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Piani governativi per colmare il gap di knowledge worker in USA

09 Luglio 1999

Piani governativi per colmare il gap di knowledge worker in USA

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Per far fronte alla crescente domanda di “knowledge worker”, persone variamente impiegate in ambito info-tech, il Ministero del Commercio USA sta per lanciare un articolato piano mirato alla sia al settore pubblico che a quello privato. In un rapporto appena diffuso (“The Digital Work Force: Building InfoTech Skills at the Speed of Innovation”) le autorità federali evitano d’affrontare il concetto di “mancanza di lavoratori”, tema centrale secondo la visione dell’industria informatica, per concentrarsi invece sulla necessità di azioni coordinate e diffuse in ambito di training, alfabetizzazione e aggiornamento.

Alcuni esperti fanno notare come negli Stati Uniti già oggi esista a sufficienza personale ben addestrato, ma è proprio l’industria a non darsi da fare per trovare loro impieghi adeguati. Nel frattempo, però, si prevede che la richiesta di ricercatori informatici, computer engineer, programmatori ed esperti di sistemi info-tech aumenterà di oltre il doppio entro la decade che si chiuderà nel 2006. Per un confronto, nel medesimo periodo di tempo il tasso di crescita per le altre occupazioni si aggira sul 14%.

Per colmare il gap, la National Science Foundation ha stanziato un budget di 21 milioni di dollari da destinare a circa 80.000 borse di studio annuali a studenti meno abbienti interessati ad ottenere lauree in ambito informatico. Ma il Ministero non nasconde come gran parte dello sforzo economico debba ricadere direttamente sull’industria privata. E soprattutto che la questione non appare di facile e immediata soluzione. Secondo i portavoce governativi: “Per far sì che l’America possa avere i migliori talenti in fatto di info-tech, il settore pubblico e quello privato devono lavorare insieme per offrire quell’educazione e quelle capacità che siano veramente adatte ai lavoratori di oggi e del futuro.”

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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