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Segugi informatici a caccia delle prove su Enron presenti sui computer della Arthur Andersen

18 Gennaio 2002

Segugi informatici a caccia delle prove su Enron presenti sui computer della Arthur Andersen

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Una volta per nascondere le magagne all’interno di un’azienda, prima dell’arrivo dei controlli si accendeva il camino e si bruciavano chili e chili di carte.
Un’operazione che portava alla distruzione completa di prove, documenti, tracce contabili.

L’avvento dei computer ha modificato questa antica usanza (antica come l’uso della scrittura), visto che gli incartamenti sono stati sostituiti dalle cartelle e i fogli dai file.
Cose impalpabili, difficili da bruciare e anche da distruggere.

Lo stanno imparando a loro spese alla Arthur Andersen, la celebrata azienda di gestione aziendale, dopo che nei loro uffici è piombato un gruppo di esperti informatici con il compito di rintracciare i documenti contabili della compagnia Enron, fallita pochi giorni fa.

La Enron, una società di energia del Texas, è fallita in modo rocambolesco e la magistratura sta indagando su aspetti poco leciti su cui avrebbero speculato dirigenti e uomini politici americani che, si presume, legati alla amministrazione Bush.

Numerosi documenti contabili emessi dall’impresa e verificati dalla Arthur Andersen, sarebbero stati falsificati.
La stessa azienda di revisione contabile avrebbe ammesso che alcuni dei suoi impiegati avrebbero fatto sparire migliaia di lettere e documenti cartacei che riguardavano la Enron e gli inquirenti cercano di scoprire chi fosse al corrente dei veri problemi della Enron.

Adesso l’unico vero nemico per i segugi informatici è il tempo.
Come spiega Jeff Bedser dell’Internet Crimes Group “se i dati fossero là, raramente non arriveremo a trovarne almeno qualche segno. Prima interveniamo rapidamente, migliori saranno le nostre possibilità di recuperare dati”.

Dalle informazioni date dalla stessa Andersen, i verificatori di Houston (quelli che avevano la responsabilità di controllare i bilanci) hanno iniziato a distruggere i documenti il 23 ottobre, per finire il 9 novembre.

Tutto cancellato, ma come spesso avviene, semplicemente con un “delete”.
I dati, dunque, sono ancora recuperabili, anche perché Andersen per la posta elettronica usa Lotus Notes, lo stesso software su cui Bedser giura di aver già recuperato messaggi cancellati otto mesi prima.

L’utilizzatore medio, come spiegano gli esperti, non sa che dopo aver schiacciato il tasto “delete”, i dati non spariscono, proprio perché si tratta di un terreno fertile per la raccolta di prove.

Il software, in sostanza, usa una mistificazione, come un gioco di prestigio. Fa apparire che i dati non ci sono, ma in realtà sono presenti sul disco rigido fino a quando non vengono sovrascritti da altri dati memorizzati successivamente.

I messaggi di posta elettronica, come a scoperto a sue spese Clinton, sono ancora più difficilmente cancellabili, perché nel loro passaggio lasciano tracce su molti computer.

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