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SDMI non trova ancora una soluzione alla pirateria musicale

29 Maggio 2001

SDMI non trova ancora una soluzione alla pirateria musicale

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Dopo quasi due anni di lavoro (e di annunci) il consorzio SDMI non è ancora riuscito a mettere in commercio un formato di musica digitale inattaccabile dai pirati.

In attesa che arrivi, all’industria discografica non rimane altro strumento che portare in tribunale chi opera in questo campo, senza offrire soluzioni alternative legali: ovvero il pagamento dei diritti d’autore.

L’amministratore delegato di RealNetworks, in una arguta definizione di un anno fa, paragonava la situazione della musica online con il proibizionismo degli anni ’20.
Tutti cercano di impedire lo scambio illegale di file musicali e, dall’altro lato, l’industria musicale spinge i propri consumatori all’illegalità senza offrire soluzioni valide.

Mancando, dunque, la sponda della SDMI che tarda a partorire un efficace strumento di protezione, le cinque “grandi sorelle” della musica mondiale hanno dovuto ripiegare ingaggiando, però, una guerra sullo stesso campo di battaglia.

Da un lato BMG, EMI e AOL hanno aperto le danze, in collaborazione con RealNetworks, presentando MusicNet.
Passano poche ore e Microsoft risponde con MSN Music, mentre Sony e Universal Music annunciano che Yahoo! è il loro primo cliente nel progetto Duet.
Tutte e cinque insieme, inoltre, si associano con il network musicale MTV.

Ovvio, dunque, che vogliano sbarazzarsi degli “indipendenti” come Napster e, ultima notizia data ieri su queste pagine, Aimster.
Due spine nel fianco che si aggiungono ai vari Gnutella, Freenet ecc.

Spine che devono essere spuntate se vogliono riprendere il controllo di quello che, come in campo petrolifero, è un lucroso oligopolio.

A questo punto, viene spontaneo da chiedersi – seguendo il ragionamento di Rob Glaser – se il prezzo dei CD musicali non sia troppo alto per una “sovranità limitata” data al consumatore che acquista.

Se spendo 40 mila lire per comprare un CD di un artista, perché non posso decidere cosa farne liberamente?
Dunque meglio sarebbe abbassare il prezzo.

Ma, altro problema, perché scontare un grosso ritardo delle case discografiche, dovuto alle scelte di commercializzazione di artisti e canzoni?
In altre parole, se voglio un autore particolare che non trovo nei negozi tradizionali, l’unico posto dove posso reperire le sue musiche è sulla Rete: illegali certo, ma gratuite e immediate

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