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Parte il numero internazionale per il VoIP

26 Gennaio 2009

Parte il numero internazionale per il VoIP

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Si chiama Inum, è il prefisso 883, e segna un passo avanti verso l’emancipazione della telefonia via internet. Mentre in Italia ancora si sperimentano i numeri nomadici

Telefonare a un utente VoIP identificato con un numero, ovunque ci troviamo, da rete fissa, mobile o via internet. È quanto permette la numerazione Inum, concessa dall’International Telecommunication Union ai servizi VoIP qualche settimana fa. Inum sta per international number ed è quindi il primo prefisso internazionale (l’883) specifico per il VoIP. Un po’ come il 39 identifica l’Italia, l’883 rappresenta il VoIP. È transnazionale, il che fa molto spirito del web, che non conosce frontiere. In prospettiva, è un passo importante per l’evoluzione della telefonia su internet: le dà un proprio spazio nell’ambito delle telecomunicazioni.

Finora, infatti, il VoIP è stato relegato in un ruolo da telefonia di serie b, poco integrata con il resto. Per chiamare un utente VoIP c’erano solo due modi: utilizzare un software per contattare quell’utente in contact list oppure utilizzare il suo numero con prefisso geografico. Il primo modo ha limiti (scarsa interoperabilità tra servizi VoIP diversi, impossibilità di usare la linea telefonica tradizionale). Il secondo modo non era altro che un escamotage per aggirare appunto la lacuna di un numero specifico per il VoIP: i servizi internet erano costretti a fare accordi con gli operatori tradizionali per dare numeri geografici. I quali erano chiamabili solo da servizi VoIP dotati di accesso alla rete tradizionale (tipo Skype Out).

L’883 è invece un ponte tra servizi VoIP diversi (purché aderenti all’iniziativa), i cui utenti potranno parlare tra loro e saranno raggiungibili anche da numeri di telefono tradizionali. La chiamata VoIP-VoIP è gratuita (almeno per ora), mentre per quella da telefonia tradizionale si paga quanto una chiamata nazionale (usando numeri gateway, dall’Italia è uno 06). I partner ora sono una manciata, tra i più noti ci sono Jajah, Gizmo5, Rebtel, Ribbit, Truphone. Dall’Italia ha aderito Libera il VoIP. Ovviamente, non è necessario rivolgersi a un servizio del proprio Paese per avere un numero 883.

In Italia però ben altro bolle in pentola: i numeri nomadici 55, destinati a servizi VoIP utilizzabili ovunque, anche fuori dal proprio distretto telefonico geografico. Sono stati varati nel 2006 da una delibera dell’Autorità Garante delle Comunicazioni e da allora sono restati in naftalina, tra tavoli tecnici presso la stessa Agcom e il Ministero delle Comunicazioni. Soddisfano la stessa esigenza ora esaudita, a livello internazionale, dall’883. Come spesso accade, l’Italia ha fatto da pioniere nella teoria, ma si è poi persa tra i rivoli dell’attuazione pratica. A dicembre, però, c’è stata una svolta: è partita la sperimentazione dei numeri 55. «Significa che ancora non funzionano, cioè non è possibile chiamarli. Si comincia a sperimentare in alcune città», spiega Guido Tripaldi, presidente del consorzio Voipex. «Tra alcuni mesi, se tutto va bene, potranno partire per gli utenti finali. È passato tanto tempo, prima della sperimentazione, perché gli operatori tradizionali non avevano interesse a sostenere il lancio dei numeri 55», aggiunge. In particolare, si sperimenta l’interconnessione dei numeri 55 con il resto della rete, passo necessario perché gli utenti possano comunicare con gli altri. «Per ora però l’interconnessione avviene attraverso sistemi tradizionali SS7 e non su IP», dice Tripaldi. Può sembrare un paradosso: una chiamata, per andare da un utente VoIP a un altro, deve passare così dalla vecchia rete.

Un’interconnessione su IP darebbe due vantaggi. Primo, permetterebbe di veicolare sui numeri 55 servizi multi-funzione: non solo voce, ma anche video, instant messaging, che è anche la promessa futura di Inum (per ora pure limitato alla voce). Secondo, l’interconnessione via IP è un tassello necessario, ma non sufficiente, per evitare che le comunicazioni VoIP siano gravate da costi artificiosi a monte, poi ribaltati sull’utente finale. Non è sufficiente perché, anche con l’interconnessione via IP, potrebbero arrivare regole che impongano tariffe per lo scambio del traffico tra gli operatori. Se tutto va bene, e se non arrivano costi artificiosi (che farebbero comodo solo agli operatori tradizionali), si potrebbe realizzare il sogno di (video) chiamate tutte su IP, tra utenti di servizi diversi, gratis o quasi.

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