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Se papà si allea col Gps

22 Novembre 2007

Se papà si allea col Gps

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Non solo controlliamo il figlio sul web, ma possiamo pure spegnergli l’auto a distanza

Come dicevo qualche settimana fa, ritengo che la tecnologia abbia il potenziale di renderci più ottimisti, più allegri nell’attesa tra una product release e l’altra. Io sono ora nella fase di down, avendo comprato e installato Mac OS X Leopard – molto carino, soldi ben spesi… ma adesso che cosa aspetto? L’iPhone? (qui rischio di deprimermi seriamente). In realtà la tecnologia ha altri potenziali effetti sulla mente umana: ci dà l’illusione (o la possibilità?) della conoscenza totale o almeno di sapere un po’ di tutto, di permetterci di ficcare il naso un po’ dappertutto. E sempre di più ci dà l’illusione del controllo totale, di poter esercitare a distanza la nostra influenza o addirittura di far succedere cose secondo la nostra volontà.

Noi non ce ne eravamo accorti ma le antiche tecnologie che ci permettevano di accendere il riscaldamento della casa di campagna con una semplice telefonata hanno aperto la porta a nuove applicazioni, che alimentano il nostro sogno di onnipotenza. Il caso più eclatante, che dimostra la mia teoria, è quello legato alla combinazione di telefonia mobile, Gps e qualche altro apparecchietto collegato.

Il GPS (e a tendere,se decolla, Galileo) hanno portato vantaggi straordinari all’umanità e hanno alimentato la nostra onniscienza, permettendoci di sapere più o meno sempre dove ci troviamo esattamente, con uno scarto di pochi centimetri. Inserire il Gps in un cellulare è un’idea sensata in termini di praticità – permettendoci non solo di sapere con comodità dove accidenti siamo finiti, ma di ricevere anche pubblicità geocontestuale, focalizzata al particolare segmento di nulla urbano dove ci siamo cacciati.

Quasi immediatamente qualcuno ha pensato bene di trasformare la combinazione in uno strumento di controllo genitore-figli. Situazione in cui impiantare un Gps sottocutaneo può apparire un po’ troppo cruento. In effetti già da qualche tempo sono disponibili sul mercato telefonini ad usum delphini che permettono ai genitori (o, perché no, alla fidanzata gelosa) di verificare con precisione millimetrica dove ci troviamo – rendendoci impossibile la più piccola delle bugie bianche per ritagliarci spazi di vita privata (se avete già iniziato a sbavare dal desiderio, ecco il link del Chitter Chatter e del Wherifone). Interessante però notare, al contempo, che il servizio telefonico Disney Mobilebasato proprio sulla possibilità di tracciare via Gps i figli, sembra aver chiuso abbastanza rapidamente i battenti.

Da genitore di figli piccoli, spero avrò la forza al momento debito di evitare di rifilargli questi apparecchi traccianti e di dargli un po’ di fiducia. In effetti, avere un apparato che in caso di bisogno può dirti dove si trova il pupo, può rappresentare un extra di sicurezza (anche perché da noi non ci sono le vending machine giapponesi che ti pedinano il figlio). Ma la tentazione di monitorare su Google Maps i movimenti della discendenza temo possa essere abbastanza forte, tale da trasformarci da Padre Medio a Piccolo Fratello. Fosse tutto qui, comunque, ancora ancora potrebbe andare: uno la butta sulla dialettica tra padre e figlio e tanto quanto un compromesso lo si può trovare. Il fatto è che ora la dimensione del controllo sta per fare un salto di qualità.

Leggo sul NY Times che un genitore ha installato uno di questi sistemi Gps sulla macchina nuova del figlio, auto regalata a condizione che il giovine virgulto non uscisse dai confini della cittadina (non chiedetemi il senso della cosa). Per un po’ tutto bene, poi il genitore se ne è partito per il Brasile e il pargolo ha pensato bene che lontano dagli occhi lontani dal cuore e se ne è andato fino alla cittadina vicina. Il padre, uno di quelli che non mollano il colpo e che nessuno li può fregare, stava però in agguato dal Brasile (ma non aveva nulla di meglio da fare, in una nazione così interessante?) e scoperta la violazione del trattato stipulato col figlio, ha attivato le misure di ritorsione.

Come nel classico film di hacker che minacciano il mondo, ha premuto alcuni tasti sulla sua tastiera e via satellite è partito il malevolo comando diretto alla vettura. Quando il poveraccio del figlio, dopo essere stato probabilmente al bar a vantarsi della macchina nuova con gli amichetti del paese vicino, è risalito in macchina e a provato a accendere il motore, nulla da fare. Per farla breve, ha dovuto telefonare al padre in Brasile, confessare il misfatto, cospargersi il capo di cenere e tutta la usuale umiliazione del figlio colto in flagrante, per ottenere dal padre il rilascio della vettura e tornarsene a casa con la coda fra le gambe.

Interessante notare che il genitore in questione è in realtà il Ceo della società che offre il servizio di controllo e disattivazione remota; frustrare quindi le naturali ansie di libertà automobilistica del figlio è dunque servito ad avere un preziosissimo lancio di Pr per il suo prodotto sulle colonne di uno dei più prestigiosi quotidiani americani.

Abituiamoci comunque all’idea di una sempre maggiore integrazione tra auto, Gps e telefonino: il futuro va in quella direzione, come dimostrano anche le ultime proposte di Audi. La casa dei cinque cerchi ha recentemente presentato una tecnologia che combina un telefonino mobile con lettore di Mp3 perfettamente integrato con la vettura, che funziona da chiave per l’apertura e l’avviamento dell’auto, per accendere da casa il riscaldamento dell’auto o il suo stereo (anche se mi risulta oscuro perché dovrei voler accendere la radio della macchina quando sono in casa). Non solo: il sistema ci avvisa se l’auto viene rubata e ci può inviare degli artistici ritratti del volto del ladro (sai che soddisfazione).

Certo che, mi domando, visto che la tecnologia è arrivata a livelli tanto sofisticati da poter permettere ai Gps nascosti di delazionarci comunque, di rivelare la nostra posizione ai satelliti… ma com’è che il mio umile navigatore satellitare, quello che appiccico con la ventosina al parabrezza, non ce la fa a stare attaccato al satellite per più di cinque minuti di fila? Ieri sera mi stava guidando dritto dritto dentro la Galleria Vittorio Emanuele di Piazza del Duomo, un posto talmente pedonale che se ti ci azzardi a comparire in auto arriva l’Enterprise che ti annichilisce con l’antimateria (quella sì che è tecnologia).

Vabbè. Portami su, Scotty. Che magari sull’Enterprise un Gps che funziona sul serio voi ce l’avete da imprestarmi.

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