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«Se i destinatari sono i protagonisti dei messaggi»

14 Marzo 2007

«Se i destinatari sono i protagonisti dei messaggi»

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Davide Lombardi è il portavoce europeo di Zooppa, una startup italo-americana che prova a reinventare la pubblicità in Rete stimolando la creatività del web 2.0 e un nuovo rapporto tra aziende e utenti. Zooppa è anche una delle prime startup web 2.0 in Italia ad essere finanziata da un venture tutto italiano

Chi è Big Zooppa (ovvero il grande capo di Zooppa.com) e che cosa sta proponendo nel mercato mondiale?

Big Zoppa è un italo-americano che un giorno ha scoperto l’internét e ha capito che poteva essere un buon strumento per fare del bisiness. E con la sua tipica intraprendenza ci si è lanciato. Il risultato è Zooppa.com. Cosa vuol proporre? Un modello di advertising completamente diverso da quelli utilizzati finora in Rete – più o meno mutuati da altri media (con la sola eccezione di AdSense) e inventarne uno totalmente Internet-oriented o che comunque sfrutti appieno le caratteristiche peculiari che rendono il web totalmente diverso da qualsiasi altro media.

Quali sono secondo Zooppa i limiti dei modelli di advertising attuali e qual è la nuova ricetta che intendete lanciare?

I modelli attuali sono come dicevo, ripresi da altri media (pensa solo al banner che rappresenta ancora il 39% del canale utilizzato per fare advertising in rete in Italia) e di peso trasportati sulla rete. Non funzionano. O almeno non sfruttano appieno ciò che la rete può veramente offrire. L’advertising è ancora fondamentalmente concepito come un messaggio che dal mittente-azienda raggiunge il destinario-utente in maniera più o meno mirata ma comunque sempre “passiva” per quest’ultimo, oggetto della comunicazione. Zooppa vuole invertire il processo, fare del destinatario il protagonista attivo del messaggio, sia in termini di costruzione dello stesso (il video, il concept e altri canali che attiveremo in futuro) che di ricezione. Anzi, quest’ultimo verbo è improprio. Il destinatario non riceve unicamente, ma manda e costruisce egli stesso il messaggio. Questo crediamo sia totalmente internettiano ed in grado di disegnare un nuovo livello di comunicazione che andrà oltre Internet. A new deal between companies e users: questo è il nostro messaggio

Da quanto siete online e qual’è la risposta che state ottenendo? Esistono già altre iniziative simili in Europa o negli Stati Uniti?

Siamo online con una prima release ufficiale (anche se solo 0.3) solo dal primo marzo. Prima c’era un teaser simpatico che presentava l’iniziativa attraverso una gara su un inesistente marchio di intimo chiamato Osé, che per altro ha visto una partecipazione di utenti più che soddisfacente considerato quel che allora eravamo in grado di proporre e il livello della nostra notorietà. Dal primo marzo a oggi la risposta è stata veramente entusiasmante. Stanno parlando di Zooppa.com in tutto il mondo e stiamo lavorando per rispondere adeguatamente a un simile livello di aspettative. Per quanto riguarda la seconda domanda: si, esistono alcune somiglianze con altre iniziative, ad esempio Current.tv o Shycast.com. La prima però è una tv via cavo di proprietà di Al Gore, che ha lanciato gli user generated content come strumento di advertising per poi mandarli sulla sua tv. Shycast (è partito il 30 gennaio di quest’anno) è più simile a Zooppa ma basta visitarlo per capire come Zooppa presenti caratteristiche totalmente diverse, se non nel modello di business, almeno nelle scelte di stile e di comunicazione.

Zooppa.com è una start-up italo-americana. Qual è il vostro punto di forza?

Io lo chiamo web 2.0 all’italiana. Che vuol dire un livello di proposta tecnologica all’americana condito da tutta la creatività di cui sono capaci gli italiani. Una creatività oggi apparentemente un po’ ingrigita, ma che come una brace cova sotto la cenere. Credo che la nostra forza stia in questo connubio oltre che ovviamente in un modello di business in cui crediamo totalmente.

L’essere italiani come si riflette nella comunicazione e nel modo di proporre il servizio agli utenti?

Tu chiamala se vuoi funny high tech o funky high tech, come preferisci. Ecco cosa vogliamo proporre agli utenti: un luogo ad alta tecnologia web 2.0 dove però si è protagonisti divertendosi come matti.

Effettivamente confesso di essere stato contagiato dal primo contest che avete proposto e di essermi visto tutti i video inviati dagli utenti. Ci puoi spiegare meglio quali sono le modalità di partecipazione a un contest da parte degli utenti ?

