Potrebbe trasformarsi in legge entro il prossimo mese di agosto la proposta del governo inglese – in questi giorni all’esame del Parlamento – che prevede un consistente ampliamento delle amministrazioni pubbliche autorizzate a controllare la posta elettronica e i dati di connessione degli internauti.
Le novità introdotte dal provvedimento riguardano non tanto le ipotesi e le modalità del controllo sugli internauti, quanto piuttosto il numero dei soggetti che saranno autorizzati ad effettuarlo.
Attualmente, infatti, il RIP (Regulation of Investigatory Powers Act), adottato nel 2000, consente alla polizia, ai servizi segreti, alle autorità doganali e ai servizi delle imposte, di sorvegliare gli utenti della Rete per ragioni legate alla difesa della sicurezza nazionale e pubblica, alla protezione della salute pubblica e alla salvaguardia degli interessi economici della Gran Bretagna.
Con l’introduzione della nuova legge, invece, praticamente tutto l’apparato pubblico inglese – compresi i ministeri, gli organismi di sicurezza sociale (National Health Service), le amministrazioni Scozzesi e dell’Irlanda del Nord e la maggior parte delle amministrazioni locali – potrà controllare le e-mail e gli accessi alla Rete, motivando queste limitazioni del diritto alla privacy in base a presunte necessità di accertamenti o riscossioni di imposte, diritti o somme comunque dovute a un ministero.
Il progetto di legge inglese costituisce una prima forma di attuazione dei principi recentemente espressi dall’Unione europea, in sede di approvazione delle modifiche alla direttiva del 1997 in materia di trattamento dei dati personali e di telecomunicazioni.
In particolare, il Parlamento europeo ha stabilito che dovranno essere i singoli Stati ad adottare le misure legislative che riterranno più opportune – anche riguardo al termine massimo di conservazione – in relazione alla necessità di archiviare i dati personali degli utenti per la lotta alla criminalità informatica.
Il governo inglese, a tale proposito, aveva già da qualche tempo proposto di estendere il periodo di stoccaggio dei dati da qualche mese a sette anni.
La risposta delle associazioni inglesi che operano a tutela della privacy e dei diritti di libertà è stata, però, immediata. Sarà presto disponibile, infatti, un sistema di connessione che permetterà di sottrarsi a qualunque tipo di sorveglianza.