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Si annuncia un 2003 all’insegna dell’open source?

07 Gennaio 2003

Si annuncia un 2003 all’insegna dell’open source?

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GNU/Linux appare in buona forma un po' ovunque, dal desktop all'enterprise ai sistemi embedded

Fine anno, tempo di bilanci e previsioni. Consuetudine cui non sfugge il binomio software libero-open source. Ecco allora alcune segnalazioni made in USA, scelte qua e là, fresche di bit.

“Lo stato (di salute) di GNU/Linux nel 2002: buono.” Così titola l’Editor-in-Chief di “Open for Business”, e-magazine indipendente su open source e dintorni. Una panoramica sui quanto l’anno appena concluso ha portato in ambito GNU/Linux. (È bene rammentarsi di usare sempre questo termine anziché il più comodo ma impreciso Linux, sorry). In sostanza l’articolo rafforza una convinzione diffusa: pur in assenza di grosse sorprese, gran parte degli eventi del 2002 hanno ribadito la penetrazione del sistema open source nonché la crescita della comunità del Free Software. A conferma vengono citati numerosi episodi, come ad esempio il successo del primo PDA interamente basato su GNU/Linux, lanciato a marzo da Sharp Electronics (Zaurus, 500 dollari), e andato a ruba nei negozi di affermate catene nazionali quali Best Buy e Office Depot. Analogo il successo dei PC economici venduti alla grande da Wal-Mart, la serie Microtel con pre-installato LindowsOS a 199 dollari. Si segnala inoltre il lancio di UnitedLinux e della relativa versione 1.0 uscita a dicembre (con annesse polemiche sulle licenze “per-seat”), consorzio messo insieme da Caldera, TurboLinux, SuSE e Conectiva per dare l’assalto al solito Red Hat.

Quest’ultima da parte sua non ha mancato di attizzare qualche vespaio per via delle ulteriori modifiche apportate al KDE incluso nella versione 7.3 della propria distribuzione, modifiche che lo hanno reso ormai quasi identico a GNOME, la quale è divenuta di fatto l’applicazione di default. En passant, il progetto KDE riceve fondi da MandrakeSoft e SuSE, ma non da Red Hat. In ogni caso, da segnalare i grossi passi avanti di entrambi i programmi che hanno riportato in auge i progetti per GNU/Linux mirati al settore desktop. A inizio estate è arrivata l’attesa release di GNOME 2.0, praticamente in contemporanea con KDE 3.0. Mentre un altro arrivo certamente importante è stata la office suite di software libero OpenOffice.org 1.0. Insieme alla successiva diffusione di Mozilla 1.0, si può senz’altro sostenere come nel 2003 utenti vecchi e nuovi si trovino di fronte ad un vero e proprio pacchetto “alternativo” per quanto concerne gli applicativi di base (e oltre).

Invece la versione online di CIO Magazine esamina le “Big [and Not So Big] Ideas For 2OO3”. Si tratta in pratica di un’occhiata ravvicinata a quelle idee e tendenze che andranno prendendo corpo durante nell’anno appena iniziato. Non poteva ovviamente mancare il giro GNU/Linux e dintorni, cui è dedicato l’idea numero 16. Nello specifico l’articolo esamina quali parti di sistemi informatici in voga nella grande impresa appaiono maturo per essere sostituito dai corrispettivi open source. Già i server dei siti web girano per il 70 per cento su Apache, e in altre aree (desktop incluso, vedi sopra) il software proprietario va chiaramente perdendo terreno, si legge nel pezzo, “nonostante Microsoft sostenga di avere altre frecce al proprio arco per far funzionare sempre meglio i PC.” Ma come ribadiscono diversi dirigenti industriali (target della rivista), punto centrale è che presto le soluzioni open source potranno imporsi anche a livello verticale, offrendo cioè una vasta gamma di prestazioni personalizzate per ogni compito aziendale. Mercato questo che, a termine medio-lungo, si annuncia perfino più redditizio del tipico aggancio dell’utenza ad unico sistema, con l’annessa “obbligatorietà” di upgrade e licenze, notoriamente perseguito da Microsoft.

In un siffatto contesto, conclude l’analisi di CIO, il concreto coinvolgimento di nomi quali IBM, Oracle, Sun ed altri grossi produttori trasformerà il 2003 in “un punto di svolta nell’affidabilità di tale software in quanto alternativa più economica ai sistemi proprietari.” Nel settore del commercio al minuto ciò potrebbe voler dire, ad esempio, la sostituzione di migliaia di PC/Windows alle casse dei negozi: i gestori non possono più permettersi le pesanti spese gestionali imposte dai sistemi proprietari. Sarà davvero così? Come nel caso dell’opinione di “Open for Business”, resta da vedere come andranno effettivamente le cose. Ma l’ottimismo appare più che fondato.

Analogamente, saltando ad un ambito anch’esso molto promettente per l’open source, quello dei sistemi embedded, alcune notizie di fine anno confermano le prospettive più che buone. Tra queste, la collaborazione avviata da Matsushita e Sony verso “quella che forse rappresenta uno dei capisaldi dell’emergente mercato per sistemi Embedded Linux,” come apre la nota apparsa su linuxdevices.com. Dove si spiega come i due giganti high-tech prevedono di creare un sistema operativo GNU/Linux specificamente in grado di far girare i relativi “consumer device”. Come segnala a latere il Financial Times, si tratta di una partnership insolita, poichè Matsushita e Sony sono “fieri rivali” del settore, dimostrando così la necessità di una convergenza verso soluzioni di più ampio respiro e più vantaggiose per tutti, consumatori inclusi. E quel che più conta, scrive la testata londinese, ciò si rivelerà “un’altra grossa spinta per la popolarità di GNU/Linux nel mercato dei dispositivi per la casa e al contempo uno smacco alle ambizioni di Microsoft di espandere la propria presenza in tale mercato”. Il sistema operativo congiunto verrà utilizzato in apparecchi di uso comune quali televisioni, DVD, forni a microonde, e dovrebbe vedere la luce a partire dalla prossima primavera. Se son rose fioriranno.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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