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Problemi sulla crittografia al Parlamento inglese

12 Luglio 1999

Problemi sulla crittografia al Parlamento inglese

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Grossi problemi alla camera dei Comuni inglese nella discussione sull’Electronic Communications Act in atto da circa due settimane. La sezione più controversa del disegno di legge, che nel suo complesso mira alla massima apertura del mercato info-tech e al lancio dell’e-commerce, riguarda sostanzialmente la tutela della privacy individuale. Seguendo la falsariga della posizione statunitense, la proposta consentirebbe alla polizia l’ottenimento delle chiavi segrete per decifrare comunicazioni o file crittografati. Per chi dovesse rifiutare, sono previsti fino a due anni di carcere.

Una norma giudicata inaccettabile dal partito conservatore all’opposizione, senza il cui voto favorevole entro le prossime due settimane, a norma di regolamento, la proposta non potrebbe essere presa in esame per altri 6-9 mesi. Si prevede quindi una qualche forma di compromesso, pur se non è chiaro quali siano i margini di manovra. Anche perchè in generale i conservatori ritengono non sia il caso di stabilire altre norme specifiche per facilitare il commercio elettronico, al di là del “riconoscimento delle strutture già in atto”.

Sullo specifico punto della crittografia, già nel 1996 si era registrato il tentativo di assegnare alle autorità la facoltà di possedere copie delle firme cifrate e delle chiavi segrete degli utenti. Ma pur se alcuni mesi addietro il governo aveva annunciato l’abbandono di tale progetto di “key escrow”, una commissione parlamentare lo aveva rapidamente reintrodotto nell’Electronic Communications Act ora in discussione. Contraddicendo anche le numerose posizioni critiche degli esperti, secondo cui tali restrizioni – che colpirebbe, oltre gli utenti, anche i provider non consenzienti – non hanno nulla a che fare con legislazioni mirate allo sviluppo del commercio online.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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