Gli utenti partecipano per divertimento e per vedere la loro creatività premiata. Per partecipare ad un contest bisogna diventare uno zoopper, cioè un membro della community. Si può a questo punto partecipare al contest on air postando un concept (soggetto o storyboard) o un video che inventi uno spot per l’azienda che ha lanciato il contest. Sottomettere un concept serve ad attirare l’attenzione dei tanti creativi della parola che non hanno ancora confidenza col videomaking. Ci sono soldi in palio ed è la community a scegliere i migliori video col meccanismo del voto. I tre contributi più votati vengono premiati. Se uno dei vincitori ha utilizzato un concept di un altro zoopper, ai due va il bonus team, cioè una somma all’autore del concept e un’altra (in aggiunta al premio previsto per il video) al videomaker.

E viceversa quali sono le ragioni per cui un’azienda dovrebbe coinvolgere Zooppa nel lancio di un prodotto o servizio?

Con Zooppa l’advertising diventa social, non una roba da agenzie pubblicitarie, ma fatta dalle persone stesse che diventano active customers. Per questo le aziende possono avere un feedback efficacissimo – sul campo – di quale sia la percezione delle persone rispetto al loro brand. In sintesi vorrei porre io una domanda a te: per me utente, la cosiddetta “consapevolezza del prodotto” è più alta cliccando su un banner, guardando uno spot in tv, o facendo un video in cui mi diverto con gli amici, creo un mio spot, guadagno magari qualcosa e specialmente sono il protagonista? Risposta facile io credo…

Ci sono già aziende italiane o statunitensi di grandi dimensioni che hanno colto il valore di questa nuova possibilità e vi hanno contattato per lanciare un contest?

Si, anche se purtroppo, a trattative ancora in corso, non posso farti i nomi. Havaianas (il contest attuale) è comunque un grande marchio internazionale. In generale posso dirti che stiamo trovando nelle aziende risposte generalmente entusiastiche rispetto alle possibilità offerte da Zooppa.com. Riceviamo richieste di informazioni su come attivare contest da tutto il mondo (Argentina, Usa, Gb, Italia, ecc).

Che cosa succede se un video o un concept lanciati su Zooppa diventano poi un reale spot pubblicitario per esempio in televisione? Lo zoopper che li ha lanciati diventa di colpo ricco?

Partiamo da un concetto: è impossibile tutelare il diritto in Rete. Qualsiasi cosa messa in Rete un minuto dopo è già stata scaricata e postata altrove. Quindi i video di Zooppa.com vivranno la stessa viralità inarrestabile di qualsiasi altro contenuto web. Altro discorso è se invece si vuole usare su un altro media un prodotto internettiano. Le cose cambiamo. Zooppa farà da intermediaria tra zooper e azienda perchè la sua idea, il suo diritto come autore, sia equamente compensato da chi vuole utilizzarla appunto in tv. L’idea in quel caso avrà una valore di mercato equiparabile a quella di qualsiasi altra idea destinata al di fuori del web.

Come si inserisce la vostra iniziativa all’interno della discussione attualmente in corso negli Stati Uniti sulla necessità di ricompensare gli utenti in modo proporzionale al valore dei loro contributi? Penso al recente annuncio di YouTube, al lavoro di Dada con Friend$ o a iniziative di revenue sharing come Revver.

Sono assolutamente convinto che vada totalmente ripensato il diritto d’autore nell’era del web. Lo sono tutti. Solo che non mi pare siano state trovate ancora risposte effettivamente e completamente adeguate a questo problema

Pagare gli utenti, non riduce la voglia di partecipare in modo spontaneo, disinteressato ed onesto alla comunità?

No, non credo ciò possa avvenire se passerà il messaggio forte che stiamo tentando di mandare: mi diverto a fare questa cosa e ci guadagno pure. Il guadagno è un elemento diciamo di secondo livello. Questo rende Zooppa molto diversa dal modello che – a quanto si sa – intende lanciare Hurley, cioè inserire uno spot di 3 secondi alla fine dei video autoprodotti postati su YouTube e poi condividere le revenue con l’autore. Bello, non c’è che dire, ma non credo modifichi in nulla dinamiche che sono già in corso. Milioni di utenti continuano a pubblicare del tutto gratis su YouTube che semplicemente monetizza. Visto che Hurley ha fatto miliardi con YouTube e gli utenti che hanno riempito un contenitore del tutto “neutro”, c’è poco da dire, ma questo è un modello dove il rischio che accada quello che dici tu c’è. In Zooppa è diverso. Le regole del gioco sono chiare sin dall’inizio, non vengono definite in corsa. Se mi interessa ci sto, altrimenti non partecipo. La scommessa è questa. Il fatto che la creatività possa essere riconosciuta da una community e, perché no, anche a livello economico, a me sembra un incentivo considerevole.

