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Pinguino e industria vanno a braccetto

09 Giugno 2005

Pinguino e industria vanno a braccetto

di

Rilancio del governo inglese per il Secure Open Source Desktop, mentre IBM promuove corsi universitari sulle tecnologie 'aperte'

Continua l’interesse (e l’abbraccio) tra open source e grande industria high-tech. Lo dimostrano alcuni recenti annunci di alto bordo: una serie di iniziative targate IBM mirate alla promozione di tecnologie ‘aperte’ nelle istituzioni accademiche e il budget milionario stanziato in Inghilterra per un super-progetto di Secure Open Source Desktop. Anzi in quest’ultimo caso, il primo finanziatore non è altri che il Dipartimento dell’industria e commercio, il quale ha garantito 132.000 sterline al consorzio industriale per la messa a punto di una tecnologia “adatta a quelle organizzazioni che vogliono avere la garanzia del trusted computing tramite un sistema centralizzato”. Analoga somma è in arrivo da parte dei membri del gruppo denominato Incubator Club: aziende private e agenzie governative che hanno deciso di studiare le opzioni offerte dall’open source in quest’ambito senza coinvolgere però le grandi software house.

Il punto è che gli utenti non possono modificare i PC su cui girano le applicazioni del Secure Open Source Desktop. Dopo il download iniziale del client, i successivi update sono gestiti in remoto e i dati sugli utenti sono archiviati sui server centrali anziché sulle singole macchine. Diventa così cruciale garantire la gestione centralizzata tramite uno staff ridotto, e in tal senso Linux garantisce affidabilità, sicurezza e risparmio economico. Secondo Netproject, le spese totali di un simile progetto “sono inferiori del 25 per cento rispetto all’uso di desktop computer Microsoft”.

Il passaggio al pinguino sembra dunque fruttifero, considerando altresì che l’Incubator Club è stato fondato lo scorso anno proprio in risposta agli incentivi di Microsoft per convincere le aziende coinvolte a continuare l’utilizzo degli attuali sistemi. Come spiega Eddie Bleasdale, portavoce dell’agenzia di consulenze Netproject che fa da portavoce per l’Incubator Club: “Ogni volta che abbiamo diffuso pubblicamente la notizia del passaggio a Linux previsto da qualche cliente, Microsoft ha subito offerto loro incentivi notevoli per rimanere allo stato corrente”. Il consorzio opera soprattutto come veicolo di scambio per iniziative ed esperienze sulla migrazione all’open source, onde identificarne problemi e aspettative. Non è dato sapere quante e quali siano le società finora coinvolte, pur se sembra che la quota base per la partecipazione è di 15.000 sterline. L’architettura del Secure Open Source Desktop è il primo progetto-pilota avviato dal gruppo.

Saltando invece oltreoceano, va ampliandosi la collaborazione tra IBM e Red Hat per l’addestramento delle capacità connesse ai vari livelli dell’open-source. La partnership in avvio prevede infatti dei corsi ad hoc da tenere in svariati istituti di educazione secondaria sparsi nel Paese. In aggiunta, Big Blue ha annunciato la fornitura di risorse e training nelle tecnologie open source al Sam M. Walton College of Business presso la University of Arkansas. Un progetto valutato sui 7 milioni di dollari, potenzialmente rinnovabile per altri quattro anni per un valore di 1,2 milioni di dollari l’anno. Le tecnologie incluse nel curriculum d’insegnamento comprendono tra l’altro la gestione dei database e dei mainframe, rispettivamente con il software DB2 e sugli eServer della zSeries, entrambi targati IBM.

Quest’ultima ha poi annunciato un’ulteriore iniziativa nel campo dell’istruzione: un nuovo corso, denominato Services Sciences, Management and Engineering, previsto per lo sviluppo di economie basate sui servizi. Il corso verrà offerto a varie università come parte della cosiddetta Academic Initiative dell’azienda, mirata a preparare per l’insegnamento delle capacità tecnologiche relative agli standard aperti. In questo caso le discipline previste includono informatica, ricerche, ingegneria industriale, scienze gestionali, scienze cognitive e sociali, giurisprudenza.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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