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Protezione dei minori: dibattito sul parental control automatico

23 Settembre 2005

Protezione dei minori: dibattito sul parental control automatico

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Ha sollevato polemiche, in Francia, un disegno di legge che prevede l’obbligo, per gli Internet provider, di attivare per tutti gli abbonati un filtro che impedisce l’accesso ai contenuti non adatti ai minori

Si tratta della proposta di aggiungere, alla legge francese per la fiducia nell’economia digitale (LCEN), approvata nel 2004, la seguente disposizione: “I provider attivano, presso tutti i loro abbonati, automaticamente, dispositivi tecnici efficienti e attivati di default che permettono di limitare l’accesso ai servizi di comunicazione al pubblico online che mettono in pericolo i minori. Un decreto del Consiglio di Stato fissa le modalità di attuazione del presente articolo”.

L’aspetto maggiormanete criticato è soprattutto la previsione dell’attivazione del filtro “di default”, che va ben oltre la semplice fornitura di un software di parental control scelto, installato e configurato dai genitori in base alle loro specifiche preoccupazioni per i figli. C’è, comuque, la possibilità di rivedere e modificare i parametri, ma è noto che sono in pochi a modificare i settaggi predisposti a monte. Questa, soprattutto, è la preoccupazione dell’associazione Iris (Imaginons un réseau Internet solidaire), la prima a sollevare la questione.

Perplessità anche tra gli ISP francesi, che si dichiarano preoccupati dall’iniziativa legislativa, “che innesca una lunghissima serie di dubbi e dibattiti”.

Il primo scoglio da superare, inizialmente, sarà quello tecnologico. Resterà, comunque, un problema di fondo. La LCEN sinora si era basata su una responsabilità dei provider in materia di contenuto “illegale”; la nuova norma, invece, non fa distinzione tra legale e illegale, ma tra ciò che si ritiene che i bambini possano vedere oppure no. “Occorrerà perciò una commissione, una sorta di consulta, incaricata di decidere i filtri tecnici, le parole chiave e i criteri di selezione”, spiega Meryem Marzouki, portavoce dell’Iris.

Nel frattempo, Médiamétrie ha reso pubblica un’indagine promossa dalla Delegazione degli utenti di Internet, organismo dipendente dal Ministero della Pubblica Istruzione, secondo cui l’83% dei genitori d’oltralpe non utilizza software di controllo del contenuto online.

L'autore

  • Annarita Gili
    Annarita Gili è avvocato civilista. Dal 1995 si dedica allo studio e all’attività professionale relativamente a tutti i settori del Diritto Civile, tra cui il Diritto dell’Informatica, di Internet e delle Nuove tecnologie.

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