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Ragazze che spariscono, la polizia le cerca online

12 Gennaio 2011

Ragazze che spariscono, la polizia le cerca online

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Il caso di Jo Yeates, scomparsa a Natale a Bristol e cercata dagli inquirenti anche attraverso i media sociali, racconta di nuovi equilibri tra istituzioni, informazione e cittadini

Quando una ragazza sparisce comincia immediatamente la ricerca disperata e la copertura mediale dell’evento. Spesso il ritrovamento è tragico. Come quello di Jo Yeates, venticinquenne di Bristol, il cui corpo è stato rinvenuto il giorno di Natale. La caccia all’assassino è solitamente fatta dell’urgenza di trovare indizi e coinvolgere le persone che, anche occasionalmente, possono diventare preziosa fonte di informazione. In questo spazio solitamente le forme di appello attraverso i media, con i manifesti nelle strade e la linea telefonica dedicata, rappresentano la strada privilegiata per raggiungere più persone e in modo immediato. A meno che non si pensi che oggi gli individui passino un tempo di coinvolgimento qualitativamente diverso non più davanti alla televisione e che le strade non rappresentino il solo luogo nel quale abitiamo. È così che si può ricorrere ad un social network come Facebook.

Sai qualcosa?

I detective impegnati nelle indagini hanno infatti lanciato una campagna online attraverso un messaggio che rimanda a un coinvolgimento diretto delle persone: «Jo’s murder can you help?». Qualcosa di più di un generico appello alla popolazione. In fondo si tratta di potenziali friend della pagina Facebook della polizia, frequentatori di uno stesso “luogo” di incontro, in cui ci si informa e in cui si svolgono delle conversazioni. Questa operazione ha raccolto più di 63.000 contatti nella pagina della polizia e più di 18.000 nella pagina dedicata con i tweet che la riguardano e una mappa di google che mostra in evidenza il luogo del rapimento e del ritrovamento del corpo, oltre ad altre località centrali nell’indagine.

Scott Fulton, capo dell’e-services di Avon and Somerset Police, racconta che la scelta dipende dal fatto che la realtà dei media sociali è entrata nelle nostra routine quotidiana e dalle possibilità di circolazione virale che un messaggio così costruito può avere:

Through the website we have had 260 inbound messages to the incident room. We have been very pleased with information received via these channels on this investigation and we hope this advert will encourage even more people to come forward.

Conversazione diretta

Un caso come questo mette in gioco le diverse caratteristiche culturali e le forme sociali su cui si struttura la dimensione di social networking. La trasparenza informativa viene esaltata dall’aggiornamento in tempo reale di notizie relative all’indagine senza mediazione giornalistica – anche se gestita dagli esperti di pubbliche relazione ed uffici stampa interni alla polizia – instaurando una conversazione diretta con i cittadini. E vengono utilizzati strumenti di visualizzazione e contestualizzazione (pensiamo semplicemente alla mappa di Google) che permette di geolocalizzare gli eventi.

La partecipazione della cittadinanza viene gestita attraverso la costruzione di una condizione di comunicazione visibile, fatta di commenti e di tweet resi, appunto, visibili nella pagina stessa della polizia. In questo modo la conversazione che si genera va oltre la pura gestione delle indagini ma riguarda un equilibrio tra gestione emotiva e conoscenza partecipata dell’organo istituzionale. Ovviamente non è che i media smettano di seguire l’evento, solo che la loro funzione viene ridefinita da un contatto diretto e con tempi diversi – più vicini all’urgenza della comunicazione quotidiana – da parte della polizia.

Nuovo spazio comune

Diventa così evidente questo nuovo spazio fra istituzioni, giornalismo e cittadini che mostra la complessità delle relazioni. La trasparenza della comunicazione della polizia di Avon and Somerset si mostra così anche quando tratta pubblicamente su Facebook il fatto di avere bandito da una conferenza stampa ITN News: i primi accusano la rete di una copertura dell’evento sleale, ingenua e irresponsabile, i secondi accusano la polizia di censura. Il pubblico, connesso e visibile nella realtà dei social network, può esprimersi, proprio su sollecitazione della polizia:

I media sono dei partner essenziali nell’aiutarci a prendere i responsabili dell’uccisione di Jo. Apprezziamo il loro contributo nel raggiungere le nostre comunità, informare il pubblico e di attrarre testimoni e informazioni. I media hanno generalmente riportato in modo equilibrato e misurato, ma quando attraversano la linea e mettono a rischio l’integrità di un’indagine per omicidio dobbiamo agire…

Così, ad esempio, commenta un friend nella pagina Facebook della Polizia:

Ho appena letto alcuni commenti dell’ultimo status di A&SC e sono inorridita che una piccola minoranza pensi che la polizia debba rilasciare dettagli di ogni cosa immediatamente solo perché pensano sia di “pubblico interesse”. Non è così. Siamo abituati a sentire gossip e racconti […] dai media MA quando questo riguarda un’inchiesta ancora in corso su un omicidio i media NON HANNO DIRITTO di criticare la polizia. È inevitabile che la polizia nasconda pezzi di informazione perché potrebbero ostacolare l’indagine. Essi pubblicheranno i dettagli di CIO’ che ritengono opportuno, QUANDO sentono che è il momento giusto per farlo e noi, il pubblico, e loro, i media NON abbiamo assolutamente alcun diritto di mettere in discussione questo – sicuramente non in questa fase.

Cittadinanza

Molti like e commenti a sostegno della tesi. E così anche i dissensi vengono affrontati direttamente nelle pagine tra istituzione e persone, e tra persona e persona. Non è una questione di cittadinanza digitale, come qualche cyberguru direbbe, ma di cominciare semplicemente a mostrare che la cittadinanza esiste e può farsi visibile.

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