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Sempre in campana con copyright e musica digitale

04 Ottobre 2002

Sempre in campana con copyright e musica digitale

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Utili ma tardive le proposte legislative a tutela dei cyber-diritti in USA, buon successo del "Digital Download Day" in UK.

Sono state depositate in questi giorni al Congresso statunitense due nuove disegni di legge in tema di copyright digitale. Si tratta del “Digital Choice and Freedom Act,” a firma di Zoe Lofgren (democratica, San Josè, California) e di un testo analogo ma separato curato dal democratico della Virginia Rick Boucher. Entrambi mirano a tutelare i diritti dei cyber-consumatori, consentendo loro di effettuare copie di DVD, CD ed altre opere digitali — ovviamente ad esclusivo utilizzo personale. In pratica, una sorta di estensione ai bit e byte di quelle pratiche d’uso comune relative alle fotocopie dei libri, alla registrazione di programmi TV o alla duplicazione di pezzi musicali.

In tal senso i due disegni di legge rappresentano la replica di Silicon Valley alle pesanti vessazioni proposte tempo fa dagli studios di Hollywood. Le accese campagne “anti-piracy” di questi ultimi avevano infatti portato alle proposte del senatore Ernest Hollings e del deputato Howard Berman (anch’essi democratici) che prevedono l’introduzione in ogni PC e apparecchio digitale di appositi sistemi di sicurezza atti ad impedire tali copie, oltre che il download e la distribuzione di analoghi file via Internet. Da notare come ciò vada comunque aggiunto il notorio Digital Millennium Copyright Act, in vigore dal 1998, per il quale è reato ogni tipo di “circonvenzione delle protezioni tecnologiche” incluse nei lavori sotto copyright. Norme a cui le nuove proposte vorrebbero altresì aggiungere un emendamento per consentire agli utenti di superare di tali protezioni tecnologiche, sempre e soltanto per farne copie ad uso personale.

A spiegazione delle nuova mossa, questa la dichiarazione del parlamentare Rick Boucher: “Le legislazioni approvate negli anni scorsi hanno modificato l’equilibrio storico esistente tra chi detiene la proprietà di un’opera e chi ne usufruisce. Oggi la bilancia è nettamente a favore dei primi e a danno dei secondi.” Secondo un’opinione diffusa, infatti, a fare le spese dell’atteggiamento aggressivo di Hollywood paiono essere innanzitutto gli utenti, la cui voce stenta non poco a farsi strada in questa fase del dibattito. Posizione ribadita da Paula Samuelson, professore di legge presso la University of California di Berkeley: “La proposta contiene norme sostanziose a tutela di una serie di comportamenti abituali tra gli utenti, comportamenti che dovrebbero rimanere legali secondo le leggi sul copyright ma che invece le attuali legislazioni considerano ambigui.”

Purtroppo trattasi di un “risveglio” tardivo: tra meno di un mese il Congresso verrà sciolto, per riformarsi ex-novo dopo le elezioni di inizio novembre. E con i venti di guerra incombenti, è scontato che questi disegni di legge in tema di copyright digitale non verranno minimamente considerati. Tutto è rimandato alla nuova legislatura, quindi, quando la battaglia tra Silicon Valley e Hollywood riprenderà con vigore, c’è da scommetterlo. Sperando che stavolta non ci dimentichi dei soggetti primari in gioco, noi utenti.

Nel frattempo, spostandoci nell’isola britannica, ma rimanendo in un settore bollente grazie a Internet, il music business, ecco il gran successo iniziale del “Digital Download Day”. Operazione voluta dai giganti del settore (EMI, BMG, Warner Music) insieme ad alcuni rivenditori e partner digitali, che si rivela una via di mezzo per opporsi alla pirateria e una sagace strategia di marketing. In pratica le aziende coinvolte hanno aperto i propri archivi consentendo il libero download di 500 streams (oppure 50 download o 5 burn-to-CD). Collegandosi a uno dei cinque portali coinvolti nell’operazione — msn.co.uk, freeserve.co.uk, tiscali.co.uk, hmv.co.uk, ministryofsound.com — gli utenti si sono così sbizzarrirsi tra 100.000 pezzi di circa 6.000 artisti diversi, tra cui il mitico Elvis Presley. Il tutto per una cifra complessiva più che modica, 5 sterline inglesi. In realtà il “Digital Download Day” è tuttora in atto, visto che anziché per un solo giorno come previsto, procederà per un’intera settimana, fino a giovedì prossimo. Il successo ottenuto — con punte di 15.000 visite all’ora nella giornata inaugurale — ha anzi costretto i vari provider a porre avvisi tipo “riprovate più tardi, please” — notando comunque che l’accesso viene limitato soltanto a macchine collegate in Irlanda e Gran Bretagna.

La trovata non è certo nuova, confermando le pratiche attivate dalle major discografiche per trarre vantaggio dalla corsa generalizzata alla musica digitale. Tentando al contempo di provocare il tracollo dei file-sharing (o peer-to-peer che dir si voglia) completamente gratuiti avviati dal defunto Napster e oggi proseguito da siti quali Kazaa, Morpheus, MusicCity. Al momento, tuttavia, i non molti servizi di download dietro abbonamento, lanciati da etichette e distributori, riescono a rubare un numero assai risicato di utenti ai siti “for free,” i quali vantano decine di milioni di fedeli appassionati.

Di certo però il “Digital Download Day” segnala un diffuso mutamento di strategia. L’approccio legale-legislativo in stile “zero tolerance” (pienamente abbracciato in USA, vedi sopra) spesso si rivela controproducente. Meglio allora gettare qualche simpatica esca agli utenti per vedere se così abboccano meglio. (Una scommessa tutt’altro che vinta, ovviamente.) Nel frattempo, la trovata inglese sembra aver fatto buona presa sull’immaginario collettivo. Come spiega uno dei responsabili dell’iniziativa, “la gente non sembra essersi accorta che là fuori esistono molti altri siti legali.” L’operazione è stata implementata dalla OD2, azienda specializzata nella distribuzione di file musicali online e cofondata da Peter Gabriel. E in un prossimo futuro pare che su uno stesso treno o altri analoghi debbano saltare anche le altre due major discografiche, Sony e Universal. Staremo a vedere.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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