Cambiamo un attimo fronte. Come siete riusciti a creare Zooppa? Come è stato possibile trovare finanziamenti e chi si sta occupando dello sviluppo? Infine perchè avete deciso di partire subito con il mercato americano?

Zooppa è un’idea nata in una notte insonne leggendo l’ennesimo articolo d’analisi su come l’advertising faccia tanta fatica in Rete rispetto alle potenzialità da questa offerte. Zooppa è una start up incubata da H-Farm di Riccardo Donadon (ex fondatore di E-Tree), uno dei pochi incubatori italiani che ha semplicemente deciso che l’idea di Zooppa era buona e valeva la pena investirci sopra. Dello sviluppo si stanno occupando web developer, grafici e tecnici che grazie alle risorse messe a disposizione da H-Farm è stato possibile reperire. Perché big Zooppa nasce subito avendo il mercato globale come bersaglio? Perchè la rete è globale e perché è ora che anche dall’Italia e in Italia (seppure in questa variante italo-americana) si sprigionino nuove energie in grado di rilanciare nel mondo le immense qualità di questo paese

Che consiglio daresti ad altre start-up italiane che vogliono emergere in questo settore? Quali sono gli ingredienti segreti?

Beh, intanto di partire dalla consapevolezza che la globalità del web fa si che una buona idea non debba nascere per forza dalle parti di Seattle, ma in qualsiasi punto del pianeta collegato in Rete. Le buone idee sono tali sempre, Internet rende un po’ più facile comunicarle e forse anche superare ostacoli locali che ne permettono la realizzazione. Certo negli Usa il sistema rende molto più facile sviluppare una buona idea, ma Internet sta cambiando anche questo. In generale però, dati i ritmi frenetici di evoluzione del web, bisogna aver sviluppato una sensibilità particolare per capire cosa si sta muovendo e dove sta andando. Per farsi questa sensibilità non è necessario essere dei guru. È sufficiente navigare con passione cercando di pescare il meglio che la Rete offre. Ricetta segreta? La solita. Quella che serve per qualsiasi altra cosa si faccia: crederci fino in fondo senza paura. Buttarsi con entusiasmo, passione, dedizione. Altre non ce ne sono.

Cosa c’è nel futuro di Zooppa? Verranno introdotte nuove funzionalità nei prossimi mesi?

Nel futuro di Zooppa c’è il pianeta Terra. Per Marte ci stiamo attrezzando. Le funzionalità in previsione sono moltissime e contiamo di renderle attive in pochissimo tempo, non certo mesi. In generale la linea guida che seguiamo è questa: fare della trasmissione della comunicazione su Zooppa un’autostrada aperta facilitando oltre ogni misura lo scambio tra utente e utente, utente e Big Zooppa (la sua casa è la loro casa) e anche tra utente e singola azienda (come parte del new deal di cui sopra). Ci sono poi una serie di funzionalità naturali nel web 2.0 che stiamo attivando insieme a delle vere e proprie sorprese. Insomma idee nuove che vogliono fare di Zooppa tutt’altro che un portale chiuso, ma al contrario una sorte di cuore per un organismo complesso e decentrato che è la rete stessa.

Ci sono operazioni commerciali o partnership in vista?

Si, in entrambi i casi, ma Big Zooppa mi ha impedito tassativamente di rivelarne i contorni fino a che questi non verranno definiti in ogni dettaglio

Abbiamo detto cuore di un organismo complesso e decentrato. Questo significa possibilità di esportare i propri contributi fuori dalla piattaforma, di remixarli e reinterpretarli in modo nuovo e prima o poi la possibilità di usufruire di un’identità aperta (ad esempio aderendo ad OpenID come molti social network stanno facendo)?

Diciamo che stiamo pensando a un meccanismo tutto nuovo per esportare il proprio prodotto (e non solo) fuori da Zooppa. Non posso dire ancora molto altro se non che siamo molto blog-oriented e seguiamo con enorme attenzione il futuro della cosiddetta web tv.

Vi muoverete anche in dimensione glocal con iniziative nazionali in Italia e altri paesi europei? Quali sono le prospettive di crescita in questo senso?

Sì assolutamente, è prevista in primis una versione italiana per la quale stiamo discutendo con un grande possibile partner. A seguire tutte le altre, partendo dalle lingue più vicine all’Italia e agli Usa (inglese e spagnolo), ma puntando anche a piattaforme in estremo oriente. Prospettive? Beh, sicuramente interessanti. Ci sono molte aziende importantissime a livello nazionale che per vari motivi non sono interessate al mercato global. L’idea è di intercettare anche questo tipo di bisogno. Dal punto di vista degli zoopper, consideriamo il fatto che l’inglese non è ancora diventata la lingua obbligatoria per “esserci”. Insomma, pari dignità per tutti. Il glocal è questo, no?

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