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Sbarca al sud la telematica sociale

25 Agosto 1998

Sbarca al sud la telematica sociale

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Con il solito ritardo, ecco la "frenesia" digitale conquistare anche il sud, da Napoli in giù. Diversi i progetti al varo, grazie al Comune e a molti sponsor (anche internazionali). Incrociamo le dita

Da qualche tempo pare proprio che il baricentro dell’Italia digitale vada gradualmente spostandosi verso il sud del nostro paese. Napoli – tanto per fare un nome – sembra essere stata contagiata dalla “frenesia” dell’innovazione e sta vivendo un momento di particolare vivacità progettuale. Il progetto indubbiamente più simpatico (e suscettibile di diventare anche il più popolare) si chiama “Lottomatica”: in pratica, alcune informazioni riguardanti il traffico, la viabilità stradale e l’inquinamento atmosferico verranno veicolate dalla rete concessionaria del gioco del lotto per il Ministero delle Finanze – da cui l’azzeccato nome di “lottomatica” – direttamente nelle ricevitorie, dove gli operatori le stamperanno e le diffonderanno direttamente a clienti ed avventori. Un successo assicurato, dal momento che gli scaltri napoletani impareranno presto a “tradurre” le informazioni direttamente in numeri di giocata.

Vediamo: un incidente grave sull’autostrada Salerno-Napoli con traffico deviato sulla Caserta-Roma battuta da forti venti laterali, si tramuta nella giocata 17 (la disgrazia) 30 (A30, l’autostrada Caserta-Roma) e 90 (la paura). Chissà che così non si comprenda che l’informazione è davvero denaro, e che il fattore tempo è oramai passato in secondo piano.

Maggiore interattività è invece prevista dalla realizzazione di due vere e proprie piazze telematiche, una in zona porto (previa però un’intensa azione di ammodernamento di tutte le strutture urbane e l’abbattimento della barriera fisica tra porto e città) e l’altra nel quartiere popolare di Scampìa, noto per le indistruttibili “Vele”.
Presentato dal Comune di Napoli con l’assistenza dell’associazione Piazze Telematiche e successivamente finanziato nell’ambito dei Progetti Pilota Urbani (PPU) dell’Unione Europea, il progetto rappresenta un’occasione sicuramente notevole per riqualificare e razionalizzare l’uso di alcune aree urbane aumentandone la fruibilità sociale. Vi si potranno utilizzare una serie di servizi gratuiti messi a disposizione dall’Amministrazione (tra cui servizi informativi della Rete Civica, posta elettronica, sale multimediali) servizi a pagamento come il rilascio di certificati, ed altri a valore aggiunto, tipo noleggio di postazioni di lavoro e sale videoconferenza, creazione di centri di assistenza, etc. Un ampio ventaglio di offerte (sebbene ancora poco definito), con la viva speranza di una positiva ricaduta sociale.

Ma c’è dell’altro, e forse qualcuno ne ha già sentito parlare: il progetto “Telelavoro e sviluppo locale”. Un’iniziativa Adapt2 dell’Unione Europea già avviata da qualche mese e che presto dovrebbe produrre i primi frutti.
Questa volta il Comune (Ufficio Rapporti con l’UE) si avvale del supporto di diversi partner e co-sponsor nazionali (Facoltà di Sociologia dell’Università di Napoli, Olivetti Ricerca, SIT, IG, S3Acta, NewCom), seriamente interessati a sperimentare nuove geografie del lavoro amministrativo. Il progetto offre perfino qualcosa che va oltre il solo miglioramento delle condizioni di lavoro interno all’amministrazione e l’offerta di maggiori servizi al cittadino.

Considerata infatti la fragilità della struttura economica meridionale, si è voluta sfruttare l’opportunità per sperimentare e realizzare anche nuove forme di micro-imprenditoria ridefinendo, ancora una volta, il telelavoro sia come modalità “altra” di lavoro che come nuova possibilità di crescita economica. Allo scopo, dunque, di favorire lo sviluppo di esperienze su cui costruire una cultura d’impresa nel settore dei beni immateriali, l’Amministrazione Comunale di Napoli, nel quadro di una politica di supporto allo sviluppo locale che si sta rivelando tanto attenta quanto piena di difficoltà, ha pensato di predisporre una struttura stabile (un centro di teleservizi), tecnologicamente adeguata, per agevolare l’iniziativa imprenditoriale collocandosi così come fattore abilitante – piuttosto che assistenziale – nella promozione delle nuove attività.

A metà settembre il progetto ed i suoi primi risultati saranno pubblicati direttamente sul sito del Comune di Napoli, mentre una prima “prova pratica” che metterà insieme telelavoro e firma digitale sarà probabilmente condotta in sede COMPA98 a Bologna. Il tutto verrà poi affiancato da un primo momento di confronto pubblico: il convegno internazionale dal titolo “Telelavoro, lavoro flessibile e sviluppo locale” (previsto sempre a Napoli nei primi giorni di novembre) che, oltre ai partner nazionali del progetto, vedrà impegnati anche quelli transnazionali — l’Università di Galles Swansea Dipartimento di psicologia, ERGO Medical Equipment & Consumables S.A. di Atene, Camera di Euboia, Chalkis (Grecia), Camera di Commercio Nord-Ovest-Alkmaar (Olanda) — oltre a numerosi rappresentanti delle diverse sedi istituzionali.

Dulcis in fundo, sempre a settembre, dovrebbe partire anche la rete URP: un sistema integrato di 6 Uffici per le Relazioni Pubbliche costituiti da un’unità centrale, che gestirà tutta la massa informativa, e cinque uffici periferici in network. Il sistema è stato sviluppato da Finsiel, una SPA specializzata, appunto, nella progettazione, realizzazione e gestione di grandi sistemi informativi, spaziando dai servizi al cittadino alla formazione professionale. Quando si dice, l’outsourcing!

Napoli come Bologna e Milano, dunque. Forse anche meglio. Perché non parlare allora di “frenesia” della telematica sociale nel sud d’Italia? Senza sbilanciarsi troppo, ma con speranze ben fondate.

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