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Relazione epistolare nell’era di Internet: un matrimonio finisce in tribunale

02 Luglio 2003

Relazione epistolare nell’era di Internet: un matrimonio finisce in tribunale

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Nell’era di Internet, del Wi-Fi, dei collegamenti a fibre ottiche, via satellite, dei computer portatili dotati di tutto, dei palmari, delle webcam e chi più ne ricorda, più ne aggiunga, fa sorridere e imbarazzare la storia di due torinesi finita in tribunale.

Lui, Gennaro, emigrato in Australia alla ricerca di fortuna e lei, Rosalia con la voglia di matrimonio si conoscono nel vecchio modo: l’annuncio sul giornale.
Gennaro, infatti, “partito da Torino per lavorare in Australia e in preda alla più profonda solitudine – scrive Ottavia Giustetti sulla cronaca torinese de La Repubblica – ha l’abitudine di rispondere agli annunci delle signore sole”, mentre Rosalia, 27 anni, mette l’annuncio al quale risponde l’emigrato “aprendo la strada a un intenso carteggio che va avanti per più di tre mesi”.

“Rosalia imbuca sotto casa ogni settimana la sua lettera scritta a mano – continua la Giustetti – indirizzata a una casella postale dall’altra parte del mondo”. Poi, controlla “tutti i giorni” se nella buca della posta arriva la fatidica richiesta di Gennaro.

“Niente e-mail, nessuna telefonata”, precisa la giornalista nella sua cronaca.

Per farla breve, Rosalia spedisce con la posta una foto, come dire, non tanto veritiera che, però, convince Gennaro, il quale risponde con la proposta di matrimonio.
“Lascia il lavoro, prepara tutte le pratiche per il matrimonio e prendi il primo volo per Sidney”, azzarda la giornalista come spiegazione del fatto che Rosalia faccia proprio così.

Appuntamento all’aeroporto, con un mazzo di fiori in mano come segno di riconoscimento.
Lei, sbarca dall’aereo e con i suoi fiori aspetta Gennaro che, però, non arriva.
La vede, in realtà, senza farsi notare. Ma quando nota che la ragazza non corrisponde alla foto, avendo qualche chilo in più, scappa.

Lei aspetta invano e, quando capisce che il futuro sposo non arriverà più, in lacrime, si reca al posto di polizia mostrando il foglietto che, ahimè, riportava solo un fermo posta.
La tristezza, il dolore, si trasformano in rabbia e Rosalia, tornata a Torino, decide di sporgere querela contro Gennaro per truffa.

Gennaro, dal canto suo, presenta una controquerela per truffa, con la giustificazione che la foto non corrispondeva al vero e che Rosalia, di chili in più, ne aveva troppi.

Per ora, fine della storia. Una storia che, come dicevamo, nell’era di Internet, sa di antico e fa capire come ogni strumento inventato dall’uomo, possa essere da questo manipolato.

Spesso, nelle varie chat sulla rete molti si comportano come Gennaro e Rosalia. Si conoscono, si piacciono e fissano appuntamenti al buio, oppure inviano foto di anni prima, quando erano giovani, belli e prestanti. Poi, al momento topico, la delusione.

Allora se la pigliano con Internet, con le chat con questo mondo “virtuale”, dove questa parola assume un significato sprezzante e di insulto.
Ma, Gennaro e Rosalia non si sono comportati allo stesso modo, con strumenti vecchi?
Dobbiamo abolire la corrispondenza e la fotografia, perché ci possono ingannare? O dobbiamo imparare, noi per primi, ad essere onesti con noi stessi e con gli altri a prescindere (direbbe Totò) dal mezzo che usiamo?

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