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Risposta alla lettera aperta di Darl McBride

01 Ottobre 2003

Risposta alla lettera aperta di Darl McBride

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Pubblichiamo la risposta alla lettera aperta di Darl McBride da parte di Eric Raymond e Bruce Perens

Mr. McBride, nella sua Lettera aperta alla comunità Open Source, la sua offerta di trattativa con noi arriva dopo una pletora di falsità, mezze verità, riposte evasive, calunnie e false dichiarazioni. Lei deve fare di meglio. Non cercheremo di stabilire un compromesso su una base di disonestà.

La sua affermazione che Eric Raymond sia stato “contattato dal colpevole” degli attacchi DDoS alla SCO, è la prima delle falsità. Mr. Raymond, quando di sua iniziativa chiese di fermare l’attacco, disse molto chiaramente che era stato contattato da un terzo, e non era quindi in possesso dell’identità del colpevole. L’attacco DDoS cessò e non venne ripetuto. Di conseguenza Mr. Raymond ricevette una e-mail di ringraziamento da Blake Stowell della SCO.

La sua convinzione che gli attacchi siano una minaccia continua, e che il presidente della Open Source Iniziative stia continuando a proteggere il colpevole è, quindi, non solo falsa e tendenziosa, ma anche in contraddizione con il precedente comportamento di SCO. Sotto tutti e tre i punti di vista si tratta di quello a cui noi della comunità open source siamo abituati ad aspettarci da SCO. Se parla seriamente di negoziazione con qualcuno, e non si tratta solo di un atteggiamento di fronte ai media, questo tipo di comportamento deve finire.

Infatti, i leader della comunità open source hanno agito in modo veloce e responsabile affinché cessassero gli attacchi DDoS – così come continuiamo ad agire prontamente di fronte a questioni di contaminazione della proprietà intellettuale quando queste vengono rese note in modo chiaro e responsabile. Questa storia è sotto agli occhi di tutti negli archivi del kernel di Linux, e altrove, dove appaiono numerosi casi in cui Linus Torvalds e altri hanno rifiutato del codice ove ci fosse ragione di credere che potesse essere compromesso da proclamazioni di proprietà intellettuale da parte di terzi.

Come sviluppatori software, la proprietà intellettuale è il nostro capitale d’esercizio. Sia che scegliamo di barattare i nostri sforzi in cambio di denaro o di ricompense di natura più sottile e duratura, siamo istintivamente rispettosi di tutto ciò che riguarda la proprietà intellettuale, i crediti e la provenienza. Le nostre licenze (la GPL e le altre) funzionano con la legge sul copyright, non contro di essa. Rifiutiamo il suo tentativo di dipingere la nostra comunità come una terra senza legge, popolata da ladri della proprietà intellettuale, quale calunnia distruttiva e senza fondamento.

Noi della comunità open source siamo responsabili di ciò che realizziamo. Il nostro codice sorgente è pubblico, disponibile all’analisi di chiunque desideri contestarne la proprietà. Può dire lo stesso SCO o qualunque altro produttore di codice chiuso? Chi può dire quante violazioni della proprietà intellettuale, quanti diritti d’autore sottratti, quante tecnologie rubate si celano nelle profondità del codice chiuso? Inoltre, non solo le passate dichiarazioni di SCO della presenza di tecnologia Linux sotto licenza GPL all’interno di SCO Unix, ma anche le disposizioni del giudice Debevosie nell’ultima grande causa legale sui diritti di proprietà intellettuale di UNIX, suggeriscono a SCO un’analisi del proprio comportamento prima di accusare altri di furto.

SCO accusa IBM e altri di non fornire garanzia agli utenti riguardo eventuali rivendicazioni di proprietà intellettuale da parte di terzi, dimenticando di proposito di ricordare che le garanzie offerte da SCO e altri, come Microsoft, sono formulate con attenzione in modo che la responsabilità del produttore si limiti al prezzo di acquisto del software. In questo modo non offrono alcuna protezione contro rivendicazioni o danni legali. In una parola, si tratta di mistificazioni ideate per tranquillizzare gli utenti con un falso senso di sicurezza – una forma di mistificazione su cui ci fate pressione solamente come atteggiamento, secondo noi, piuttosto che per un riguardo sincero nei confronti degli utenti stessi. Noi della comunità open source, e le aziende nostre alleate, ci rifiutiamo di giocare a questo sporco gioco.

Ci invitate alla trattativa, ma avete ripetutamente rifiutato di proporre una rivendicazione negoziabile. Avete dichiarato che il codice copiato ammonta a milioni di righe, cosa matematicamente impossibile vista la storia dello sviluppo di Linux, conosciuta e pubblicamente accessibile. Avete ipotizzato teorie di larga cospirazione estremamente vaghe in tutti i loro aspetti, tranne in quelli diffamatori e insultanti. Siete già stati costretti ad abbandonare le rivendicazioni principali – come la proprietà della tecnologia SMP, indicata nella vostra rimostranza originale contro IBM – a fronte della prova della loro falsità e del fatto che sapevate, o avreste dovuto sapere, che erano false.

Di conseguenza, noi della comunità open source riteniamo che non ci sia nulla da negoziare. Linux è il nostro lavoro e la nostra proprietà secondo la legge, il distillato di dodici anni di duro lavoro, di idealismo, creatività, lacrime, gioia e sudore da parte di centinaia di migliaia di hacker che hanno collaborato in tutto il mondo. Non è vostro, non lo è mai stato e non lo sarà mai.

Se volete che sia un caso rispettabile di contaminazione, mostrateci il codice. Scoprite le coincidenze. Specificate file per file e riga per riga il codice che ritenete illecito, e su quali basi. Andremo incontro rapidamente alle nostre responsabilità, rimuovendo il codice illecito o dimostrando che è entrato a far parte di Linux attraverso strade che escludono rivendicazioni proprietarie.

Sinceramente,
Eric Raymond
Bruce Perens

L'autore

  • Redazione Apogeonline
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