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Quel divorzio complicato tra il giudice e il faldone

01 Luglio 2013

Quel divorzio complicato tra il giudice e il faldone

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Sarà la volta buona per vedere liberarsi gli scaffali dei Palazzi di giustizia? Comincia oggi il countdown ufficiale.

Era una domenica di sole e caldo, però ieri non ho potuto evitare il pensiero più peccaminoso per un giurista digitale: l’avvento del processo civile telematico (ehi, che ti aspettavi?! direbbe Uma Thurman con in mano un’acqua tonica).

Perché oggi inizia il conto alla rovescia verso la data del 30 giugno 2014 in cui per legge sarà obbligatorio il deposito di (quasi) tutti gli atti di causa tramite la PEC (posta elettronica certificata) e tramite appositi software-console per avvocati.

È ancora una volta merito del Decreto Crescita 2.0 dello scorso autunno (sempre quello dell’Agenda Digitale) che con l’articolo 16 bis ha introdotto il principio secondo cui, a decorrere da quella famigerata data,

nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, innanzi al tribunale, il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite ha luogo esclusivamente con modalità telematiche.

Una rivoluzione non da poco che emoziona non solo i legal-nerd come me, ma anche gli alberi da cellulosa che non verranno più abbattuti e gli scaffali dei tribunali che non verranno più sovraccaricati di pesanti e polverosi faldoni.

Cerco di contenere l’entusiasmo ricordando che questo è il paese delle proroghe e delle proroghe alle proroghe. A ben vedere, in base alle prime normative sul processo telematico giunte nei primi anni 2000, la transizione sarebbe dovuta avvenire già un po’ di tempo fa. Ma tutti mi dicono che questa è la volta buona, che i principali tribunali sono pronti, che gli avvocati ormai l’hanno capita…

Poi però mi sovviene di quell’ultima volta al tribunale di Milano (qualche mese fa), in teoria uno degli esempi virtuosi a livello di digitalizzazione, e su quasi tutte le porte delle cancellerie e degli uffici dei giudici un cartello in cui si invitavano gli avvocati che avessero optato per il deposito telematico a consegnare anche la copia stampata di tutta la documentazione. Copia di cortesia per il giudice la chiamano, ad indicare che non sei obbligato (la legge permette appunto di fare tutto per via telematica), ma si tratta di una attenzione molto apprezzata.

Sarà allora che a non essere in grado di lavorare direttamente sul computer sono proprio i giudici? E che, nonostante la grande rivoluzione del processo telematico, alla fine gli alberi da cellulosa continueranno ad essere abbattuti e le stampanti dei tribunali messe a dura prova?

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

L'autore

  • Simone Aliprandi
    Simone Aliprandi ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft.

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