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Resi noti negli Usa i risultati della caccia ai brevetti inutili

13 Luglio 2004

Resi noti negli Usa i risultati della caccia ai brevetti inutili

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Dieci i brevetti americani accusati di avere effetti negativi o lesivi sull'innovazione e sulla libertà d'espressione. Si tratta di brevetti che l'associazione americana EFF intende fare invalidare. Ma, capri espiatori a parte, l'associazione punta il dito contro i problemi di tutto un sistema

La caccia ai brevetti software inutili o lesivi, è stata ufficialmente aperta negli Stati Uniti all’inizio di giugno. Battezzata “Patent Busting Project”, l’iniziativa mirava a individuare i brevetti “ritenuti maggiormente offensivi per l’universo della proprietà intellettuale”. Obiettivo: dimostrare l’inutilità dei brevetti in questione, chiedendone la revisione e l’annullamento presso l’organismo americano preposto: l’US Patent and Trademark Office.

L’Electronic Frontier Foundation (EFF), associazione americana di protezione delle libertà individuali per quanto riguarda le reti informatiche – che aveva lanciato la campagna per consentire a chiunque di denunciare gli abusi più eclatanti – ha appena reso pubblici i risultati della “gara”.

La Top Ten è composta da tecnologie diverse e molto varie, tra cui i brevetti più pericolosi individuati, che sono certamente quelli depositati dalle società Acacia Research e Acceris. La prima ha ottenuto un brevetto sulla spedizione e la ricezione di suoni e di video in streaming, mentre la seconda rivendica l’esclusiva su qualsiasi tecnica di transizione della voce su una rete informatica.

Ma ci sono brevetti ancora più assurdi, quelli detenuti da Test.com e Ideaflood, ad esempio. I loro fondatori hanno registrato rispettivamente i test e i corsi online, e le tecniche di hosting e di attribuzione dei nomi di dominio.

L’elenco dei “furbacchioni” prosegue con Firepond che si riserva i diritti su ogni sistema che utilizza la lingua naturale per rispondere ai messaggi elettronici dei cyberconsumatori, oppure con la Neomedia Technologies, azienda che minaccia tutte le società che utilizzano un sistema o un metodo d’accesso a un computer in remoto tramite le reti informatiche.

E poi ci sono brevetti strani, a volte impensabili: le tecnologie che permettono la registrazione e la diffusione di concerti su Internet; l’integrazione di software su una piattaforma di videogiochi o anche la creazione, la distribuzione, il salvataggio e l’ottimizzazione di file musicali.

Non va dimenticato che, per fare parte degli eleggibili, occorreva che il brevetto fosse depositato negli Stati Uniti, che avesse una relazione diretta con le tecnologie Internet e che il suo proprietario avesse già intrapreso una o più azioni giudiziarie per richiederne i diritti.

Se per i grandi gruppi una minaccia di processo non è un grande rischio, non si può dire lo stesso per i privati o le piccole imprese. La EFF punta proprio su questo. Ha infatti previsto di chiedere l’annullamento di questi brevetti presso l’organismo americano responsabile, l’US Patent and Trademark Office.

L'autore

  • Annarita Gili
    Annarita Gili è avvocato civilista. Dal 1995 si dedica allo studio e all’attività professionale relativamente a tutti i settori del Diritto Civile, tra cui il Diritto dell’Informatica, di Internet e delle Nuove tecnologie.

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