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PGML e VML: il futuro della grafica Web

25 Agosto 1998

PGML e VML: il futuro della grafica Web

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Contedenti nuovi, scenario solito: si fa aspra anche la battaglia per la definizione degli standard grafici sul Web. Toccherà ancora al W3C l'opera di mediazione?

Anche il mondo delle immagini grafiche costituisce su Web un piccolo campo di battaglia sul quale è necessario l’intervento mediatore del W3 Consortium, l’organismo diretto da Tim Berners Lee di cui abbiamo già parlato in altri articoli. Questa volta, però, i contendenti, almeno in apparenza, non sono i soliti: Netscape e Microsoft, infatti, non c’entrano. Cerchiamo quindi di capire chi sta duellando, e perché.

Unificare il mondo delle immagini Web e quello della stampa su carta, con la diffusione di un nuovo standard grafico vettoriale, è un obiettivo interessante per molte corporation, e non solo online.
Finora sul Web vengono utilizzati prevalentamente formati di tipo bit-mapped, come GIF (Graphics Interchange Format) e JPEG (Joint Photographic Experts Group), che descrivono ogni singolo punto dello schermo. Con questi metodi la risoluzione è scarsa, di solito limitata a 72 dot (punti) per pollice, inadatta ad esempio a produrre stampe di qualità.

La grafica vettoriale, a differenza dei sistemi “per dot” come GIF e JPEG, descrive lo schermo linea per linea; il computer esegue quindi il “rendering” o “raster image processing”, ricostruendo l’immagine grazie alle informazioni ricevute. La ricostruzione, il “rendering”, termine intraducibile in italiano e ben noto a chi si occupa di grafica, può quindi essere adattato a diversi tipi di device: su una stampante laser verrebbero utilizzati ad esempio 600 dot per pollice, mentre uno schermo si potrebbe accontentare di molto meno.

Stabilito che i sistemi come i GIF e i JPEG non sono più soddisfacenti, resta da vedere chi riuscirà ad imporre uno standard alternativo in grado di rimpiazzarli.
Un gruppo guidato da Adobe System e composto tra gli altri da IBM e Sun ha portato sul tavolo di W3C nello scorso aprile la bozza di un sistema di defnizione grafica vettoriale chiamato Precision Graphics Markup Language (PGML).
Esso consente di creare file di dimensioni ridotte, soprattutto per quanto riguarda le animazioni in rete, e dispone di funzioni di zoom particolarmente interessanti e di una resa delle immagini capace di soddisfare tutte le esigenze, dalla nascente WebTV alla stampa su carta. Uno dei punti di forza di questa proposta è proprio Adobe, che per lo sviluppo di PGML ha sfruttato a fondo la sua esperienza in PostScript.

Il principale concorrente di questa soluzione è Macromedia, che offre per l’animazione sul Web la tecnologia Flash. Sarebbe proprio Flash (giunto alla versione 3.0), secondo il parere degli osservatori, lo strumento più maturo e più avanzato, più ricco di funzioni; ma è una soluzione proprietaria e non conforme agli standard W3C e al disegno complessivo portato avanti dal consorzio W3. I file PGML proposti da Adobe, invece, sono scritti in XML, ormai indicato da tutti come uno dei cardini del futuro dell’informazione online.

Il W3C, ricevuta la proposta di Adobe, si è impegnato a costituire un nuovo gruppo di lavoro per esaminare ed eventualmente approvare il PGML, e ha iniziato a studiarlo e a discuterlo.
Occorre ricordare che lo stesso W3C ha già approvato, sempre per la trasmissione di immagini in rete, solo un altro formato, PNG (da pronunciare “ping”), promosso ufficialmente nell’ottobre del ’96, che ancora non ha avuto una reale diffusione e che rischia di affondare nelle sabbie mobili dei buoni propositi, come altre iniziative che sarebbero giuste e razionali ma che non riescono ad affermarsi nel mondo crudele del mercato.

La risposta dei concorrenti di Adobe non si è fatta attendere, e già a fine maggio il W3C ha accettato ufficialmente un’altra “submission” per la rappresentazione grafica vettoriale: il Vector Markup Language (VML, da non confondere con il tridimensionale VRML ideato da Pesce).
Questa nuova proposta, avanzata tra gli altri da Macromedia, Autodesk e Hewlett-Packard, si basa, come la concorrente, su XML.

I due progetti sembrerebbero quindi destinati ad integrarsi per produrre uno standard unico. IL PGML di Adobe, infatti, è più orientato alla stampa e alla visualizzazione, come i tradizionali PostScript e PDF, mentre il VML ha delle capacità di editing decisamente migliori, ricordando da questo punto di vista i prodotti di Macromedia con tecnologia Flash.
L’adozione di XML consente ad entrambi i nuovi formati proposti di offrire a motori di ricerca ed altre applicazioni di rete parole chiave e altre informazioni che i file GIF o JPEG non possono fornire, soddisfacendo così almeno alcune delle esigenze per le quali era stato studiato ed approvato il PNG. Il solo VML, infine, usa anche i fogli di stile CSS2, un altro dei cardini dell’architettura W3C.

Niente più bitmap, quindi, ricostruite pixel per pixel; il futuro della grafica in rete sarà costituito sul rendering di descrizioni matematiche che definiscono linee, curve e altre forme geometriche, e con tag XML di tipo , , o . Il panorama degli standard di grafica per il Web, però, è ancora in forse, dato che le “submission” non implicano alcuna scelta da parte del consorzio.

I principali contendenti, Adobe e Macromedia, concordano almeno per ora nell’affermare che l’integrazione di VML e PGML è possibile, e che lo standard risultante sarà qualcosa di più versatile e di più potente della semplice somma di due diverse proposte. Non ci resta che aspettare speranzosi, mentre Microsoft e Netscape sembrano appoggiare entrambi gli schemi. Microsoft, in particolare, dopo aver lasciato intendere che avrebbe integrato VML nei suoi prodotti della linea Office, ha poi assunto una posizione più sfumata e distaccata, forse in attesa di una più chiara definizione dello scenario.

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