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Parte Red Flag Linux in Cina, sempre vitale l’ambito business in USA

25 Febbraio 2002

Parte Red Flag Linux in Cina, sempre vitale l’ambito business in USA

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Arriva la prima azienda di distribuzione tutta cinese, in USA rimane assai dinamico il settore imprenditoriale

Le notizie di questa settimana puntano sull’ambito business del pinguino. Si parte dalla Cina, dove è stata lanciata la prima azienda di distribuzione tutta locale, Red Flag Linux, parzialmente basata sull’esperienza di Red Hat. Invece negli Stati Uniti arrivano finalmente sul mercato i mainframe IBM con CPU a 64-bit, mentre Walmart.com si appresta a vendere propri PC privi di sistema operativo, iniziativa senza precedenti, mirata a utenti inclini a sperimentare alternative al solito Windows. E nel rampante settore del video digitale, le piattaforme dei maggiori servizi (Moxi Digital e TiVo) continuano a supportare entrambi set-top box che girano su Linux.

Nata come partnership tra il Software Research Institute dell’Accademia Cinese delle Scienze e NewMargin Venture Capital, braccio imprenditoriale del governo nazionale, Red Flag Linux è la prima azienda di distribuzione tutta locale entrata ufficialmente in azione. Nel 1999 le voci sull’avvio dell’operazione suscitarono un vespaio di polemiche, in particolare nella liberista comunità made-in-USA. Come mai? Soprattutto per via di quel che veniva percepito come una generica similarità di posizioni tra il movimento open source e free software con il Comunismo comunemente inteso. Scenario che fece diventare isterico più di qualcuno alla notizia susseguente: il governo cinese si apprestava ad utilizzare Linux come sistema operativo ufficiale, decretando altresì il bando di Windows 2000 su tutti i computer in circolazione. Com’è poi accaduto, tali voci si sono rivelate infondate, ma comunque sufficienti per suscitare energiche prese di posizione, come quella del noto filosofo-programmatore Eric Raymond: “qualunque tentativo di identificazione tra i valori della comunità open source e le pratiche repressive del Comunismo non rappresenta altro che una truffa cinica e viziosa. Non vogliamo essere accomunati al governo totalitario e assassino della Cina Comunista — ripetuto protagonista di numerose atrocità contro i propri cittadini.”

Passata la polemica iniziale, man mano la realtà si è dimostrata assai lontana da simili timori. La crescita di Red Flag Linux si è concretizzata grazie ad un business model analogo a quello avviato con successo in USA da Red Hat. Pur a fronte dell’abbrivo commerciale garantito dalla ‘vicinanza’ con l’apparato statale, non a caso l’azienda punta parecchio sulle potenzialità di Internet, offrendo il download del pacchetto (anche) direttamente sul proprio sito web. Disponibili inoltre le versioni inglesi del software più accreditato (Server 3.0, Function Server 3.0), anche se ovviamente gli utenti anglofoni preferiranno ricorrere a distributori già affermati in occidente. Con altri prodotti relativi ai sistemi embedded, all’ambito desktop e a quello applicativo, il lancio di Red Flag Linux si pone quindi come passo essenziale per la penetrazione dell’open source e del free software in un’area dalle molte potenzialità come quella cinese, e asiatica più in generale. Nell’odierno avanzare di Linux in Cina, la speranza è altresì quella di avviare fattive collaborazioni tra i programmatori dei vari paesi, anche per colmare un gap culturale tuttora evidente in tali regioni asiatiche.

Tornando invece negli States, va segnalato il bilancio di VA Software (già nota come VA Linux) relativo al secondo trimestre fiscale del 2002, chiusosi il 26 gennaio scorso. Le perdite complessive si sono rivelate inferiori al previsto: 6,9 milioni di dollari contro gli 8,5 milioni già dati per scontati sulla base dei dati del trimestre precedente. La caduta pro forma di 13 cent per azione è sensibilmente migliore dei meno 16 cent preventivati dall’agenzia First Call.

IBM ha intanto annunciato l’effettivo arrivo sul mercato, entro marzo, delle versioni a 64-bit di Linux per i mainframe della zSeries. Si tratta dei server più potenti targati IBM, per i quali la precedente versione a 32-bit non consentiva il pieno utilizzo. Similare il passaggio in programma quanto prima per la linea iSeries, server per compiti speciali, e la pSeries che finora girava soltanto su Unix. Nei prossimi mesi anche Red Hat e SuSE inizieranno a commercializzare la versione a 64-bit di Linux per mainframe; SuSE ha ufficialmente annunciato la disponibilità dei primi pacchetti per la fine di aprile. Si chiude così la fase dei prototipi, a cui si lavorava da mesi su macchine S/390 e PenguinPPC64. Lo scorso dicembre IBM e altri partner avevano sottoposto il codice a 64-bit per PowerPC al gruppo di sviluppo per la versione 2.5 del kernel. Mentre le prime macchine della linea zSeries già a 64-bit, ri-denominate ThinkBlue/64, erano uscite sul mercato nell’aprile 2001 e finora hanno subito due revisioni generali.

Nell’ambito del video digitale, arriva la notizia del rafforzamento della cordata TiVo-DirecTV. La prima è tra pionieri della tecnologia di registrazione, mentre la seconda è un ‘satellite operator’ che tra l’altro commercializza dall’autunno 2000 le set-top box basate su tale tecnologia. Similare la strategia di EchoStar, diretto rivale e forse prossimo acquirente di DirecTV, che ha quasi concluso accordi con Moxi Digital, società di ‘digital home entertainment’. Il bello è che queste set-top box girano tutte su Linux, e continueranno a farlo, per le prestazioni di flessibilità e leggerezza offerte.

Interessante infine l’iniziativa annunciata dal big delle corporation, Walmart, che si appresta a vendere sul web PC Microtel privi di sistema operativo. La manovra, decisamente insolita per i rivenditori, fa per parte di un test mirato a clienti già scafati, in grado di scegliere il sistema più adatto da caricare. In altri termini, si punta a utenti inclini a sperimentare alternative al solito Windows. Ad esempio, su una macchina in vendita a 599 dollari, la componente più gravosa rimane Windows, mentre ovviamente Linux può rimpiazzarlo gratuitamente. Ulteriore prova delle potenzialità a tutto campo dell’open source anche in ambito business.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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