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Quando il gioco si fa vero

16 Giugno 2014

Quando il gioco si fa vero

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Che fine sta facendo la stampa 3D? Di giocattoli per appassionati ce ne sono fin troppi mentre cresce la richiesta di outsider.

Siete affascinati da una stampante 3D? Vorreste vederne una in funzione sulla vostra scrivania, mentre tra un foglio elettronico e un messaggio su Facebook vi stampa la scodella di plastica più contorta al mondo? Potete farlo.

Dopo aver inserito correttamente il filo, regolato il piatto, la temperatura, eseguito il test, ricalibrato il tutto, stampato il primo strato, buttato il primo strato, cambiato il materiale, rifatta la calibrazione, rilanciata la stampa, rifatto il punto dopo mezz’ora perché oggi fa caldo e le regolazioni usate ieri non sono più le stesse e poi… attesa.

Risultato? Scadente, seppure la stampante sia uguale a quella del mio collega, che ha ottenuto oggetti eccellenti. Verifica: no, le stampanti sembrano uguali, ma le calibrazioni e le tolleranze degli ugelli e dei meccanismi sono completamente differenti. Deduzione: non esiste controllo di qualità da parte dei produttori, sorta di artigiani che dell’hobby hanno fatto industria, senza troppi passaggi intermedi. Ogni stampante è unica.

Stiamo esagerando? Non troppo. Proprio guardando alla situazione attuale, ricca d’entusiasmo per la novità e ancora povera per affidabilità della tecnologia, probabilmente i grandi giocatori del settore stanno per mettere in campo delle pedine strategiche.

Ne è un esempio Autodesk, il cui Chief Executive Officer Carl Bass ha preannunciato un prodotto che potrebbe accelerare il futuro delle stampanti 3D. La sua presentazione inizia così:

Per anni sono stato affascinato dalle promesse e frustrato dalla realtà della stampa 3D.

Poi però prosegue:

Oggi [14 maggio 2014] Autodesk annuncia due contributi per migliorare le cose. Il primo è una piattaforma software per la stampa 3D chiamata Spark […]. Il secondo l’introduzione di una nostra stampante 3D che […] dimostrerà la potenza della piattaforma Spark e diventerà il nuovo riferimento per l’esperienza dell’utente di stampanti 3D.

In sé l’annuncio potrebbe ricadere in una generica affermazione di marketing, se non fosse per le caratteristiche della piattaforma software, ma soprattutto della tecnologia adottata per la stampante: non più a deposizione di strati, ma stereolitografica, ovvero dove una luce ultravioletta indurisce una resina plastica tracciando una sezione del disegno. Processo che viene ripetuto migliaia di volte costruendo, livello dopo livello, il solido desiderato. Molto differente, molto più preciso, molto più versatile dell’attuale tecnologia dove plastica fusa viene spremuta attraverso un ugello.

Stampante 3D

Basso costo, alta tecnologia. Rivoluzionaria?[/

La tecnologia, già collaudata nelle stampanti ad alto costo, ma mai su un modello alla portata delle tasche di molti, consentirà l’uso di materiali differenti, miscelati alla resina indurente. Un enorme salto di qualità per tutte le applicazioni che vorrebbero andare oltre la costruzione di ciondoli e imprecisi prototipi di plastica, soprattutto per il mercato che nel nostro paese potrebbe fare la differenza: piccola e media industria, professionisti, uffici tecnici, il mondo dell’ortopedia e dell’ortodonzia e tanti altri.

Dove non si vorrebbe giocare, ma stampare.

[caption id="attachment_19788" align="aligncenter" width="475"]Tazza di Klein Non tutte le tazze vengono col manico.

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