Il calcio è malato. È malato da quando ero piccolo, forse anche da prima.

Nell´estate del 2002 un grande crimine fu perpetrato contro l´intera nazione italiana. O, almeno, così sostennero dieci milioni di appassionati di calcio dopo l´eliminazione della nazionale italiana da parte della Corea del sud. […] La performance sportiva degli italiani è stata mediocre anche a voler dare un giudizio ottimista. Ma la squadra fu considerata una «vittima» a causa di un paio di brutte decisioni arbitrali, una delle quali fu l´occasione per il gol della vittoria coreano. Se l´arbitro avesse deciso diversamente, con tutta probabilità l´Italia avrebbe superato la Corea.
I tifosi italiani, naturalmente, se la presero con il direttore di gara equadoriano, il signor Byron Moreno, che fu incolpato della sconfitta. Curiosamente non lo attaccarono con l´accusa di essere incompetente (ed effettivamente fu incompetente) ma lo accusarono di essere un criminale.

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Per quanto possa sembrarci strano, qui in Patria, con queste parole comincia il capitolo 6 di The Wisdom of Crowds (La saggezza della folla). Il titolo del capitolo è significativo: La società esiste: le tasse, le mance, la televisione. E la fiducia. Nel libro, un bestseller negli Stati Uniti, James Surowiecki indaga i casi in cui, contrariamente ad ogni aspettativa, il comportamento delle masse (o dei gruppi) produce valore sociale. Al libro io ci sono arrivato continuando gli studi su alcune parole chiave (collaborazione, intelligenza collettiva, processi sociali ecc.) che secondo me possono spiegarci come funziona la società digitale. Magari aiutandoci a rispondere a una domanda che in qualche modo potrebbe sovvertire alcune convinzioni tradizionali: come ha fatto Internet a svilupparsi tanto e così rapidamente negli ultimi dieci anni senza disporre di alcun governo o coordinamento? Oppure, detto diversamente, quali sono i processi sociali che si nascondono dietro certi comportamenti collettivi?

Ma torniamo al calcio. Surowiecki analizza le reazioni della stampa, i pareri dei giocatori. Totti, citato in inglese, sembra sostenere la cospirazione con la nonchalance di un fine intellettuale. Persino Gattuso, trovato su un saggio di spessore, fa un certo effetto, tanto che sarei tentato di lasciarlo in inglese: «Il sistema-calcio ti impedisce di dire la verità e di essere te stesso», dice. Mastino in campo e mastino fuori.

L´analisi di Surowiecki è interessante:

Agli occhi di un osservatore esterno, l´accusa di corruzione sembra un po´ folle. Molti arbitri onesti spesso prendono decisioni sbagliate o fanno errori. Perché credere che il caso di Moreno sia differente?
Ma dal punto di vista di qualcuno che conosca il calcio italiano l´accusa è perfettamente coerente, perché la corruzione è considerata lo stato normale delle cose. Ogni anno la stagione sportiva è macchiata da accuse settimanali di stampo criminale o di scorrettezza. È la norma che le squadre protestino contro gli arbitri o che richedano di non essere arbitrate da questo o da quello. Ogni lunedi sera uno show TV chiamato Il Processo di Biscardi dedica due ore e mezza a sezionare le decisioni arbitrali e ad accusare i direttori di gara di favoritismi.

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L´effetto di tutto questo sul calcio italiano, spiega Surowiecki, non è affatto buono. I nostri giocatori sono tra i migliori del mondo, ma il calcio come sistema è molto in crisi. La sconfitta non è mai accettata come una possibilità normale in un gioco in cui si vince e si perde, ma solo come l´effetto di un contesto ostile. Ieri sera, in effetti, persino la Domenica Sportiva sembrava un programma di attualità e tutti gli osservatori chiedevano di riformare le regole. Tardelli ha sostenuto che il caso Moggi non è una novità, certe cose hanno sempre funzionato così. Molti commentatori hanno intuitivamente calcato la mano sulla parola «fiducia». La fiducia (del pubblico) è parte integrante del sistema.

Qui le riflessioni di The Wisdom of Crowds si fanno interessanti. Come sanno molti studiosi che si occupano di Rete (alla quale dobbiamo numerose evidenze di questi processi) per far funzionare le cose bene, producendo valore sociale (e fiducia), bisogna far fare uno scarto al ragionamento. Benchè l´obiettivo del gioco sia battere la squadra avversaria e nonostante il gioco sia imperniato sulla competizione, tutte le squadre hanno un interesse comune: assicurarsi che il gioco produca spettacolo e che sia interessante per i tifosi. È un interesse «cooperativo» che supera quello competitivo. È l´obiettivo che fa funzionare il sistema. Più il gioco piace, più è attraente, maggiori saranno gli incassi allo stadio, maggiori saranno i diritti Tv.
Il che si può riassumere nella forma semplice: più il calcio è pulito e spettacolare, più è un modello che funziona per tutti (squadre, pubblico, Federazione, Tv, ecc) perché tutti ci guadagnano. È un modello che Internet ha insegnato a tutti i progettisti di applicazioni: se la mappa degli interessi coccola tutti, l´applicazione funzionerà. Se no, ciccia. E vale anche per la poltica.

Il problema del calcio italiano, dunque, è il non avere una soluzione a quello che io chiamo “il problema della cooperazione”. Il problema della cooperazione spesso assomoiglia molto ad un problema di coordinamento, poiché in entrambi i casi la soluzione prevede attenzione per ciò che ogni individuo fa. […] Per risolvere un problema di cooperazione – come mantenere il marciapiede libero dalla neve, pagare le tasse, limitare l’inquinamento ecc. – i membri di un gruppo hanno bisogno di fare di più. Hanno bisogno di adottare una più vasta definizione dei propri interessi comuni, meno miope dell´istinto di massimizzare i profitti a breve. Ed hanno bisogno di riuscire ad avere fiducia reciproca, perché in assenza di fiducia perseguire ciecamente i propri interessi è l´unica strategia possibile. Ma come si crea la fiducia? E come può la fiducia fare la differenza nei processi sociali?

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Titolo: The Wisdom of Crowds

Autore: James Surowiecki

Prezzo: $ 14

Giudizio: Molto interessante per chi vuol ragionare su come funzionano alcuni processi nelle nostre società e (sebbene non sia un tema esplicito nel libro) per chi ha interesse a spiegarsi alcune dinamiche che permettono a Internet di funzionare e crescere senza coordinamento.

Che cosa ne pensano gli altri: Wikipedia, Dave Pollard, Steve Rubel, Gaspar Torriero

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