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Pervasive Computing

14 Febbraio 2003

Pervasive Computing

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Creare protocolli di trasmissione in grado di far convergere tutti i dati provenenti da diversi sensori e tipi di tecnologia in interfacce naturali come la voce, lo sguardo, il tatto.

Questo è l’obiettivo del National Institute of Standards and Technology (NIST) che sta lavorando da tempo al progetto Pervasive Computing Standards. Anche IBM, Sun Microsystems e molti centri di ricerca contemplano questo tema tra i loro settori di studio e sviluppo. Non si tratta solo di risolvere il problema degli standard e dell’interoperabilità che tormenta da sempre gli sviluppatori IT, ma di una diversa visione dell’interazione uomo-macchina.

Il Nist è alla ricerca di una convergenza dei sistemi informativi con l’obiettivo di riformare la comunicazione tra le macchine e gli utenti in una direzione di maggiore omogeneità con il mondo reale.

Vince Stanford, uno dei ricercatori del NIST, afferma che si rende ormai necessario creare delle interfacce di comunicazione che permettano agli utenti di utilizzare indifferentemente i diversi dispositivi elettronici.

Il NIST Pervasive Computing Standards Working Group sta inoltre lavorando a un’interazione che vada oltre i “vecchi” strumenti come il mouse, la tastiera, la penna ottica, ecc., e si basi invece su un più avanzato mondo interattivo in cui la macchina non ha bisogno del nostro intervento manuale. Si punta quindi su riconoscimento vocale, oculare, labiale. Quelle tecnologie che secondo molti ricercatori hanno grandi potenzialità in alcuni settori specialistici (medici, industriale, scientifici) ma meno nel mondo dell’interazione quotidiana.

Soprattutto per quanto riguarda le tecnologie di riconoscimento vocale, nonostante gli investimenti siano di altissimo livello, restano infatti delle perplessità. I dubbi sulla validità del modello di interazione sono infatti molti, al di là dei limiti attuali della tecnologia. A livello cognitivo molti studiosi sono convinti che il human-human communication sia il modello più adatto a cui ispirarsi per una human-computer communication.

Neil Gershenfeld, del Mit media Lab e autore di “When things start to think” afferma: “Uno dei perenni partecipanti alla gara della prossima interfaccia è il riconoscimento vocale, che ci promette di poter parlare con i nostri computer con la stessa naturalezza con cui lo facciamo tra noi. Per quanto la cosa possa sembrare attraente, solleva qualche serio problema. Sarebbe faticoso dover passare la giornata parlando continuamente per fare qualsiasi cosa, e sarebbe invadente se le nostre conversazioni con le altre persone fossero costantemente punteggiate dalle nostre conversazioni con le macchine”.

Negroponte invece sostiene che in futuro non useremo che l’interazione vocale e che chi oggi si oppone e critica questa modalità fa lo stesso errore commesso da coloro che contrastavano l’uso del colore per le interfacce grafiche.

Al di là della dotazione tecnologia necessaria in ogni ambiente per realizzare questo progetto (migliaia di nuovi sensori da istallare e migliaia di vecchie tecnologie già dotate di processori – dal tostapane alla stampante – da modificare in senso interattivo), il problema chiave restano però gli standard di comunicazione. Il NIST è quindi oggi concentrato nell’individuazione di questi standard tecnologici e ne prospetta l’applicazione più immediata in ambienti particolari come centri congressi, centri d’affari, ecc.

La prospettiva di lungo termine però è quella della colonizzazione di ogni spazio da parte della tecnologia e delle interfacce cosiddette naturali. In un certo senso, è ciò che lo studioso e visionario Ray Kurzweil vede realizzato nel prossimo futuro. Nel suo recente libro “The age of the spiritual machines”, egli prefigura un mondo in cui non esisterà più una distinzione chiara tra uomini e computer, in cui i computer saranno intelligenti quanto gli uomini e in cui ciascuno possederà innesti tecnologici che aumenteranno le capacità percettive e cognitive a tal punto che chi non le utilizzerà non sarà in grado di sostenere una conversazione con coloro che le avranno.
Kurzweil descrive così il 2019: “i computer hanno capacità di ragionamento ormai molto vicine a quelle umane. I computer sono ormai invisibili e ubiquitus, incorporati in ogni luogo. Display tridimensionali incorporati negli occhiali e nelle lenti a contatto diventano la nostra interfaccia con il mondo reale e virtuale a sostituzione del tradizionale occhio umano. La maggior parte dell’interazione con il computer avviene attraverso il gesto e il dialogo in linguaggio naturale”.

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