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Parlamento o Fotocopiamento?

14 Novembre 2013

Parlamento o Fotocopiamento?

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Come spendere troppo facendo troppo poco. E per giunta male, quando sulla carta le soluzioni sono innumerevoli.

Scusate se inizio l’articolo in modo brusco, con una domanda a bruciapelo: ma secondo voi, quanto può spendere il Parlamento Italiano in spese di stampa e fotocopie per la propria attività? Ve lo dico io: 7,8 milioni di euro in un anno.

La notizia, per me traumatizzante, giunge da un articolo uscito qualche giorno fa sul sito de L’Espresso (a firma di Paolo Fantauzzi) che ha sollevato la questione in un’ottica di denuncia degli sprechi e spending review. Giustamente direi, dato che a un banale conto aritmetico risulta che spendiamo per ogni parlamentare circa 8.200 euro di servizi di copisteria, con buona pace del contribuente, ma anche delle foreste, dei boschi e degli ambientalisti.

Se applichiamo un normale costo-pagina, considerato che si tratta per lo più di stampa in bianco e nero e solo testuale, ci viene da pensare che difficilmente un essere umano possa davvero leggere tutte quelle pagine in un anno (a meno che il testo sia in corpo 30). L’autore dell’articolo segnala tra l’altro un aspetto fondamentale:

Bisogna ammettere che il lavoro parlamentare a volte rende inevitabile l’uso della carta, specie durante l’esame degli emendamenti e le votazioni. Ma è altrettanto vero che dossier e relazioni, impilate in voluminosi torri, giacciono spesso inutilizzati sui tavoli delle commissioni.

Quindi, se ho una minima idea di come funzionano i lavori parlamentari, le copie vengono stampate per tutti, tuttavia solo chi è davvero e direttamente interessato ad un disegno di legge o ad uno specifico documento si preoccupa di prenderne visione. Tutto il resto è carta mandata al macero. Basterebbe prevedere un servizio di condivisione dei documenti in cloud (su server interni e ben controllati) e la possibilità di stampa solo on demand. Ma forse è troppo avanti come cosa.

A me, ambientalista talebano e homo digitalis che collega la stampante al PC una volta ogni 15 giorni, notizie simili fanno davvero venire l’orticaria. E mi fa tornare alla mente la storia (vera, ahimè!) di quel docente universitario che impegnava a tempo pieno la segretaria di dipartimento come fosse una segretaria personale, con la mansione di stampare tutte le comunicazioni a lui destinate e soprattutto di copiare a computer tutti i suoi articoli, messaggi e documenti vari rigorosamente scritti a penna. Possiamo ancora permetterci situazioni del genere nel 2013?

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

 

L'autore

  • Simone Aliprandi
    Simone Aliprandi ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft.

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