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Prospettive e problemi del mondo wireless USA

04 Febbraio 2004

Prospettive e problemi del mondo wireless USA

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Dall'interconnessione dei servizi d'emergenza statali alle manovre per l'acquisizione di AT&T Wireless

Il senza fili va conquistando (finalmente) anche il mercato USA. Con annessi problemi e potenzialità di vario tipo, come conferma una serie di recenti notizie. Da un nuovo software per nascondere la località del chiamante a progetti per accesso ad alta velocità in comunità meno abbienti, all’interconnessione ad hoc per le infrastrutture d’emergenza dei vari stati. Senza dimenticare le manovre attualmente in corso, anche in campo internazionale, per l’acquisizione del terzo provider nazionale, AT&T Wireless.

Bell Labs ha annunciato la messa a punto di un software che consente agli utenti di ‘nascondere’ la località da cui si chiama. Ciò come conseguenza di una legge federale che impone ai carrier di fare l’upgrade delle proprie infrastrutture onde consentire l’immediata localizzazione di chiunque chiami il servizio d’emergenza nazionale (911). Onde capitalizzare su simile normativa, ovvero sulle spese necessarie a tale upgrade, i provider vanno organizzando una serie di “location-based services”. Incluse opzioni non intrusive della privacy individuale, a cui risponde appunto la nuova tecnologia di Bell Labs. Questa offrirebbe così un alto livello di personalizzazione nella scelta di diffondere o meno sul network wireless le coordinate da cui si chiama (ovviamente nei casi diversi dalle disposizioni governative), qualcosa che rappresenta certamente un limite intrinseco della comunicazione senza fili. Il software verrà testato sul campo quanto prima tramite diversi carrier, e Bell Labs spera di renderlo disponibile agli utenti nel giro di un anno.

Nel frattempo, sempre a proposito di servizi d’emergenza, diverse strutture municipali e statali stanno passando alla tecnologia wireless per collegare tra loro i vari sistemi d’intervento a livello locale. In primo luogo perché tale tecnologia si dimostra meno onerosa di altri strumenti di comunicazione, e poi perché ci sono le autorità federali a spingere in tal senso nell’interesse dell’onnipresente “homeland security”. Quest’ultima esigenza, spiegano gli esperti di Washington, richiede un sistema capace di garantire funzionalità e flessibilità onde coprire efficacemente l’intero territorio dei vari stati. E con costi ridotti rispetto all’implementazione di un’analoga infrastruttura terrestre o simili. Ad esempio, in Arizona si punta alla fornitura di piccoli apparecchi-ponte presso i maggiori punti operativi d’emergenza, in grado a loro volta di collegarsi al sistema operante sul territorio statale. Invece lo stato del Delaware, che già possiede un sistema di comunicazione a 800 MHz, progetta un upgrade per una spesa pari a 12 milioni di dollari, mentre la città di Detroit prevede di spendere 100 milioni per un analoga struttura da 800 MHz che garantisce l’interoperabilità con il sistema previsto dall’intero stato del Michigan.

Rimanendo a Detroit, la University of Michigan di Ann Arbor sta lavorando a un progetto per portare l’accesso internet wireless (a banda larga) ai residenti delle aree povere cittadine. Non di rado i provider commerciali saltano a pie’ pari le zone urbane dove risiedono i meno abbienti, considerando scarsi i ritorni per gli investimenti necessari a realizzare l’infrastruttura in loco. Stavolta vorrebbe invece provarci l’apposita partnership tra entità nonprofit e religiose della zona e il Center for Urban Innovation l’universitario. Grazie all’iniziativa, le comunità meno ricche di Detroit potranno usufruire di accesso senza fili a larga banda a costi minimi: 100 dollari l’anno per abbonato. Da notare come, in aggiunta, la quota includa specifici corsi di alfabetizzazione informatica. Anche in questo caso, la maggiore spinta del progetto deriva dalle spese relativamente contenute della tecnologia wireless, mentre per la sicurezza i responsabili fanno affidamento sulla serietà degli utenti nel “lock down”, chiudere a doppia mandata, i propri sistemi. Il progetto prevede l’installazione di svariate antenne di ampie dimensioni in punti nevralgici, oltre a una serie di piccoli ripetitori capaci di coprire zone finora non servite da accesso a internet senza fili.

Sul fronte business, infine, crescono le offerte per l’acquisizione di AT&T Wireless, numero tre dei provider nazionali. Girano ora voci del concreto interesse in tal senso da parte del colosso giapponese NTT DoCoMo, mossa d’altronde più che logica, visto che questa possiede già il 16 per cento di partecipazione nell’attuale AT&T Wireless. Intanto SBC Communications, che vuole avere voce in capitolo nel consolidamento dell’industria, ha avanzato una proposta precisa: 30 miliardi di dollari in contanti. Tale proposta arriva tramite Cingular Wireless, di proprietà SBC per il 60 per cento e BellSouth per il restante 40 per cento, con il risultato che l’eventuale fusione, cui non pare estranea un’aggiunta di titoli azionari come ulteriore incentivo, consentirebbe al nuovo gruppo di superare l’attuale carrier numero uno, Verizon Wireless. Nelle settimane scorse AT&T Wireless aveva annunciato di considerare seriamente la vendita a potenziali acquirenti, ma di voler attendere almeno metà febbraio prima di entrare in qualsiasi trattativa concreta.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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