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Quando Twitter fa la differenza

14 Gennaio 2009

Quando Twitter fa la differenza

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Si "cinguetta" per rilanciare informazioni banali, spesso senza nemmeno lo scopo di rafforzare legami di amicizia. Ma all'occorrenza, e soprattutto nel settore no-profit, questo sistema di comunicazione permette di raggiungere obiettivi straordinari

Se quella che stiamo vivendo in questo momento è l’era del microblogging e dei social network, il 2008 appena trascorso è sicuramente stato l’anno di Twitter. Con un report pubblicato lo scorso ottobre Nielsen ha decretato che Twitter è il social network che dal settembre 2007 al settembre 2008 ha registrato il più alto incremento in termini sia di utenti (+600%) sia di visitatori unici (+343%). Nonostante altre piattaforme, come Facebook e MySpace, abbiano un numero di utenti complessivi nemmeno comparabile con quelli di Twitter (decine di milioni a fronte di poco più di due) la loro fase di espansione a livello globale sembra si stia assestando o sia addirittura, specie per MySpace, interrotta.

Questa dirompente esplosione lascia tuttavia ancora indefiniti alcuni scenari relativi a ruoli e funzioni che Il sito e la pratica del “cinguettio” via web occuperanno in futuro, anche in relazione alle altre forme di microblogging. Non sono solo in via di definizione il modello di business e gli assetti proprietari del sito (pare che faccia gola a Facebook): Twitter sarà protagonista nei prossimi mesi di una ricerca di altre identità, funzioni e contesti di applicazione che vadano oltre i semplici contatti tra amici. Gli intermittenti e brevissimi haiku sono infatti associati spesso dalla maggioranza degli utenti a informazioni banali che raramente veicolano reali rapporti di amicizia. Questo almeno è ciò che emerge da uno studio del Social Computer Lab degli HP Laboratories di Palo Alto pubblicato lo scorso dicembre. La maggior parte dei link tra gli utenti del sito non sono associati a vere relazioni d’amicizia o frequentazioni. I ricercatori mettono in dubbio pertanto che Twitter, così come altre piattaforme, sia realmente efficace ai fini della diffusione virale di contenuti, idee e tendenze, spesso citata nel dibattito sui social network.

Saranno quindi altri, molto probabilmente, i settori e gli ambiti di applicazione in cui Twitter esprimerà al meglio le proprie potenzialità, e in questo senso la ricerca è già in corso, specie per quanto riguarda la vita di aziende ed organizzazioni. Se non sarà direttamente Twitter a cogliere l’opportunità lo faranno piattaforme analoghe o applicazioni che sfrutteranno le sue caratteristiche utilizzandone la Api.

Lo scorso settembre ha fatto la sua comparsa Yammer, una sorta di versione business di Twitter, che dà la possibilità di amministrate gruppi chiusi fornendo un accesso esclusivo ai post. Yammer dovrebbe migliorare il coordinamento  di gruppi di lavoro distribuiti geograficamente e l’aggiornamento in tempo reale di persone impegnate nello stesso progetto. Tuttavia  solo a partire dai prossimi mesi si potrà verificare se questo servizio sarà realmente recepito dalla aziende. Ciò che invece emerge con assoluta chiarezza è che Twitter sta già cambiando la vita di Ong, enti no-profit e associazioni umanitarie, e sempre di più sarà destinato a diventare un’applicazione cruciale per lo sviluppo delle attività del terzo settore. Al contrario dell’ambito business, in questo caso il fattore determinante non è la chiusura ma il fatto di poter metter in contatto il più ampio numero di persone possibile, in tempo reale, in modo economico, e veicolando le informazioni a seconda della posizione geografica o dei contatti reciproci degli individui.

La scalabilità e la crossmedialità di Twitter diventano caratteristiche determinanti nel coordinare azioni collettive specie se unite a un altro fattore chiave: la georeferenzializzazione. Twitter Vote Report in questo senso è probabilmente un caso di scuola, destinato ad avere numerose repliche in altri campi d’applicazione. Le regole del sistema elettorale americano possono essere complicate, soprattutto perché diverse da stato a stato, e ciò può indurre in lungaggini ai seggi, errori o, ciò che è peggio, disaffezione al voto. Ed ecco che una lunga lista di associazioni di volontariato americane hanno unito i propri sforzi per garantire a tutti, nei fatti, il diritto di voto e rendere il sistema di voto molto semplice. L’uovo di Colombo consiste nel coordinare, grazie a Twitter, le informazioni inviate dai singoli elettori e metterle a disposizione di tutti disponendole in una mappa aggiornata in tempo reale.

Lo strumento utilizzato in questo caso è l’hash (il “cancelletto”) che dà la possibilità di fornire un tag al post inserito (hashtag), in modo che possa essere classificato automaticamente e riconosciuto dagli altri utenti. Nel caso di Twitter Vote Report gli hashtag erano riferiti alle informazioni sul voto e alla zona del seggio, in modo tale da alimentare in tempo reale la mappa, ma di per sé questo è un potentissimo strumento per coordinare e autogestire discussioni collettive in cui tutti possano partecipare e di cui tutti possano beneficiare, soprattutto in casi estremi come una calamità naturale o come è accaduto recentemente in occasione degli attacchi terroristici di Mumbai. In quest’ultimo caso ovviamente i testimoni hanno attinto appieno alle risorse del web 2.0, ma Twitter ha scandito gli aggiornamenti, anche di ciò che compariva su altri social-media, diventando un punto di riferimento.

Che Twitter possa cambiare volto al coordinamento di azioni umanitarie, specie in casi di emergenza e coinvolgendo intere comunità, ne è convinto anche il gruppo di lavoro di Innovative Support to Emergencies, Diseases and Disaster, un progetto che ha tra i suoi principali fondatori Google.org, il braccio filantropico della società di Mountain View, e che mira ad utilizzare il web e le tecnologie della comunicazione per aiutare le popolazioni a prevenire o a contrastare eventi catastrofici o epidemie. Oltre a chat georeferenziate, browser che possano analizzare e strutturare in modo coerente il flusso di messaggi di allerta o richieste di aiuto proveniente da diverse fonti, a InSTEDD sono in corso sperimentazioni anche per utilizzare l’Api di Twitter. Gli Sms infatti sono meno costosi della voce, possono essere ricevuti dai cellulari più rudimentali e sono più affidabili in caso di scarsa ricezione: occorreva una soluzione economica e facilmente scalabile come Twitter per rendere questa soluzione applicabile.

Il passo in avanti sarà riuscire a fornire informazioni differenziate a seconda della posizione o far arrivare notizie anche a chi momentaneamente non dispone di strumenti per in grado di riceverle attraverso la catena di amici degli amici.

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