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Servono buroguerrieri

02 Dicembre 2014

Servono buroguerrieri

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Il governo fa di necessità virtù e spera nei cittadini disposti a pagare due volte. Intanto va affrontato l’ostacolo autentico.

C’è entusiasmo per i primi cento di ottomila Digital Champion nominati da Riccardo Luna, scelto da Matteo Renzi, come da decisione europea. Ogni Paese deve avere campioni digitali e noi ne vogliamo uno per Comune.
Figure senza stipendio, senza staff e senza fondi; senza la minima ironia, notizia stupenda. Perché vuol dire che riusciranno a centrare qualche obiettivo. Il meccanismo peraltro svela molto sulle reali intenzioni dei nostri amministratori.
Possono mancare i fondi in Italia ma la logorrea mai e dunque, volendo decifrare la strategia italiana per la banda ultralarga, occorre affrontare un documento di centoventiquattro pagine dove si evince l’intenzione di portare entro il 2020 l’85 percento della popolazione alla connettività di 100 megabit per secondo, mentre i rimanenti (un italiano su sette) si accontenteranno di trenta megabit.
Per dire, in Gran Bretagna è in corso il cosiddetto Big Build, che ha l’intento di portare la banda ultralarga al 95 percento della popolazione entro il 2017. In inglese ultralarga significa fino a 330 megabit per secondo, tre volte gli obiettivi italiani, dove si può fare tutto in fibra. Altrimenti si andrà fino a ottanta megabit. Il dispiegamento della fibra ottica è già stato completato per due terzi.
La rete italiana, nei progetti del governo, resterà arretrata e inadeguata. Scatta l’antica arte di arrangiarsi: ecco in ogni Comune un Digital Champion senza fondi e senza poteri, con tre obiettivi.

  • Essere una sorta di help desk per gli amministratori pubblici sui temi del digitale.
  • Muoversi come difensori del cittadino in caso di assenza di banda larga, wifi ed altri dirititti (sic) negati.
  • Promuovere, anche con il ricorso al crowdfunding, progetti di alfabetizzazione digitale.

Tradotto: gli amministratori pubblici digitalmente ignoranti restano dove sono; si faccia quel che si può localmente senza spendere, e se c’è da pagare che ci pensino i privati. I quali già pagano tasse sufficienti per avere due o tre bande ultralarghe, ma è un dettaglio; se proprio fossero scontenti, finalmente ci sarà un capro espiatorio.
Mica è colpa di Riccardo Luna, primo dei Digital Champion, che a differenza dei suoi incorporei predecessori sta facendo davvero qualcosa. Ha anche fondato una associazione per raccogliere contributi e aperto di persona il conto corrente bancario relativo:

Se una associazione deve aprire un conto, non può farlo il giorno della stipula dell’atto costitutivo, perché serve l’originale e il notaio ci mette un po’. Un responsabile deve recarsi personalmente all’Agenzia delle entrate per ottenere il codice fiscale, “perché per le associazioni non si può fare telematicamente”. In banca, dove ti conoscono, hai già due conti, ti richiedono tutti i tuoi dati daccapo. Un impiegato inizia a compilare decine di moduli. Un centinaio di fogli di carta sono andati in stampa. Il tempo passa, siamo all’ora e mezzo, è finita. No, deve firmare. Quante volte? Le ho contate: 34.

Possiamo stendere tutte le bande ultralarghe che vogliamo, ma se verranno saturate di timbri, crocette, pallini, visti, moduli, bolli e bollini non c’è speranza. Servono ottomila Digital Champion e ottantamila buroguerrieri. Gente senza soldi e senza poteri che lavori a smantellare questa impalcatura asfissiante.

L'autore

  • Lucio Bragagnolo
    Lucio Bragagnolo è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive.

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